PRESENTAZIONE

In questo sito viene presentata una nuova visione alternativa della realtà, “LA RETE DEGLI INCONSCI” dell’Ing. Riccardo Calantropio.

Da Gennaio 2011, l’Ing. Riccardo Calantropio è membro del prestigioso network QUANTUMBIONET, che annovera scienziati all’avanguardia, tra cui Stuart Hameroff:

http://www.quantumbionet.org/eng/index.php?pagina=244

Tra gli altri scienziati, il network QUANTUMBIONET, annovera anche il Prof. Paolo Manzelli, direttore del  LRE/Università di Firenze, che in un suo recentissimmo articolo, http://www.edscuola.it/archivio/lre/MECCANICISMO.pdf , tratta proprio della “Vita come rete di comunicazione biologica”.

Il Prof .Paolo Manzelli, inizia col dire:

La transizione tra la societa’ industriale ormai obsoleta, in quanto basata su riduttive concezioni meccaniche e la futura societa’ della conoscenza, trova il un nuovo fondamento concettuale sulla piena comprensione della “vita come rete di comunicazione biologica” .

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Nell’Ottobre 2010:
Un articolo di presentazione della nuova visione della realtà è stato recentemente pubblicato sul sito di Silvia Salese e Luca Bertolotti,
http://www.spaziomente.com/ , autori tra l’altro dei libri ONLINE di psicosomatica dell’Università di Torino, su cui baso le differenze tra la mia visone della realtà e le atri esistenti a livello scientifico internazionale:

http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/badjob/luca.pdf

http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/badjob/Salese.pdf

L’articolo è del 09/10/2010

http://www.spaziomente.wordpress.com/2010/10/09/la-rete-degli-inconsci-presentazione-di-una-teoria-di-riccardo-calantropio/

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Altri BLOG e siti di approfondimento riconducibili alla RETE DEGLI INCONSCI:

https://biointernet.wordpress.com/

http://inconsci.wordpress.com/

http://www.nuoveteorie.blogspot.com/

http://apiuvoci.wordpress.com/

http://www.nuoveteorie-calos.it/

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Contatti email e Indice dei Post

Contatti email: RiccardoCalantropio@alice.it

96100 Siracusa, Via A. da Messina, 38 – FAX: 0931-30960

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INDICE DEI POST DI QUESTO SITO:

1) PRESENTAZIONE

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/10/

2) Indice dei Post

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/9/

3) Introduzione alla nuova visione della realtà

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/8/

4) La rete degli inconsci. Prima parte

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/7/

5) La rete degli inconsci. Seconda parte.

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/6/

6) L’ETICA del nuovo sistema filosofico. Il Bene e il male.

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/5/

7) Un fondamentale articolo di micropsicoanalisi.

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/4/

8 ) RASSEGNA di POST da altri nostri BLOG

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/3/

9) CAMPI MORFICI o INTERNET DEGLI INCONSCI?

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/2/

10) I primi capitoli del LIBRO “L’UTOPIA DELLA VERITA’”

http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/hello-world/

 

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Introduzione alla nuova visione della realtà

Un NUOVO SISTEMA FILOSOFICO che ha lo scopo di superare la METAFISICA, l’OLISMO e il RIDUZIONISMO-MECCANICISMO.

LA METAFISICA (da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Metafisica).
Vediamo, prima, cos’è la metafisica.
La metafisica è quella parte della filosofia che si occupa degli enti secondo una prospettiva che aspira ad essere la più ampia e universale possibile (quindi anche a prescindere dal loro aspetto sensibile), a differenza della fisica e delle scienze particolari che generalmente[1] si occupano dei singoli aspetti della realtà empirica, secondo punti di vista e metodologie particolari.

Nel tentativo di andare oltre gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che ritiene essere eterno, stabile, necessario, assoluto, con l’intento di riuscire a cogliere le strutture fondamentali dell’essere.

I rapporti tra metafisica e ontologia sono molto stretti. Nel corso della storia del pensiero i filosofi hanno attribuito a tali discipline accezioni, caratteri e funzioni diversi: alcuni intendendo l’ontologia come parte della metafisica (concependo l’ontologia come una sorta di metafisica generale propedeutica alle altre discipline metafisiche), altri facendole sostanzialmente coincidere, negando alla metafisica, in quanto scienza del trascendente, ogni validità (limitando l’ontologia ad una metafisica descrittiva delle strutture del reale), altri ancora opponendo alla metafisica tradizionale una nuova ontologia in grado di rivelare le vere strutture dell’essere.

Sin dall’antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell’incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l’essere piuttosto che il nulla?».

All’ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell’esistenza di Dio, dell’immortalità dell’anima, dell’essere “in sé” (ciò che Kant chiama noumeno, in opposizione al fenomeno), la questione dell’origine e del senso del cosmo, nonché la questione della relazione fra l’(eventuale) Essere trascendente e l’ente materiale immanente (differenza ontologica).

L’OLISMO
Vediamo, quindi, cos’è l’olismo. (Da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Olismo)
L’Olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”) è una posizione filosofica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato “olistico”, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Ma anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria com’è un aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”.

La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950) uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed evoluzione”) del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto strutturale di un’ “evoluzione emergente”, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come «…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa».

L’olismo, esprimibile anche come non-riduzionismo, è a volte descritto come l’opposto del riduzionismo, nonostante i sostenitori del riduzionismo scientifico affermino che sia più giusto considerarlo l’opposto del riduzionismo sfrenato. Può anche essere considerato opposto all’atomismo, per quanto l’uno non escluda affatto l’altro. Gli atomi, infatti, come elementi-base del complesso, non escludono affatto che l’assemblato possegga prestazioni superiori alla somma delle proprietà degli assemblati. Ma quando l’assemblato non esista più in quanto tale sono gli assemblati a riprendere esistenza autonoma ed essere nuovamente disponibili per nuovi assemblaggi “emergenti”.

La dicotomia concettuale olismo/atomismo è pretestuosa e filosoficamente priva di fondamento, trattandosi semplicemente di “livelli differenti” di aggregazione della materia. Una materia che allo stato elementare (particelle fermioniche e bosoniche) ha certe proprietà che non sono più quelle dei “complessi” che le particelle elementari formano, dapprima a livello di atomi, poi di molecole, poi di macromolecole, e infine di “corpi complessi” e macroscopici come sono gli esseri viventi.

David Bohm profeta dell’olismo (http://it.wikipedia.org/wiki/David_Bohm)

Secondo la teoria di Bohm tutte le particelle sono in stato di entanglement, e quindi correlate le une alle altre, indipendentemente dallo spazio e dal tempo…

Il punto chiave della teoria è che se due particelle hanno interagito anche per pochissimo una sola volta risulteranno poi unite (si parla di entanglement) per sempre, nel senso che si comporteranno come una entità unica descritta dalla stessa funzione d’onda matematica.
Ecco quindi che se le due particelle sono separate anche da miliardi di chilometri, cambiando lo stato quantico di una con una misura, immediatamente, indipendentemente dal tempo e dallo spazio, anche l’altra particella si adeguerà di conseguenza per garantire la conservazione di certe quantità fisiche previste.
Ma poiché di fatto tutte le particelle dell’universo sono state insieme durante l’atto del Big Bang allora risulta che possono essere tutte in questo stato di correlazione, cioè entangled, per l’eternità (a parte alcuni fenomeni tecnici di decoerenza, cioè di allentamento dello stato di entanglement).
È quindi chiaro che la teoria di Bohm ben si presta come base per spiegare scientificamente fenomeni cosiddetti “paranormali” che riguardano ad esempio la sincronicità junghiana (che ha i requisiti di una azione a distanza).
Bohm apre quindi la strada ad una sorta di “olismo scientifico” perché veramente tutto pare unito in mutuo contatto tramite un “campo informativo”, indipendentemente dallo spazio e dal tempo.
Secondo Bohm nell’universo esiste un “ordine esplicito” che è quello che vediamo tutti i giorni nella scienza e un “ordine implicito” che è quello che invece sta nascosto.
La sua teoria è stata poi ripresa e ampliata dal neurofisiologo Karl Probram, all’Università di Stanford; in questa teoria la mente decifra e ricostruisce ologrammi della Realtà in un “olomovimento”.
Bohm si avvicinò molto all’insegnamento del mistico indiano già teosofo, Jiddu Krishnamurti di cui divenne amico e seguace.
La Teoria di Bohm è una valida alternativa a quella di Bohr ed è considerata con sempre maggiore interesse dai fisici.

L’OLISMO è la base scientifica per molte filosofie e religioni orientali (INDUISMO, TAOISMO, BUDDHIMO) e per alcune occidentali (NEW AGE, etc.)

L’ATTUALE PROGRESSO SCIENTIFICO.
Il progresso scientifico attuale, sia tramite le NEUROSCIENZE (http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroscienze) e la GENETICA, e sia tramite la fisica e la cosmopologia sta mettendo in crisi irreversibile sia la metafisica e sia l’olismo.
Sappiamo, ad esempio, che le mutazioni genetiche sono casuali, e che l’albero genealogico dell’uomo non è lineare, ma assomiglia a una rete (per cui nessun progetto lineare, ma legato ad incontri casuali tra i vari rami delle discendenza).
E sappiamo che singole zone del cervello hanno specifiche funzioni, e che una volta danneggiate, influiscono pesantemente sul carattere e sulla personalità, come altrettanto fanno droghe e psicofarmaci. Da qui nessun nocchiero spirituale di un singolo cervello e nessuna mente unica centralizzata.
Infine, come afferma, Stephen Hawking, l’evoluzione dal BIG BANG ad oggi, è stata una necessità, logica consequenziale, legata alla gravità e al fatto che l’universo è imperfetto. Nessun intervento di MODIFICA (DEUS EX MACHINE) in corso d’opera.

IL NUOVO SISTEMA FILOSOFICO.

Ed ecco nascere nel 1977, e pubblicato solo nel 2001, un nuovo sistema filosofico, che NON E’ IN CONTRASTO CON IL PROGRESSO SCIENTIFICO, e che ha una sua pseudo-metafisica, una sua pseudo-spiritualità e un suo pseudo-olismo. Ovvero i fenomeni ipotizzati che credevamo spirituali ed esoterici SONO REALI, ma sono stati travisati, da millenni, nel loro funzionamento. Questo sistema filosofico fa a meno di interventi macroscopici di DIO dal BIG BANG ad oggi, ma non esclude che Dio abbia creato le STRINGHE e le leggi fisiche antecedenti al BIG BANG, in modo tale che fosse certo, che prima o poi, in uno o più pianeti dell’universo, si fossero evoluti esseri biologici intelligenti e razionali, capaci di sviluppare anche una loro pseudo-spiritualità.

Una delle intuizioni dell’Ing. Riccardo Calantropio è stata quella di capire che i grandi pensatori del passato hanno cercato di indagare sulla realtà, mediante l’unico strumento a loro disposizione, il cervello umano, senza ben conoscerne le caratteristiche e i difetti congeniti. Ad esempio che si nasce CREDENTI, per questioni filogenetiche del DNA. Questo ha fatto si che si travisasse un mondo pseudo-telepatico che aveva creato l’umanità stessa con un mondo metafisico o olistico, ma in ogni caso spirituale (teorizzato esistente già dal BIG BANG, e più o meno in letargo per 13,7 miliardi di anni, in attesa della nascita dell’umanità).Un po’ forzata come idea di un mondo spirituale preesistente, anche perchè Hawking ci ha spiegato come si è evoluto l’universo dal BIG BANG; ma il supposto mondo spirituale come si è evoluto? …..o è stato creato pezzo per pezzo?
E’ ovvio, però, che in assenza di un altro sistema filosofico alternativo, come il nostro, tutti coloro che hanno avuto o creduto di aver avuto esperienze più o meno spirituali o paranormali, NON POTEVANO FARE A MENO DI CREDERCI, o per fede o per passione.
E, proprio per questo (ovvero per PASSIONI OSCURANTISTE), il nostro sistema filosofico avrà vita dura nell’essere accettato da tutti.

 

 

 

 

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La rete degli inconsci. Prima parte

LA RETE DEGLI INCONSCI.
UNA NUOVA INTERPRETAZIONE DELLA REALTA’ CHE SUPERA METAFISICA, RELATIVISMO ED OLISMO.
di Riccardo Calantropio.

NASCITA DEI CULTI e FENOMENOLOGIA DELLA RELIGIONE
Quando parliamo di “DIO” o di qualunque altre forma di entità soprannaturale, dobbiamo essere consapevoli che è una “nozione” non molto precisa e Gerardus van der Leeuw(http://it.wikipedia.org/wiki/Gerardus_van_der_Leeuw), nel suo libro Fenomenologia della religione (http://www.giornaledifilosofia.net/public/scheda_rec.php?id=50), ci sottolinea che l’esperienza religiosa vissuta si riferisce a qualche cosa DI DIVERSO, CHE SORPRENDE, che esce dall’ordinario.
La credenza più antica è generata da osservazioni empiriche; e per la maggior parte dell’evoluzione della religione primitiva, dobbiamo sostituire all’immagine di Dio (concepita solo negli ultimi millenni), la semplice NOZIONE del diverso, dell’eterogeneo, dello straordinario.
Il soprannaturale, in qualunque sua forma, è dotato di Potenza (o MANA), e non è di natura fisica, ma si rivela nella forza fisica o in tutte le forze e capacità possedute dall’uomo. Ad esempio, un cacciatore primitivo si allontana dal suo accampamento in cerca di selvaggina, e lungo la strada trova un sasso “colorato” molto bello; lo raccoglie e decide di portarlo a casa. Per pura casualità e coincidenze, da quel momento ha degli episodi molto fortunati sia a caccia, sia al ritorno a casa con la moglie e sia in altri vari episodi. Il cacciatore si convince allora che il sasso che ha raccolto ha un potere (un MANA) che le procura fortuna: COSI’ NASCONO I VARI POTERI SOPRANNATURALI CHE L’UOMO ATTRIBUISCE AGLI OGGETTI, ALLE MONTAGNE, LAGHI, ASTRI, etc.
Ad iniziare da 200.000 anni fa abbiamo i primi riscontri che l’uomo acquisisce la ragione e l’astrazione, con il culto dei morti, degli antenati e dell’arte (prime pitture rupestri).
In seguito nascono i poteri specializzati (ci si rende conto cioè che non tutte le potenze agiscono in tutti i campi, ma alcune agiscono solo in alcuni settori.
Tutte le religioni preistoriche e primitive, in ogni parte del mondo, nascono intorno alla figura dello SCIAMANO (http://it.wikipedia.org/wiki/Sciamanesimo). Lo sciamano, a differenza del sacerdote o del re, non deriva da un’istituzione, ma ha base empirica, possiede facoltà innate o trasmesse e ha un comportamento di carattere estatico. Quando entra in trance è ponte fra le energie spirituali e quelle terrene, un canale della volontà divina e delle forze della natura che mette a disposizione dell’umanità.
Nei millenni, poi nacque la convinzione che la potenza era capace di rimanere attaccata agli oggetti (ad esempio agli AMULETI) e ai corpi più diversi; per questo fu coniata la parola tedesca “Seelenstoff” (letteralmente: materia dell’anima). Ma anche i luoghi, specie quelli consacrati con dei riti, divenivano centri di particolare rilevanza. Successivamente, nel mondo ellenistico-cristiano l’idea di potenza ci si presenta come “nozione di pneuma” (come anima universale, forza motrice entro tutte le cose) e di hegemònikon (anima individuale umana). In conclusione, in qualsiasi religione o culto primitivo umano, l’attribuzione della potenza ad un oggetto, un astro o altro, è sempre STATO un fatto empirico e spesso casuale, ma UNA VOLTA ATTRIBUITA TALE POTENZA, sembra che più sì ci crede, e più persone ci credono e più tale potenza sembra divenire reale.

Nessuno, fino ai nostri giorni, aveva saputo formulare una teoria logica razionale che potesse spiegare questi fenomeni, e che non fosse in contrasto con l’attuale progresso scientifico; e per questo si sono spesso attribuiti a pura casualità e a fortunate coincidenze.

Per i Rosacroce (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Croce), una setta esoterica che si definisce erede dei Cavalieri Templari, dei Misteri Caldei e dell’antica magia egizia, LA VERITA’ è come un diamante dalle mille facce, di cui ognuno (filosofi, teologi e cultori di esoterismo) ha colto un aspetto; ma, anche, sotto questa visione, nessuno aveva ancora teorizzato un qualcosa di ancora ignoto che potesse proiettare, anche se travisate, tutte queste verità apparenti, così diverse tra loro.

All’inizio del terzo millennio è venuta alla luce una nuova visione della realtà, che oltre a dare risposte logiche e plausibili a millenari interrogativi dell’umanità, e a porsi come il centro del diamante ipotizzato dai Rosacroce, dà anche delle risposte logiche ed interessanti alle nostre precedenti domande. Inoltre, si pone sia come TERZA VIA tra una visione anche metafisica della realtà ed una visione solamente scientifica-razionale, e sia come TERZA VIA tra Freud e Jung.
E a detta di alcuni filosofi, che ne sono venuti a conoscenza, anche se a prima vista sembrerebbe un’IMPRESA TITANICA, si presenta come un nuovo sistema filosofico, inedito ed affascinante, e sotto certi aspetti travolgente, che supera ed incorpora (COME SINGOLI ASPETTI PARZIALI) tutti i sistemi filosofici (relativismo compreso), tutte le teologie e tutti i culti esoterici precedenti (e senza aver bisogno di servirsi della classica frase “mistero della fede” o del “lasciamo perdere”).

Avvertenza: Mentre la comunicazione tra inconsci può avvenire anche tra altri animali (uccelli in volo, banchi di pesci, insetti sociali, tra cane e padrone, etc.), nella rete degli inconsci umani SUBENTRANO dei sogni collettivi (dotati di autocoscienza e progettazione) che non possono avvenire tra animali, tra uomini ed animali, o tra esseri viventi e materia non vivente. Il fattore autocoscienza, razionalità ed astrazione, ha fatto si da farci focalizzare lo studio della rete degli inconsci umani per la spiegazione di “quasi” tutto l’esoterismo e il paranormale. Le interazioni tra inconsci umani ed altri animali, o inconsci umani e materia non biologica, in questa trattazione vengono solo accennati e non approfonditi. Questo non significa che nella nostra visone della realtà non siano reali; ma a nostro avviso, per quanto riguarda le interazioni tra mente e materia non biologica, queste sono più localizzate, in base alle nostre esperienze e alle esperienze di persone da noi direttamente conosciute, in fenomeni termodinamici, chimici, elettromagnetici e psicocinetici.

LA NUOVA VISIONE DELLA REALTA’ BASATA SULLA RETE DEGLI INCONSCI.
Lo sciamanesimo, in antropologia, indica l’insieme delle credenze ed il modo di vivere e di vedere il mondo, che si colloca intorno alla figura di un guaritore-saggio ed alla sua attività magico-religiosa.
Lo sciamanesimo comprende una vasta gamma di credenze e pratiche tradizionali, come la diagnosi e la cura delle malattie, e di tutti i possibili problemi della comunità e del singolo, mediante le supposte capacità dello sciamano di mettersi in contatto, specie in stato di trance, con gli spiriti e di utilizzare i loro poteri. Lo sciamanesimo è capace di adattarsi a diverse culture e religioni.
Riportiamo, quindi, un breve riassunto dell’evoluzione antropologica:
Il numero di “Science” del 2 ottobre 2009 è stato dedicato alla descrizione dell’Ardipithecus ramidus (http://it.wikipedia.org/wiki/Ardipithecus_ramidus), l’ominino riportato alla luce tra il 1992 e il 1995 da Tim White ad Aramis, in Etiopia, e datato a 4,4 milioni di anni fa, una forma né scimmia e né uomo. E’ un antenato di Lucy, l’australopiteco ( http://it.wikipedia.org/wiki/Australopithecus_afarensis) vissuto circa 3,5 milioni di anni fa; e discende dagli antichissimi ardipitechi, vissuti fra 7 e 4,4 milioni di anni fa. Anche se non è esattamente l’anello mancante, si ci avvicina moltissimo. Dagli australopitechi discende poi il genere homo.
(vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzione_umana).
Un milione di anni fa, una nuova specie denominata Homo Erectus (che aveva da poco soppiantato cugini più antichi come l’Homo Ergaster e l’Homo Habilis) aveva fatto la sua comparsa in Africa e in Asia e si era spinta successivamente anche in Europa e in Italia. Per migliaia di anni, deserti, ghiacciai e vasti mari interni avevano isolato i vari gruppi di ominidi.
Nell’ambiente gelido e inospitale dell’Europa settentrionale si era sviluppata una nuova specie ben adattata al freddo: l’Uomo di Neanderthal appunto. L’ Homo di Neanderthal è stato una delle specie umane di maggior successo in assoluto. Per 250.000 anni ha dominato l’Europa, un continente stretto dalla morsa delle ere glaciali e popolato da belve e animali selvatici.
Poi, 100.000 anni fa, l’arrivo, sempre dall’Africa, – di un’altra specie umana, ovvero l’ Homo Sapiens. La fenomenologia delle religioni risale almeno all’uomo di Neanderthal, con il culto dei morti e degli antenati, e si replica poi nell’homo sapiens, con lo sciamanesimo. Oggi, sappiamo, tramite studi sul DNA che gli europei hznno parte del DNA dell’Uomo di Neanderthal (per cui, molto probabilmente, i due rami si sono incrociati); viceversa gli uomini originari del sudafrica non hanno questi geni. (Oggi, però, altri scienziati contestano queste teorie).
Nei pressi di Baku, in Azerbaigian, nel sito di Qobustan (http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_statale_di_Qobustan), vi è un insediamento con numerose incisioni rupestri del periodo neolitico. Si possono ammirare più di 4000 iscrizioni che risalgono a oltre 12.000 anni fa e pitture rupestri che ritraggono uomini e donne dell’età della pietra impegnati nella caccia o in danze rituali. Si ritiene che le loro danze fossero accompagnate dalle melodie del Gaval-Dashy (la pietra tamburino), una roccia che emette un suono profondo e risonante quando viene sfregata. Segno che già a quel tempo esistevano religioni primitive post sciamanesimo.
Bisogna aspettare i Sumeri, con l’invenzione della scrittura per passare dalla preistoria alla storia. La Mesopotamia, nel periodo che va dalla fine dell’ultima età glaciale (c. 10000 a.C.) e l’inizio della storia,venne abitata da varie civiltà come quella Ubaid e quella Uruk. A partire dal 3500 a.C. la Mesopotamia venne abitata da fiorenti civiltà come i Sumeri, gli Accadi, i Babilonesi, gli Assiri, gli Ittiti, gli Hurriti e i Cassiti. I sumeri furono, tra i primi, a inventare la scrittura.

RELIGIONE SUMERA. (http://it.wikipedia.org/wiki/Sumeri e http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_sumera)

I Sumeri adoravano una triade principale, rappresentata da An, dio del cielo; da Enlil, dio dell’aria, o dell’alito del vento e delle grandi tempeste e da Enki, dio della terra o del sottosuolo. Vi erano, poi, la dea Inanna, dea dell’amore e della guerra, il dio Dumuzi, dio della pastorizia, il dio Ningirsu patrono della città di Lagash, la dea Nammu, dea generatrice, e altre divinità, circa seicento, suddivise fra dei minori ed oggetti sacri.
Secondo il credo Sumero, gli dei avrebbero creato gli umani dall’argilla, per usarli come servitori. Spesso gli dei esprimevano la loro ira e frustrazione nei terremoti: l’essenza della religione Sumera era sottolineare che tutta l’umanità stava alla mercé degli dei.
I Sumeri credevano che l’universo consistesse in un disco piatto racchiuso in una cupola. L’aldilà significava la discesa in un vile mondo inferiore, per passare l’eternità in una miserabile esistenza come un fantasma.
Fortunatamente, oggi conosciamo gli aborigeni australiani (http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/osservatorio/articoli/osserva40.html), vissuti per almeno 50.000 anni isolati dagli altri continenti, e che non hanno quindi subito l’evoluzione dei concetti religiosi degli altri popoli della terra. E’ infatti molto probabile che, essendo la religione sumera molto strutturata, questa discenda da tradizioni orali o archetipe inconscie risalenti ad almeno 12.000 (o più) anni prima dell’avvento della scrittura. Tale tradizione orale (e/o archetipa inconscia) ha poi interessato tutte le altre religioni della terra (Induismo, Buddismo, Taoismo, Magia Egiziana, Ebraismo, Mitologia greca (da cui discende anche la filosofia greca), etc.. L’Australia è l’unico lembo di terra oggi sul Pianeta, nel quale i reperti archeologici e soprattutto le opere d’arte, permettono di ricostruire 50.000 anni di storia di popoli cacciatori-raccoglitori dell’età della Pietra, e nel quale persistono ancora tradizioni orali che confortano tali ritrovamenti con testimonianze dirette dei loro contenuti concettuali. Ad esempio, questo popolo non ha il concetto di Dio e nemmeno quello della proprietà (sono loro che appartengono alla terra dove vivono, e non viceversa). Vedi http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/osservatorio/articoli/osserva40.html
Da quanto sopra esposto, è molto probabile che concetti come eternità, mondo dove vanno i fantasmi dei morti, spiriti, dei che puniscono o premiano gli uomini, creati come servi, etc. risalgono ad almeno 12000 anni fa; e queste sinapsi sono state ereditate da quasi tutta l’umanità ad eccezione degli aborigeni australiani e di pochissimi altri popoli. Sappiamo anche che la filosofia greca antica, nata nelle colonie mediterranee greche a partire dal VI secolo a.c. è stato il tentativo di razionalizzare i miti religiosi del tempo. Non deve, quindi, stupire che il concetto di un mondo parallelo di tipo metafisico (od olistico per le filosofie orientali) con cui interagiamo era già nelle sinapsi di veri geni come Socrate, Platone ed Aristotele.
Abbiamo parlato prima del fatto che lo Sciamano crede di poter “viaggiare” in stato di trance nel mondo degli spiriti e degli antenati (http://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_extracorporee), e di poter utilizzare i loro poteri.
Probabilmente tutte le travisazioni della realtà nascono da qui e nei millenni successivi generano la metafisica, la reincarnazione e le varie forme di spiritismo e magia.
Con chi parlavano o interagivano, in realtà gli SCIAMANI? Con un mondo metafisico spirituale che prima non esisteva (e a cosa sarebbe servito?) o con un’evoluzione delle interconnessioni inconsce (soggette ad altre leggi, ancora poco conosciute, come il NON LOCALISMO della meccanica quantistica o come le vibrazioni e l’eloettromagnetismo del DNA in particolari condizioni?

La nostra visione della realtà si basa sull’evoluzione darwinistica, a partire dai primi batteri di 4,5 miliardi di anni fa e sviluppatosi in singoli individui; quindi sullo sviluppo evolutivo del cervello umano dalla parte più antica comune ad australopitechi e scimmie antropomorfe, e col tempo accresciuta in volume e complessità nel corso di milioni di anni e ai recenti studi di Antonio Damasio (Proto-se, Coscienza nucleare, Coscienza estesa, http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Damasio.html). Si presuppone, altresì, l’esistenza della interconnessione telepatica di tutti gli inconsci umani, come già avviene in altre forme animali che si organizzano in comunità (in accordo con i recenti studi di psicosomatica), e che quando, circa 150.000-200.000 anni fa, l’uomo acquisisce la RAZIONALITA’ e l’ASTRAZIONE (come confermato dalle pitture rupestri dell’epoca), si avvalga di queste funzioni di NON LOCALISMO (o altre) per formare un’interconnessione telepatica di tutti gli inconsci umani in una rete (che ricorda l’inconscio collettivo di Jung o la recente MENTE UNICA del fisico statunitense Henry Margenau (http://www.spaziomente.com/Articoli/Il_mistero_della_comunicazione_inconscia.pdf), come in uno pseudo-organismo unitario che rinnova continuamente le sue cellule morte con delle nuove (inconsci che muoiono e nuovi inconsci che si aggiungono).
La differenza sostanziale con l’olismo è che OGNI SINGOLO INCONSCIO si possa connettere o meno (come avviene già nella nostra rete internet) e colloquiare a GRUPPI VARIABILI nel tempo e nel numero. In questo modo si ha un sistema LIBERO e CASUALE, e NON CENTRALIZZATO E DETERMINISTOCO, tale che possono coesistere gruppi indipendenti e contrapposti, e spesso in lotta tra di loro.
In parole più semplici, sulla terra, l’umanità, a un certo stadio evolutivo, si è interconnessa telepaticamente ed ha CREATO EX NOVO la sua PSEUDO-SPIRITUALITA’ e la SUA PSEUDO-METAFISICA, che in realtà ha gli stessi effetti pratici di quelle teorizzate. Molto probabilmente, in altri pianeti della nostra galassia (che ha circa 200 miliardi di sistemi solari) o in altri pianeti di altre galassie (ci sono cirac 100 miliardi di galassie) può succedere o è già successo qualcosa di simile. Esseri biologici ce si evolvono e creano la loro pseudo-spiritualità o la loro pseudo-metafisica. Questa visione è DECISAMENTE PIU’ REALISTICA, se diamo ragione a Stephen Hawking, nel suo ultimo libro. “DIO NON HA CREATO L’UNIVERSO”; ovvero già prima del BIG BANG non vi è stato nessun altro intervento DIVINO e l’universo si è formato dal BIG BANG, grazie alla gravità e al fatto di essere imperfetto.
Si ritiene, inoltre, anche se questa estensione della teoria è supplementare e non integrante rispetto a quella principale, che quando un essere umano stia per morire invii nella rete degli inconsci molte informazioni riguardanti la sua identità e la sua vita vissuta, (e probabilmente, ma non necessariamente per la validità delle nostre tesi anche il codice del DNA); quando si è in coma, ad esempio, spesso si vede un tunnel e la propria vita scorrere all’indietro). Queste informazioni sono poi conservate in stati profondi di altri inconsci, e da qui riprese, dando vita a travisazioni come la REINCARNAZIONE e in poter parlare con i morti e gli antenati (da parte di medium, sciamani, o mediante sogni e visioni). E’ come se si formasse, quindi, a partire probabilmente da 200000 anni fa, una memoria storica di tutta l’umanità. In altre parole, l’umanità è considerata come tendente ad una specie di comunità inconscia che ricorda gli insetti collettivi (termiti, api, formiche e vespe), e per questo l’egoismo genetico, di cui parla Richard Dawkins è controbilanciato dall’altruismo, dall’agire solidale con chi ha bisogno, in quanto ogni uomo appartiene alla stessa rete telepatica di interconnessione, e ogni inconscio è influenzato dagli altri inconsci, nel male e nel bene. Riprenderemo in seguito questo concetto sul male e sul bene, che potrebbero essere addirittura spinte di evoluzione genetiche corrispondenti all’egoismo e all’altruismo genetico. Aggiungiamo, invece, che, quando una persona è in vita, il suo DNA si evolve in continuazione e le sue esperienze e i suoi ricordi altrettanto; viceversa, quando si muore e queste informazioni entrano nella rete degli inconsci, le informazioni diventano IMMUTABILI, quasi immortali (almeno fino a quando esisterà l’umanità). Come a dire che il concetto di eternità e di esistenza dopo la morte non erano poi così irreali, ma avevano qualcosa di similare nella rete degli inconsci.
Dal momento che tutto viaggia nella rete degli inconsci, nel caso specifico di oggetti o amuleti, il fatto che casualmente ci si convince che un oggetto porti fortuna o sfortuna, l’inconscio stesso attribuisce all’oggetto tali poteri, che sono riconosciuti dagli altri inconsci inconsapevolmente; e più ci si convince, e più tali poteri talismanici si accrescono (rimanendo attaccati, come delle “impronte digitali” agli oggetti stessi, per fenomeni di interazione mente-materia). Lo stesso avviene in astrologia: se ad esempio si vedeva che i nati sotto un certo pianeta, presentavano delle caratteristiche, queste credenze, facevano sì che i nuovi nati sotto gli stessi astri assumessero per autoconvinzione inconscia quelle determinate caratteristiche, e nel corso di decine di millenni, divenivano automatiche. Essendo, però, l’inconscio influenzato da molti altri fattori, i fattori astrologici sono solo una tendenza di base, che può essere modificata sia dal libero arbitrio, dal DNA, e da tanti altri fattori.
Per questo molto spesso i segni zodiacali, l’ascendente e la posizione degli altri pianeti danno in astrologia indicazioni molto realistiche. Non sono gli astri che avevano un potere autonomo: sono gli inconsci umani che nel corso di decine di millenni glielo hanno attribuito, ma l’effetto pratico, ora, è identico, ed anche l’astrologia cinese, sebbene a noi sconosciuta, presenta delle costanti che non si possono trascurare.
Non è escluso, inoltre, che è proprio l’interconnessione telepatica che fa scoprire all’uomo, circa 200.000 anni fa, la sua parte “pseudo-spirituale”, la percezione di un mondo telepatico (che alcuni filosofi travisano per metafisico), di cui si sentono nell’unità e nella diversità personale di far parte: nasce quindi il culto dei morti, gli archetipi dei saggi antenati che interagiscono nel loro subcosciente, il senso del loro “io” più profondo, il senso del soprannaturale che ha il potere di influire nella loro realtà, la percezione di non essere soli (che c’è qualcuno che li ascolta e cui si possono rivolgere), la fede nei vari culti e successivamente nelle varie religioni più evolute.
 
 
 
 

 

In questa visione, la MENTE UMANA è considerata, in accordo con Eric Kandel, nobel per la medicina e le neuroscienze del 2000 (http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/neuroscienze/articoli/neuro5.htm), come il prodotto dell’insieme delle funzioni elettrobiologiche o di natura ancora sconosciuta che avvengono nei neuroni, al loro interno e lungo le sinapsi di collegamento. Oggi ancora non sappiamo come funziona esattamente la COSCIENZA; ma non certamente come un computer, che si serve di algoritmi di calcolo, dal momento che ha in più UN INTUITO MATEMATICO-SCIENTIFICO, che nessuna legge fisica, ancora conosciuta, può spiegare .

Riportiamo a titolo informativo, ma che non influisce sulla validità della nostra nuova visione della realtà, anche il pensiero di Roger Penrose (http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Penrose):
“Roger Penrose, rifacendosi ad alcune ricerche di S. Hameroff (membro, come l’ing. Calantropio, del NETWOK QUANTUMBIONET: http://www.quantumbionet.org/eng/index.php?pagina=89) e del neurofisiologo B. Libet, ipotizza che i processi cerebrali come la coscienza o la consapevolezza devono essere direttamente collegate al fenomeno fisico noto come “coerenza quantistica”, ovvero il fenomeno per cui i metalli portati a bassa temperatura manifestano il fenomeno della superconduttività dell’elettricità senza opporre resistenza.

Una situazione similare si verifica, secondo Penrose, a livello dei microtubuli (http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Penrose): l’evento cosciente nell’uomo, e cioè il passaggio dallo stato di pre-coscienza allo stato di coscienza, avviene al raggiungimento da parte dei microtubuli dello stato di massima “eccitazione coerente”. Come gli elettroni nella superconduttività (che muovendosi all’unisono permettono alla corrente di muoversi senza ostacoli), così la globalizzazione della coerenza tra i microtubuli cerebrali permette il verificarsi del processo cognitivo.
Penrose teorizza, quindi, dei fenomeni di una fisica gravitazionale quantistica ancora da scoprire, che potrebbero spiegare fenomeni come la coerenza quantistica e la non località. Sappiamo che se si cerca di far passare una particella-onda attraverso la fessura di uno schermo, questa inevitabilmente la attraverserà sotto forma di corpuscolo. Se le fessure sono due, la particella, nonostante sia ancora orientata verso la prima fessura, passerà attraverso tutti i e due i fori sotto forma di onda. Il fotone o l’elettrone, in altre parole, assumono un atteggiamento intelligente in rapporto alle condizioni poste dallo sperimentatore. Attraverso diversi esperimenti si giunge alla conclusione che la particella non solo conosce se entrambi i fori sono aperti, ma anche se noi la osserviamo e quindi è in grado di adeguare di conseguenza il suo comportamento.”

Abbiamo, in ogni caso, una certezza; ovvero che LA COSCIENZA NON E’ QUALCOSA DI METAFISICO, altrimenti IL SUO LIBERO ARBITRIO non dovrebbe essere influenzato dallo stato del corpo, da eventuali traumi fisici o malfunzionamenti del cervello, e non da eventuali droghe, psicofarmaci, produzioni alterate di ormoni o da STATI DI IPNOSI. Vale anche la pena fare una considerazione, presa dal PARADOSSO DELLA NAVE DI TESEO (http://apiuvoci.wordpress.com/2010/11/01/il-paradosso-della-nave-di-teseo/); ovvero se immaginiamo, partendo da due esseri umani, di trapiantare cellula dopo cellula, fino a quando una persona è stata scomposta e ricomposta del tutto, che fine fanno le anime durante il processo di trapianto? E alla fine del processo dove sta la prima e dove la seconda anima? La risposta più plausibile è che l’anima, come nocchiero del corpo, non ha senso; ma è il prodotto pseudo spirituale di un cervello nelle condizioni in cui si trova istante per istante.

La nuova visione della realtà, inoltre, in modo del tutto INNOVATIVO E RIVOLUZIONARIO, considera il funzionamento della MENTE UMANA come due unità coesistenti, ma non coerenti, dotate entrambe di consapevolezza (ovvero: l’inconscio è solo inconscio alla nostra coscienza, ma non a se stesso e agli altri inconsci, dal momento che nulla vieterebbe il contrario e che la consapevolezza è data dalla coerenza quantistica di moltissimi neuroni; per cui l’attivazione coerente di gruppi di neuroni porterebbe alla coscienza; mentre le attivazioni di altri gruppi, o di diverse distribuzioni, porterebbe all’attivazione della consapevolezza inconscia, come ad esempio nei sogni e in trance) come in un ambiente windows, in cui possono girare contemporaneamente programmi diversi; il che non esclude che possano girare anche, programmi inconsci in collegamento telepatico con altri cervelli, come accade nei GRID (le griglie computazionali http://it.wikipedia.org/wiki/Grid_computing) e in cui il controllo (o l’input iniziale) può provenire da un cervello di grande potenza ed influenza (un fenomeno simile potrebbe avvenire con l’inconscio del capo stormo di un gruppo di uccelli che compie volteggi nel cielo e che funge da regista) o viceversa nel caso dei pesci che fuggono da un predatore da un inconscio unificato senza un regista. Il che spiegherebbe fenomeni di massa e di allucinazioni collettive. In questa visione sarebbe stata la natura che avrebbe scelto la strada evolutiva di rendere alla nostra coscienza inconscia l’altra parte della mente, per evitare di sopportare troppi input difficilmente gestibili (in similitudine alla teoria dei limitatori biologici, descritti da Margenau nella sua MENTE UNICA).

Infine, fenomeni come la “psicocinesi” potrebbero avere una base fisica (ricordiamo i successi dei ricercatori del P.E.A.R. (Princeton Engeineering Anomalies Research http://www.princeton.edu/~pear/), anche se ancora non conosciamo le leggi fisiche che le possano spiegare (ma la sincronicità di Jung e del premio nobel Pauli potrebbe essere un’ipotesi da esplorare http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0); e anche la radioestesia (http://digilander.libero.it/rinnovamento/documenti/reli_25.html) e la rabdomanzia (http://it.wikipedia.org/wiki/Rabdomanzia) potrebbero essere una conseguenza delle radiazioni emanate da corpi biologici (Studi di Fritz-Albert Popp http://en.wikipedia.org/wiki/Fritz-Albert_Popp ; http://en.wikipedia.org/wiki/Biophoton).

In conclusione , questa nuova visione della realtà, NON RIDUZIONISTA, è la prima a considerare l’apparente spiritualità, non come preesistente all’umanità stessa, ma come un prodotto evolutivo della stessa. Come a dire che l’umanità ha creato un suo mondo metafisico parallelo con cui interagisce. Tutto l’opposto della metafisica platonica e dell’olismo.

Questa visione della realtà, inoltre, non è in contrasto con le tesi di Maturana e Varela (
http://www.itconsult.it/knowledge/white_papers/pdf/itc_WP_teoriaK_post_fordista_Cap3.pdf).

“Maturana ha evidenziato come l’accoppiamento strutturale dei sistemi umani avviene all’interno dei domini linguistici, intesi come l’insieme di tutti i comportamenti linguistici di un organismo. È attraverso questa elaborazione dell’accoppiamento strutturale che diviene possibile fare distinzioni e dar forma a vita agli oggetti. Dunque, le osservazioni compiute da un individuo (ogni organismo capace di fare distinzioni è un osservatore) non possono cogliere verità oggettive sul mondo, perché esse sono sempre soltanto interazioni fra la struttura dell’organismo osservatore e il suo medium.

Ciò che per Maturana e Varela diviene importante capire è che la percezione non è e non può mai essere oggettiva, quindi tutte le osservazioni hanno uguale validità, anche gli elefanti rosa che l’alcolista vede nelle sue allucinazioni. Ne consegue che, in quanto essere umani, abitiamo in un Multiverso più che in un universo. Cioè, ognuna delle molteplici distinzioni che creiamo nella nostra interazione strutturale con l’ambiente è assolutamente legittima e non in contraddizione con altre distinzioni tracciate dallo stesso o da un altro sistema vivente.
Gli studi di Maturana e Varela, a detta degli stessi autori, portano con sé un obbligo morale, ossia il ricordarsi sempre che la certezza di un’obiettività e di un’oggettività è una tentazione cui non bisogna indulgere e che quindi il mondo che ciascuno di noi vede non è il mondo ma solo un mondo con cui veniamo a contatto insieme ad altri:
[…] farsi veramente carico della struttura biologica e sociale dell’essere umano […] ammettere che il nostro punto di vista è il risultato di un accoppiamento strutturale in un dominio di esperienza valido tanto quanto quelli del nostro interlocutore, anche se il suo ci appare meno desiderabile. […] guardare l’altro come uno uguale a noi, in un atto che generalmente chiamiamo di amore. [H. Maturana e F. Varela, 1987, pagg. 203-204]”

ALTRE TEORIE ESISTENTI
(Vedi anche LA SCIENZA DEL DUBBIO: ulteriori scenari all’orizzonte di Luca Bertolotti, http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/badjob/luca.pdf e IL MOSAICO DEL TUTTO. I nuovi sentieri della scienza moderna di Silvia Salesi  http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/badjob/Salese.pdf – Edizioni PSYCHOMEDIA)

Vi sono due teorie degne di nota che potrebbero dare dei contributi per la spiegazione del nostro cervello. La prima di questa poggia su un meccanismo chiamato superposizione quantica e viene chiamata Orchestrated OBjective-Reduction di Stuart Hameroff e Roger Penrose. Sappiamo che ogni particella che noi consideriamo solida, per la meccanica quantistica, esiste in realtà in tante possibili locazioni tutte presenti nello stesso istante; ma se osservata, assume una sola delle posizioni possibili (come se collassasse per il fatto di essere osservata). Si ritiene quindi che qualcosa di simile possa avvenire nei neuroni, e più precisamente all’interno dei microtubuli celebrali (formazioni cilindriche costituiti da reticoli bidimensionali arrotolati di dimeri di tubulina). Se si somministra un anestetico a una persona, la perdita di coscienza si suppone sia dovuta al fatto che gli anestetici interagiscono con le “forze di interazione debole” ed interferiscono con i passaggi di elettroni all’interno dei microtubuli. Nello stato di coscienza, invece, i dimeri di tubulina manterrebbero una sovrapposizione quantica COERENTE fino al raggiungimento della soglia relativa alla forza di gravità, che ne provocherebbe il collasso. Questa COERENZA implicherebbe che le particelle subatomiche sono capaci di cooperare, sincronizzate in bande di campi magnetici comuni, e lo stesso avverrebbe per tutti i singoli eventi di collasso (momenti di coscienza) inizialmente sovrapposti nei dimeri dei nostri neuroni. Essi si troverebbero quindi ad agire come una particella unica, e nel nostro caso, come una COSCIENZA UNICA. Si è calcolato che ogni momento di esperienza conscia avverrebbe ogni circa 25 millisecondi. Secondo questa teoria, quindi, il processo cosciente non sarebbe mai frutto dell’attivazione di una sola area cerebrale, ma coinvolgerebbe tutto il cervello nel suo insieme.
Studi recenti di Antonio Damasio hanno dimostrato (come riportato da un articolo del corriere della sera on line del 3 Luglio 2007: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/07_Luglio/03/cervello_amorale.shtml) che i pazienti affetti da danno cerebrale all’area ventro-mediana della corteccia prefrontale effettuano senza dilemmi di sorta scelte morali che sarebbero per tutti noi assai lancinanti, in particolare decidono di dirottare un vagone impazzito su un diverso binario, salvando sei persone, ma uccidendo un innocente malcapitato che si trova per caso sul binario sbagliato. Questo dà sostegno all’idea che le emozioni giocano un ruolo nelle scelte morali. Specificamente, stabilisce che, quando viene compromesso il processo cerebrale che sostiene le emozioni legate a situazioni collettive, i giudizi che noi formuliamo sui dilemmi etici tendono ad essere più utilitaristi, più radicati in calcoli razionali, meno ispirati da considerazioni umanitarie. Per esempio trascuriamo l’inclinazione a non provocare ad altri danni ingiustificati. Questo risultato non suggerisce certo che tali giudizi a freddo siano anormali, ma solo che non collimano con quanto la maggioranza delle persone ordinarie tende ad approvare e a condividere. Benchè il termine non sia suo, questo lavoro rientra in un nuovo e ascendente settore chiamato neuro-etica.
In un altro articolo del corriere della sera on line del 22 Agosto 2007, si è fatto cenno alla ricerca pubblicata sulla rivista specializzata «Journal of Neuroscience, dove si riporta che “Il centro dell’autocontrollo è stato identificato in un’area della corteccia cerebrale sopra gli occhi. In pratica blocca un’azione quando abbiamo già maturato l’intenzione di compierla. La scoperta è importante per capire i disturbi del comportamento e alcune malattie psichiatriche dove saltano gli ingranaggi dell’autocontrollo, ma anche per capire le differenze caratteriali tra persone impulsive o posate nei comportamenti. L’area dell’autocontrollo, spiega Marcel Brass dell’Istituto tedesco Max Planck, si trova nella corteccia dorsale fronto-mediana. L’impulsività spesso fa fare mosse azzardate, dire cose sbagliate, ma un eccesso di autocontrollo porta a non agire. Agli estremi di queste sfumature caratteriali sorgono disturbi e deviazioni del comportamento. Per questo motivo nel cervello c’è un freno per tornare indietro quando l’intenzione di compiere un’azione si è già manifestata, ma l’azione stessa resta da compiere. I ricercatori hanno identificato questo freno spiando l’attività cerebrale di individui che dovevano premere pulsanti o decidere di fermare la propria mano un attimo prima di farlo. Confrontando l’attività del cervello in queste due situazioni gli scienziati hanno visto che solo quando viene messo in atto l’autocontrollo, ovvero quando l’azione viene fermata volontariamente dalla persona, si accende la corteccia dorsale fronto-mediana. La scoperta è importante perché mostra che nella decisione di non fare qualcosa che si era già programmato non sono implicati i centri che permettono l’azione, ma un centro distinto. «La capacità di bloccare un’azione quando questa è stata già preparata, ma successivamente riconsiderata – spiega Brass – è la distinzione tra comportamenti intelligenti e impulsivi ed è ciò che distingue noi umani dagli animali».

Riportiamo, ancora, un altro articolo del 27 Febbraio 2008, che tratta di uno studio dell’Università di Oxford:
L’amore per i figli nasce dalla testa
L’istinto di difesa si trova in una regione del cervello che guida i grandi a prendersi cura dei piccoli (http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_27/amore_per_i_figli_controllato_dal_cervello_bacae0ac-e551-11dc-8a6c-0003ba99c667.shtml)
LONDRA, (Regno Unito) – Sono tanti i motivi per cui papà e mamma si prendono cura della propria prole. Ci sono motivi romantici (figli dell’amore), motivi evoluzionisti (conservazione della specie), motivi di buon senso e motivi puramente organici. A questo proposito i neuro scienziati dell’Università di Oxford hanno scoperto la zona del cervello incaricata di questo tipico sentimento di cura genitoriale, giungendo a importanti conclusioni anche nella spiegazione dei cattivi comportamenti dei grandi.
LO STUDIO – La ricerca inglese, come riferisce l’agenzia di stampa Reuters, oltre a fornire una visione scientifica dell’amore parentale, è cruciale nello spiegare le crisi depressive post-parto e gli episodi in cui mamma e papà tradiscono questo istinto. Secondo Morten Kringelbach, neuro scienziato che ha collaborato alla realizzazione dello studio, «si tratta di una teoria che precede addirittura le teorie evoluzioniste di Darwin». In sostanza, se i genitori non prestano le cure necessarie ai piccoli sarebbe colpa di una scarsa attività di una zona del cervello chiamata corteccia media orbitofrontale, situata in prossimità di un’area deputata al riconoscimento facciale. Quest’area del cervello, come è stato osservato empiricamente, reagisce in maniera vistosa solo di fronte al viso dei bambini. E quando qualcosa si inceppa l’istinto di tenerezza può venire meno.
Desmond Morris, lo studioso che per primo ha applicato le teorie e le tecniche di osservazione dell’etologia all’uomo, aveva già spiegato moltissimo dell’amore per i figli, osservando come i neonati, per massimizzare le possibilità di sopravvivenza, possiedono naturalmente alcune caratteristiche fisiche che sembrano “studiate” per commuovere anche l’adulto più cinico, stimolando in maniera spontanea un istinto di protezione nei grandi. Le pupille dilatate, il modo di guardare, la forma della testa: tutto sembra congegnato da madre natura per suscitare la protezione. Ma la ricerca va molto oltre questa visione, e ne fa una questione di pura attività cerebrale: la velocità impressionante con cui il cervello reagisce alla vista di un viso infantile trasforma questa reazione in un istinto quasi irrefrenabile. E se tutto funziona, per l’equipe di Oxford, non basta il degrado culturale, sociale, economico, non basta l’egoismo e neppure la cattiveria (ammesso che esistano esseri umani naturalmente cattivi) a spiegare l’infanticidio o la negazione di cure ai nostri bambini. Emanuela Di Pasqua”
Questi due recenti studi contraddicono in parte la teoria di Penrose-Hameroff, che prevede una coerenza unica di tutto il cervello; mentre è più attendibile il fatto che come, rilevato da Crick e Koch, l’impulso cosciente di un pensiero parta da un neurone e si estende per coerenza a gruppi o ad aree di neuroni (Lo stesso fenomeno avverrebbe nella rete degli inconsci: un inconscio “scrittura” come un GRID informatico altri inconsci ad avere la stessa COERENZA QUANTISTICA).
La seconda teoria che gode di una certo interesse tra gli scienziati (ma anche di molte critiche) è quella del cervello olonomico di Karl Pribram. Questa visione ha molti punti in comune con molte tradizioni filosofiche-religiose orientali ed occidentali. David Bohm e Karl Pribram hanno introdotto il paradigma olografico basato sulla NON LOCALITA’, cioè per il fenomeno per cui parti lontane di uno stesso sistema quantico interagiscono tra di loro in modo ISTANTANEO. Un certo indizio di questa visione si era riscontrato nel fatto che i ricordi non erano localizzati nelle varie posizioni del cervello, o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, similmente agli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica. In questa visione il cervello sembra funzionare proprio come un ologramma; e spiegherebbe anche come riesca a contenere una grande quantità di ricordi, circa 280 miliardi di miliardi di porzioni di informazione, in un ambiente abbastanza limitato, come una piccola pellicola olografica. In controtendenza con le prime interpretazioni della fisica quantistica, Bohm superò l’idea secondo cui le particelle subatomiche non esisterono finché non sono osservate. Nel paradigma olografico l’osservatore coincide con l’osservato, anche se la mente non è comunemente in grado di comprenderlo. La coscienza non è altro che una forma più sottile di materia e la base dell’interconnessione fra coscienza e materia, superficialmente nascosta ai nostri occhi, risiede nell’ordine implicito della realtà. La realtà, in questo contesto, è un’illusione, nel senso che tutto ciò che esiste, noi inclusi, è un’unica sinfonia di infinite forme d’onda che si trasformano nel mondo concreto solo dopo essere entrate nei nostri sensi.
Prendendo spunto dal fatto che in diversi esperimenti in cui l’influenza dello sperimentatore sui soggetti sotto osservazione, siano essi animali o esseri umani, sembra che abbia provocato che i dati numerici ottenuti variavano nella stessa direzione delle predizioni mentali e delle aspettative degli sperimentatori (come ad esempio al noto fenomeno della profezia che si autoadempie), per cui si è constatato che le aspettative verso una persona possono dirigere le interazioni sociali che questa avrà, portandola a comportarsi in modo da realizzare una conferma comportamentale di tali aspettative. Si ipotizzerebbe, quindi, che la vera mente potrebbe essere un campo non materiale in grado di produrre mutamenti fisici nella propria realtà. Sulla base di questa visione è più corretto considerare il cervello come il substrato organico di un’entità energetica più sottile, chiamata appunto mente.
Il fisico statunitense Henry Margenau ipotizza così l’esistenza di un’unica grande mente collettiva che si manifesta individualmente tramite ogni essere umano, comprendendo una buona parte di caratteristiche comuni ed alcune peculiarità individuali. Egli denomina questa realtà con il semplice appellativo di Mente Universale, non trovando nessun termine più adeguato in grado di renderne l’idea, e ne delinea così le principali caratteristiche:
La sua conoscenza comprenderebbe non solo l’intero presente ma anche tutti gli eventi passati. Più o meno come il nostro pensiero può esplorare l’intero spazio e giungere a conoscerlo, così la Mente Universale può viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo a volontà. [Henry Margenau, 2001].

Se la natura della Mente Universale fosse non localizzata ed a temporale, la conseguente deduzione sarebbe che anche ciascuna singola mente che la compone possiederebbe tali caratteristiche, e ciò è perfettamente in linea con quanto la fisica quantistica ha svelato. Anche in ambito psicologico si potrebbe tracciare un parallelismo con l’Inconscio Collettivo individuato da Carl Gustav Jung; le sue stesse parole rivelano una visione della realtà umana sorprendentemente simile a quella del fisico Margenau:
“Margenau afferma che il senso della nostra universalità è indebolito dalle limitazioni fisiche del corpo, dalle costrizioni organiche del cervello. Eppure queste limitazioni non sembrerebbero assolute, ed è probabile che molte persone nell’intero corso della storia, come i mistici, siano riuscite a superarle. Margenau individua quindi tre principali ostacoli, o limitatori biologici, che si oppongono a tale ampliamento di consapevolezza con la precisa funzione di filtrare e ridimensionare, o meglio tridimensionare, la proiezione olografica della realtà:
1) La Fessura Tempo. Una delle più opprimenti limitazioni è la rigidità con cui viene percepito il tempo. L’essere umano è in grado di vedere solo una fetta piccolissima dell’intero panorama temporale; per questo motivo Margenau utilizza la metafora della fessura tempo.
2) Il Muro Personale. Un’altra influente limitazione che impedisce di comprendere la mente nella sua realtà universale e nonlocalistica è ciò che Margenau chiama il muro personale. Esso produce il senso prevalente e costante di isolamento individuale, creando un’identità e formando il proprio Ego.
Il Muro Stocastico. Un ultimo ostacolo che inibisce la diretta comprensione della Mente Universale e influenza in modo cruciale il carattere della condizione umana è il muro stocastico, che significa obiettivo o scopo. Questo esprime il fatto che nell’essere umano sono insite casualità e incertezze; nessuno vive la propria vita come se fosse fissa e determinata.”
Anche il paradigma olografico e la concezione della mente unica presentano delle incoerenze con gli studi soprarichiamati di Antonio Damasio e Marcel Brass sulla localizzazione di alcune funzioni decisionali del cervello. Inoltre il concetto di mente unica universale contraddice lo stesso Jung:
Per sostenere la teoria dell’inconscio collettivo, Jung utilizzò il metodo dei parallelismi culturali, dimostrando che ogni gruppo etnico, di fronte a eventi universali quali la nascita, la morte, l’amore e così via, risponde con modalità comportamentali ed espressive simili, come si può riscontrare dal confronto di diverse mitologie e sistemi religiosi, o di diverse creazioni artistiche, nonché dal confronto di questi con il materiale psichico emergente dai sogni, dalle fantasie e dai deliri dei malati di mente. […] Secondo Jung, l’inconscio collettivo ha la funzione di attivare delle risposte di adattamento che consentono alla specie umana di sopravvivere. [Aldo Carotenuto, 1991, pag. 205]
Da qui non un’organizzazione unica, che non discende dall’alto, ma un’organizzazione flessibile che parte dal basso e si aggrega in gruppi coerenti per razza, cultura, linguaggio, obiettivi, situazioni particolari; come negli esempi riportati da vari scienziati e studiosi per dimostrare la comunicazione inconscia: Una delle manifestazioni più significative è facilmente osservabile in uno stormo di uccelli che si inclina per la virata in un’azione simultanea, senza che nessuno si scontri con l’altro e mantenendo una distanza inalterata e identica tra tutti i membri. Uno dei più grandi naturalisti, Edward Selous, dopo trent’anni di studi sul comportamento degli stormi di uccelli, ha definitivamente dedotto che non è possibile trovare spiegazioni in termini di normale comunicazione sensoriale; solo facendo ricorso a un processo di condivisione delle informazioni collettiva e simultanea è possibile comprenderne il funzionamento.
Analogamente si comporta un banco di pesci che nuota in formazione ravvicinata; quando subisce un attacco da parte di un predatore si difende espandendosi a bomba in modo istantaneo ed ordinato. Ciascun pesce guizza via dal centro del banco ad altissima velocità in una direzione precisa e senza scontrarsi con altri individui. Tale comportamento non può dipendere da informazioni ricevute dal pesce vicino grazie ai sensi, perché il processo avviene così rapidamente da non permettere agli impulsi nervosi di viaggiare dall’occhio al cervello e dal cervello ai muscoli. Deve necessariamente esistere un’altra modalità di comunicazione sottile ed istantanea.
Per cui è chiaro che se gli stormi di uccelli sono invece tanti (ad esempio dieci) e ogni tanto si stacca un gruppo di uccelli da uno stormo e si aggrega ad un altro stormo, la teoria della mente unica perde consenso a favore della nostra teoria della rete di singoli inconsci (il capo stormo scrittura gli altri uccelli o il pesce che per primo avverte il pericolo scrittura gli inconsci degli altri; o viceversa alcuni singoli individui si mettono spontaneamente in sintonia con il capo stormo o con il pesce pilota del pericolo).
Come vedremo più avanti, queste due teorie appena descritte, sono poi ben lontane dallo spiegare tanti altri fenomeni esoterici e paranormali, come invece riesce a fare LA NUOVA VISIONE DELLA REALTA’ BASATA SULLA RETE DEI SINGOLI INCONSCI, che prevede una forma di autocoscienza anche del singolo inconscio.
Per finire, anche le reti di interconnessioni sinaptiche, che variano man mano che da bambini si diventa adulti, e che influenzano i vari tipi di intelligenza, contraddicono i due modelli alternativi precedenti, basati sull’olografia e sulla coerenza quantistica unitaria dell’intero cervello.
La nuova visione della realtà basata sulla rete degli inconsci, in pratica, è come se affermasse che quasi tutte le scoperte e le funzioni informatiche della nostra civiltà siano, in effetti, derivate da funzioni già esistenti a livello mentale ed inconscio (cervello elettronico, rete internet, programmi windows che girano in contemporanea, GRID computazionali, server, etc.), per cui non c’è bisogno di allontanarci troppo dall’informatica per arrivare a capire il funzionamento della mente e della rete di inconsci.

RIASSUMENDO:
1) La teoria condivide il NON LOCALISMO e la comunicazione inconscia.
2) Riguardo la COERENZA QUANTISTICA, l’accetta solo per gruppi di neuroni e per gruppi di inconsci (omogenei secondo certe caratteristiche o anche distribuiti nel modo più vario possibile), come se girassero più programmi in un ambiente windows.
3) Introduce l’esistenza di un’autocoscienza del singolo inconscio.
4) Condivide la visione di una rete internet di inconsci.
5) Introduce il trasferimento dei ricordi delle persone che stanno per morire in stadi profondi di altri inconsci (memoria storica).
6) Introduce i sogni o progetti collettivi, che spingono poi gli uomini a realizzarli (progetti che possono essere captati dai veggenti e profeti; ma con la possibilità di essere modificati dalle preghiere e dal libero arbitrio).
7) Condivide l’influenza inconscia, il funzionamento di RITI, amuleti e luoghi sacri.
8) Condivide la forza delle preghiere e delle intenzioni collettive.
9) Introduce la possibilità che le intenzioni e le preghiere possono essere reindirizzati (da santi e vertici di sette esoteriche).
10) Introduce nella rete degli inconsci il concetto di GRID.
11) Introduce nella rete degli inconsci la lotta tra il male e il bene.
12) Un medium, uno sciamano, un sensitivo è una persona che ha maggiori possibilità di ricevere informazioni dal proprio inconscio e viceversa. Tali facoltà sono ereditarie o iniziatiche e si possono aumentare con la pratica.

I SOGNI
Un indizio che il nostro inconscio ha una sua autocoscienza è dato dai sogni REM.
Leggiamo nell’enciclopedia WIKIPENDIA http://it.wikipedia.org/wiki/Sogno (che Il sogno è un fenomeno legato al sonno e in particolare alla fase REM del sonno, carattErizzato da un’esperienza sensoriale di immagini e suoni apparentemente reali. Lo studio e l’analisi dei sogni inducono a riconoscere un tipo di funzionamento mentale con leggi e meccanismi diversi dai processi di pensiero osservati dalla psicologia tradizionale. Freud nel ’900, spiegò questa modalità di funzionamento dell’apparato psichico descrivendo la psicologia dei processi onirici e suddivise il funzionamento dell’apparato psichico in due forme che chiamò processo primario e processo secondario. Secondo la teoria psicoanalitica classica, il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno di un desiderio inappagato della vita diurna; ma afferma anche che: “La memoria del sogno è molto più vasta della memoria dello stato vigile: il sogno porta ricordi dimenticati da colui che sogna, ricordi che nello stato di veglia gli erano inaccessibili. Il sogno fa un uso illimitato di simboli linguistici il cui significato è per lo più sconosciuto a colui che sogna. Noi però possiamo confermare il loro significato con la nostra esperienza – e infine – … il sogno porta in primo piano contenuti che non possono derivare né dalla vita matura, né dall’infanzia dimenticata di colui che sogna. Siamo costretti a considerarli come una parte dell’eredità arcaica che il bambino influenzato dall’esperienza degli avi porta con sé al mondo prima di ogni esperienza”.
Dopo Freud, molti analisti di varie correnti, si sono interessati al sogno, contributi originali sono stati portati da Fairbain 1952, per il quale il sogno sarebbe un fenomeno schizoide, da interpretare alla luce della teoria degli oggetti parziali della Klein, ponendo l’accento sull’aspetto simbiotico della personalità.
Bonime 1962, che propone una teoria del sogno basata sulla concezione che il sogno sia un autoinganno volto a preservare e a rafforzare un modello di vita, ponendo l’accento sull’aspetto comportamentale sociale della personalità.
Nelle civiltà dei Sumeri ed Ebraica (Vecchio Testamento) i sogni avevano, a volte, carattere profetico.
Oggi, però, anche molti psicoanalisti trovano discutibili alcuni punti delle teorie di Freud. Raramente, infatti, i sogni riguardano la soddisfazione dei desideri, come in parte originariamente teorizzato da Freud: essi possono aiutare a ricostruire alcuni processi intrapsichici più ampi, mettendo in luce aspetti endopsichici conflittuali o strutturali, e possono assumere un ruolo importante nella guida interiore del soggetto per la propria reintegrazione psichica.
E’ sicuramente non trascurabile il fatto che i Koori, gli aborigeni australiani, la cui cultura e spiritualità risale a quarantamila anni fa ed è rimasta immutata fini all’avvento dell’uomo bianco nel continente australiano, attribuiscono al “sogno” un ruolo centrale della loro vita. Per loro, la forza vitale creatrice è negli antenati, esseri in parte animali, in parte vegetali e in parte minerali che agiscono sulla natura e guidano gli uomini durante il sonno (molti suppongono che in passato avessero capacità telepatiche molto sviluppate, poi regredite negli ultimi millenni). E’ il “tempo del sogno” in cui la vita si rigenera, come se questo fosse un archetipo primitivo, antecedente ai nostri archetipi occidentali od orientali che sono arrivati fino a noi.
Per Carl Gustav Jung, “Il sogno è un’autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio espressa in forma simbolica” e inoltre “Il sogno non soltanto non obbedisce alla nostra volontà, ma si pone addirittura, e molto spesso, in stridente contrasto con le intenzioni della coscienza. Il contrasto però non è sempre così marcato: talvolta il sogno può anche staccarsi in misura assai tenue dall’atteggiamento o dalla tendenza della coscienza, apportando lievi modificazioni… il concetto di ‘compensazione’ riassume significativamente tutti i tipi di comportamento del sogno” (Jung opere vol. 8 – pg. 309).
Tutto questo sembra confermare che vi è una forma di autocoscienza INCONSCIA, che non coincide con la nostra coscienza da svegli; e che anzi manda a quest’ultima dei messaggi, o si fa da tramite, per inviare messaggi dalla RETE DEGLI INCONSCI. Ricordiamo, inoltre, che le profezie, per la teoria della rete degli inconsci, sono dei sogni o progetti collettivi, che poi scrittureranno uomini reali per realizzarli, e che vengono intercettati nella rete dai veggenti; ma anche questi sogni collettivi necessitano di un’autocoscienza individuale o diffusa secondo la coerenza quantistica.
In altre parole noi (e la nostra coscienza), nel sogno, siamo spettatori ed attori, ma non certo registi e sceneggiatori: la regia, la sceneggiatura e il soggetto del sogno appartengono ad altri (probabilmente al nostro inconscio dotato di autoconsapevolezza, o ad inconsci altrui che agiscono telepaticamente).
Un’ulteriore conferma di quanto affermato è data dal sonnambulismo e dalle personalità multiple di alcuni soggetti schizofrenici.
I sonnambuli si muovono come se fossero svegli, ma in realtà dormono. Possono anche guidare l’auto, ma meglio non svegliarli. L’aggressività è una delle reazioni legate alla paura della sorpresa. Non sanno quel che fanno e nemmeno ricordano nulla dopo, al mattino quando si svegliano.
L’inconscio che agisce prende il sopravvento sul conscio. E in accordo con le tesi di Maturana e Varela, l’inconscio riceve sia input tattili reali e sia input visivi di fantasia.
Inoltre, in psichiatria, è noto da tempo che esistono persone SCHIZOFRENICHE CON PERSONALITA’ MULTIPLE, ed ogni personalità ha una sua memoria indipendente, che viene ripresa ogni qualvolta quella personalità si manifesta.

UN PUNTO A FAVORE DELLA NOSTRA TEORIA
Nel confronto della nostra teoria con le due precedenti, sopraccitate è dato dalla teoria della falsicabilità di Popper.
Karl Raimund Popper (Vienna, 28 luglio 1902 – Londra, 17 settembre 1994) è stato un filosofo e epistemologo austriaco, britannico d’adozione ed è considerato uno dei più influenti filosofi della scienza del Novecento.
“Popper pone al centro dell’epistemologia la fondamentale asimmetria tra verificazione e falsificazione di una teoria scientifica: infatti, per quanto numerose possano essere, le osservazioni sperimentali a favore di una teoria non possono mai provarla definitivamente; ma basta un solo controesempio per confutarla. La falsificabilità è anche il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza: una teoria è scientifica se e solo se essa è falsificabile. Ciò condusse Popper ad attaccare le pretese di scientificità della psicoanalisi e del materialismo dialettico del marxismo, dal momento che queste teorie non potevano essere falsificate.
Noi, oggi, non pretendiamo che le nostre teorie abbiano già rigore scientifico assoluto; ma certamente visto che le due teorie precedenti hanno dei controesempi che le confutano, la nostra ha, certo, più attendibilità delle loro.”

Alla luce delle ultime acquisizioni scientifiche, è lecito porsi la domanda: la SPIRITUALITA’ ESISTE?

Diciamo che una forma di spiritualità potrebbe esistere; ma non in un mondo parallelo a parte (come teorizzato da Platone e compagni) con altre leggi fisiche diverse dalle nostre (o non soggetta ad alcuna legge fisica), ma esiste nella nostra stessa dimensione e soggetta alle stesse leggi fisiche (leggi fisiche però che in passato conoscevamo solo in parte, ed ora con la relatività e la meccanica quantistica ne sappiamo molto di più; ma ancora dobbiamo arrivare a conoscere la TEORIA DEL TUTTO, ovvero che metta insieme relatività e quantistica e non sappiamo ancora se vi sono altre leggi da scoprire).

“Penrose, infatti, si dichiara convinto che sia necessaria una nuova teoria fisica prima di compiere autentici progressi nella spiegazione dei fenomeni mentali come la comprensione o la coscienza: “Perché la fisica sia in grado di contenere qualcosa di così estraneo al presente quadro scientifico come il fenomeno della coscienza, ci dobbiamo attendere un mutamento profondo – che alteri le fondamenta stesse delle nostre opinioni filosofiche sulla natura della realtà”.
Secondo Penrose, il candidato più probabile per produrre il cambiamento auspicato sembrerebbe essere una teoria quantistica della gravità, ancora da scoprire, che potrebbe gettare nuova luce su fenomeni come la coerenza quantistica o la NON LOCALITA’. Detti fenomeni potrebbero essere implicati in comportamenti non computabili che interesserebbero i microtuboli, strutture interne dei neuroni, capaci di favorire le particolari condizioni richieste per il verificarsi di questo tipo di fenomeni.”
Alcuni scienziati russi avrebbero, invece, successivamente al 2004, individuato la NON LOCALITA’ in alcune proprietà del DNA (http://www.spaziomente.com/Articoli/Le_informazioni_invisibili_i_campi_morfici.pdf e http://www.disinformazione.it/parolaedna.htm), tali da costituire un internet biologico.
In ogni caso, sempre fenomeni soggetti a delle leggi fisiche, anche se ancora poco conosciute. Sotto questo aspetto non è escluso che vi possano essere delle entità pseudo-spirituali (e la nostra teoria non le esclude affatto). Ora mettiamoci nei panni di sciamani, mistici, profeti e veggenti del passato (e al limite, anche Carl Gustav Jung, che sconosceva l’informatica), all’oscuro di queste leggi: come avrebbero mai potuto interpretare nella giusta luce i fenomeni (sogni, fenomeni esoterici e paranormali e visioni di pseudo-spiriti) a cui assistevano. E’ logico che li ritenevano un qualcosa al di fuori dalle leggi fisiche (allora conosciute) o addirittura divine.

La teoria degli scienziati russi, spiega moltissimi fenomeni, ma rispetto alla NUOVA VISIONE DELLA RETE DEGLI INCONSCI, non riesce a spiegare fenomeni come la Pseudo-reincarnazione e le sedute spiritiche in cui si riescono ad ottenere informazioni da persone decedute (anche da molto tempo). Un’altra particolarità della teoria è che riesce ad essere PERFETTAMENTE COMPATIBILE con la lotta tra il BENE e il MALE a livello inconscio e anche con il Cristianesimo (non propriamente cattolico, riuscendo a spiegare la funzione dello Spirito Santo, come capace di influenzare gli inconsci umani, ma non ad influire come DIO sulla realtà fisica, come ipotizzato da molte religioni) e di riuscire a spiegare come può avvenire LA RISURREZIONE DEI MORTI in carne e pseudo-spirito, come promessa da CRISTO (cosa che nessun altro prima di Lui aveva mai osato profetizzare; e questo porrebbe CRISTO, oggi, su un piano superiore a qualunque altro uomo vissuto sulla terra).

LE ESPERIENZE DI PREMORTE.
Abbiamo detto che non è escluso che quando una persona è in coma e vede un tunnel e spesso la sua vita scorrere all’indietro, ed ha altre visioni mistiche, in quel momento il corpo prima di morire invia alla rete degli inconsci tutte le informazioni principali della sua vita che verranno registrate negli strati profondi di altri inconsci dei viventi (e non escluso anche la sua sequenza del DNA). Il fenomeno però avviene sempre a tutte le persone che stanno per morire, e non solo a quelle in coma. Da qui possono essere ripresi da medium, profeti, etc. dando origini a travisazioni come la reincarnazione e le sedute spiritiche in cui si parla con i morti.
Per cui si è formata da circa 200.000 anni una memoria storica di tutta l’umanità (una specie di inconscio collettivo telepatico). Se a questo aggiungiamo che viene anche registrata la sequenza del DNA, tra 500 anni, se riusciremo a decifrare questi codici, con la sequenza del DNA e i ricordi di ognuno, saremo in grado di fare la RISURREZIONE DEI MORTI (clonare un essere umano con la sequenza del DNA ed immettergli i ricordi personali: ottenendo l’identica persona e non un suo clone:). Se questo, teoricamente lo possiamo fare noi, figuriamoci Dio (E solo Cristo 2000 anni fa aveva profetizzato qualcosa di incredibile allora, e semplicissimo oggi). Ma c’è di più: non è escluso che con DNA e ricordi si formano nella rete degli inconsci le IDENTITA’ dei defunti (una specie di anime dei defunti), e da lì i santi come padre Pio, se pregati, continuano a fare miracoli. Anche lo Spirito Santo potrebbe essere, in questa visione, il corrispondente di Cristo, il cui dna e i cui ricordi sono entrati nella rete e da li dirige le forza del bene (ma solo come influenza delle volontà degli uomini contro le tentazioni del male). Quindi non una spiritualità classica, ma una spiritualità creata dall’uomo stesso, che rimarrà fino alla SECONDA VENUTA DI CRISTO per giudicare i vivi e i morti.

Quello che intendiamo dire è che con noi vi è lo Spirito Santo che agisce continuamente, che si preoccupa delle stimmate di padre Pio e dei miracoli (e non Dio in piena potenza che può tutto; e questo in accordo con la prima stesura del LIBRO DI GIOBBE http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/osservatorio/articoli/osserva16.htm). E questa nuova visione potrebbe segnare il trionfo del Cristianesimo sul materialismo e su tutte le altre religioni.

PRIMI FONDAMENTI DELLA TEORIA
Le basi scientifiche, ormai ampiamente accettate dalla comunità scientifica internazionale, su cui si fonda la nuova teoria, sono:

L’evoluzione darwiniana di ogni essere vivente esistente sulla terra, nel suo concetto di processo selettivo, e di nascita di nuove funzioni e potenzialità, per un migliore adattamento all’ambiente.
La struttura del DNA (a doppia elica) scoperta da Francis Crick nel 1953, e condivisa con James Watson, Maurice Wilkins e Rosalind Franklin.
Il quadro concettuale del premio Nobel (2000) Eric Kandel e i suoi studi sull’apprendimento del cervello, che si concretizzano in nuove sinapsi tra i neuroni.
Il NON LOCALISMO, ovvero le recenti acquisizioni delle leggi di MECCANICA QUANTISTICA, e gli ultimi esperimenti sul TELETRASPORTO PRATICO a velocità ISTANTANEA o le recenti scoperte sul DNA.

I resoconti delle sedute di Micropsicoanalisi sulla Telepatia e sulla interpretazione inconscia di “piece” (o progetti) di altri uomini (vedi l’articolo LA SITUAZIONE del Giugno 2001, Gruppo Editoriale, nel sito www.psicoanalisi.it : http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/editoriale/articoli/edi4.html).
Il fatto che tutte le rivelazioni “divine” (a parte quella di Gesù Cristo) sono sempre avvenute nel PRECONSCIO (o subcosciente).
Il fatto che né gli esorcisti e né le più alte sfere della CHIESA CATTOLICA, dopo il nuovo rituale presentato nel 2000, dopo milleduecento anni dal vecchio rituale ROMANO, sanno che certi RITI funzionano, ma non sanno spiegare perché altri nuovi riti non funzionano (http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=2564).
Il fatto che se profeti, veggenti, etc. possono in alcuni casi vedere il futuro, quello che vedono non può essere stato scritto da DIO, pena l’inutilità delle preghiere, e l’assurdità del LIBERO ARBITRIO, del peccato e della relativa punizione.
Il fatto che il nostro vecchio concetto di identità, legato al nostro corpo umano, deve essere rivisto alla luce dei soggetti con personalità multiple e del fatto che le nostre cellule biologiche sono continuamente rigenerate e sostituite (come nel paradosso della nave di Teseo).
Gli studi di Mauro Mancia, neurofiliologo e analista didatta della Società psicoanalitica italiana, che prefigurano una seconda memoria inconscia, e quindi due inconsci (o per la nostra teoria, almeno due); ovvero una memoria esplicita cui corrisponde l’inconscio finora esplorato (che può essere rimosso) e una memoria implicita cui corrisponde un secondo inconscio che non può essere rimosso, in quanto non può essere portato a livello della coscienza, e che conserva, in un altrove ancora pochissimo esplorato, tracce del vissuto e dell’agito.

Abbiamo detto che la TELEPATIA è un fenomeno probabilmente simile al teletrasporto, basato sulle leggi della MECCANICA QUANTISTICA (o il alternativa a proprietà del DNA); e che gli inconsci umani possono comunicare tra loro (a nostra insaputa), mediante la telepatia, come in una moderna rete internet.
E’ bene precisare a tal proposito che, al momento, non è importante sapere se la telepatia segua le stesse leggi del teletrasporto quantistico, o similari, quanto sapere che per le stesse leggi è possibile ricostruire (o clonare) delle sequenze informatiche da un luogo all’altro, in modo istantaneo, senza necessariamente invocare spiritualità o metafisica. Se ad esempio comparisse nel cielo un’astronave aliena, oggi, a nessuno verrebbe in mente che sia qualcosa di spirituale o metafisico, pur non conoscendo, nei dettagli, la sua effettiva tecnologia propulsiva.

EQUIVALENTE DI VIRUS E SPYWARE INFORMATICI

E’ noto che la chiesa cattolica, e tutti gli esorcisti sconsigliano la pratica dell’esoterismo e anche della semplice “cartomanzia” o della scrittura automatica”; ed hanno ragione a sconsigliarli, poiché in ogni caso, quando si allargano e si usano certi canali inconsci, non si riesce a controllare l’entrata a nostra insaputa di elementi inconsci indesiderati (paragonabili a virus informatici che ci contaminano) e il ritenere di essere esperti ed immuni da tali pericoli è semplicemente presuntuoso. I virus reali ed informatici sono soggetti a MUTAZIONI spontanee o volute, e per questo non sono sempre riconoscibili e non sempre si può essere immunizzati. Nella rete degli inconsci accadono fenomeni di contaminazioni molto similari.

LE CONSEGUENZE DI QUESTI PRESUPPOSTI SONO DEL TUTTO RIVOLUZIONARIE PER IL NOSTRO MODO DI PENSARE, tanto che occorre la formazione di nuove apposite sinapsi, per acquisire i nuovi concetti, che la nostra mente resiste ad accettare:
La rete di INCONSCI sostituisce nella realtà L’INCONSCIO COLLETTIVO DI NATURA METAFISICA (ipotizzato da Jung e da alcune antiche filosofie induiste) e la Mente Unica di recente teorizzazione; ma riesce meglio a spiegare moltissimi fenomeni ritenuti esoterici e paranormali:
1) Il futuro che vedono i profeti e i veggenti sono solo altro che delle intercettazioni più o meno casuali, da parte di persone “sensitive”, di trasmissioni telepatiche di progetti inconsci elaborati nella “rete” e che spingono gli uomini inconsapevoli a realizzarli; ma tali progetti umani possono sempre essere modificati con le “preghiere” e con i singoli “liberi arbitri”. Ad esempio nel terzo segreto di Fatima, è stato previsto l’attentato al papa polacco, che venutone a conoscenza, chiese ai fedeli di pregare per lui; e così le preghiere modificarono leggermente il progetto della rete degli inconsci, facendo starnutire un vicino dell’attentatore turco, nel momento in cui premeva il grilletto, e il colpo deviò di pochi centimetri, salvando il PAPA. (Se il futuro fosse stato scritto, invece, con caratteristiche “divine”, nemmeno le preghiere lo avrebbero potuto modificare).
2) Una persona “sensitiva” è una persona che per la struttura del suo cervello e per l’organizzazione dei suoi neuroni e sinapsi, ha maggiori possibilità di far comunicare la propria coscienza con il proprio inconscio, a sua volta collegato alla rete degli altri inconsci umani; e tramite questa rete, trasmettere ed acquisire varie informazioni. Il percorso standard della telepatia è il seguente: (Coscienza A) – (Inconscio A) – (Inconscio B) – (Coscienza B), con la precisazione che gli inconsci comunicano sempre, spesso a nostra insaputa ed indipendentemente dalla nostra volontà; ma le informazioni arrivano alle coscienze solo saltuariamente (spesso a Flash) e in special modo nelle cosiddette persone SENSITIVE.
3) Tutte le rivelazioni non sono di natura divina o illuminazioni dell’IO umano profondo, ma arrivano dalla Rete degli Inconsci, e sono poi elaborati dal nostro cervello, a secondo della nostra cultura e delle nostre credenze religiose.
4) I nostri inconsci, una volta che credono in qualcosa, attribuiscono ad essa un reale potere telepatico capace di influenzare le loro azioni umane (per questo i prodigi e i miracoli non sono esclusiva di una sola religione o pratica esoterica).
5) Gli integralismi nascono spesso per UN ERRORE CHE SI PERPETUA NEI SECOLI, ovvero dal fatto che se una persona è dotata di poteri, apparentemente speciali, ne debba conseguire che sicuramente è illuminato da Dio o divinità varie e quindi è anche detentore di verità. Niente di più falso e forviante: fare dei prodigi o avere delle facoltà latenti della mente non implica assolutamente “il sapere perché i propri poteri sono reali ed efficaci” (del resto ognuno ha una propria verità, sempre diversa dagli altri). Famosa fu l’espressione di padre Pio (veramente illuminato): “Io sono un mistero, soprattutto per me stesso”. E nemmeno il vangelo dei Cristiani è esente da questo GRAVE ERRORE, quando dice “questi fatti sono stati riportati perché voi crediate; ma Gesù ha fatto tanti altri miracoli”, come se fare miracoli fosse la prova indiscutibile che Egli era figlio di Dio.
6) Le informazioni provenienti dalla rete degli inconsci, e che arrivano alle persone “sensitive” spesso vengono travisate, a secondo della cultura e delle associazioni di idee con le informazioni già contenute nelle memorie (conscie ed inconscie) del singolo individuo. Ad esempio nel RAPIMENTO MORO, nella seduta spiritica a cui partecipò Romano Prodi, arrivò l’informazione “GRADOLI”, che fu interpretata, in base alle conoscenze dei presenti, come un paesino che si affacciava nel lago di Bolsena; ma esisteva invece una “via GRADOLI a Roma”; quindi l’informazione della rete degli inconsci era GIUSTA (o al massimo incompleta) e fu travisata, in buona fede, dal medium o dai presenti.
7) La reincarnazione è una travisazione di ricordi che arrivano all’inconscio dalla rete e fa sì che le persone abbiano la sensazione di essere già stati in determinati posti o di aver vissuto delle vite precedenti; non è escluso che buona parte dei ricordi di una persona deceduta vengano (come copia di back up) registrati nella memoria inconscia di un’unica persona vivente; e che questa creda, pertanto, che la sua anima si sia reincarnata (in uno stesso inconscio potrebbero essere così registrati ricordi di più vite passate appartenenti ad altri (non si esclude neppure che tali registrazioni avvengano tra parenti o/e individui della stessa comunità culturale (come il fenomeno del Buddismo).
8) Nelle sedute spiritiche ci si mette in contato non con i defunti, ma con gli inconsci che conservano i loro ricordi e che, con la loro autocoscienza, interpretano la parte stessa dei defunti. Da qui anche il fenomeno dello sciamanesimo.
9) La possessione diabolica, che ha bisogno dell’intervento di un rito di esorcismo, è data dalla possessione di persone “deboli” da parte di inconsci altrui che agiscono tramite l’inconscio della vittima. Nella lotta tra esorcista ed indemoniato vince alla fine chi ha più fede e convinzione e chi ha meno colpe. Per questo gli esorcismi funzionano in tutti i culti e religioni.
10) Le preghiere e le maledizioni, specie se collettive, hanno un potente influsso di influenzare gli inconsci altrui, facendo anche mutare i progetti collettivi inconsci preesistenti.
11) I riti hanno grandissima importanza perché sono delle codificazioni, note nella rete degli inconsci e che notoriamente funzionano (se si cambia rito, sorgono dei dubbi che diminuiscono la loro efficacia).
12) I luoghi sacri hanno la capacità di meglio sintonizzare gli inconsci e di creare delle atmosfere particolari di intendi.
13) L’effetto placebo, specie se anche il metodo è all’oscuro del placebo, funziona proprio per convinzione inconscia indotta.
14) Il potere dei santi (che in genere sono sciamani o medium) si accresce con la fede dei fedeli, agendo come GRID (o capo stormo di uccelli) e convogliando le intenzioni di moltissimi inconsci. Più un santo è creduto e pregato e più accresce il suo potere (come Padre Pio), i cui ricordi possono essere oggi registrati in un unico inconscio.
15) La possibilità che il fenomeno del NON LOCALISMO sia più generale e che comprenda sia il mondo biologico, e sia il non biologico (come dimostrerebbero gli esperimenti del Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR), in una serie di esami con un dispositivo chiamato generatore di eventi casuali o REG. Quindi, una sorta di comunicazione “telepatica” sia generale e sia delle varie specie, e che nell’uomo, 200000 anni fa, con l’acquisizione dell’astrazione (come dimostrano le pitture rupestri), sia stata messa a disposizione dell’inconscio (con una propria limitata coscienza) per trasmettere anche il proprio linguaggio e trasferire le informazioni principali della mente alla rete degli inconsci, prima della distruzione della sua rete neuronale, per formare la memoria storica collettiva e dare vita al fenomeno dello sciamanesimo, con la nascita del culto dei morti e degli antenati. Questa visione non modifica le basi della teoria pervenuta nel sogno.
16) Viene confermato che le trasmissioni avvengono nell’inconscio che riesce a sintonizzarsi con una o più menti contemporaneamente (come il pensiero seguito da Crick e Koch); anche se non si escludono i “campi morfogeni” del biologo inglese Rupert Sheldrake (che darebbero il medesimo effetto).
17) Gli studi dello scienziato tedesco Fritz-Albert POPP hanno messo in evidenza che ogni organismo vivente emetteva una debole radiazione luminosa e che il DNA con la sua forma a doppia elica allungata era un’efficace antenna per la ricetrasmissione di onde elettromagnetiche. Inoltre nelle persone sane la luce emessa (tra le tante armoniche delle radiazioni) seguiva determinate configurazioni, secondo ritmi biologici che si ripetevano in maniera uguale ad intervalli di giorni precisi; mentre negli ammalati di cancro la luce andava spegnendosi. Nel caso, invece, di persone con sclerosi multipla, avveniva l’opposto, assorbendo la luce ed impedendo alle cellule di svolgere il proprio lavoro. L’ipotesi di Popp è quindi quella che l’emissione di fotoni contengono il segreto della salute e dell’infermità. Questo potrebbe spiegare anche il perché pranoterapeuti possano guarire altre persone emanando le loro radiazioni; o il fenomeno dell’omeopatia e dell’agopuntura cinese. Inoltre spiegherebbe fenomeni come la radioestesia e la rabdomanzia (ovvero, l’inconscio di queste persone particolari percepirebbe una gamma più ampia di frequenze di radiazioni, che somatizzerebbe poi con il pendolino e il bastone da rabdomante). Stesso fenomeno per “rabdomanzie” di malefici (sofferenza per attacchi malefici inconsci) percepiti da esorcisti particolari come quello di Messina. Inoltre potrebbe spiegare il fenomeno per cui alcuni riescono a percepire le “auree” e i loro colori, più o meno positivi.
18) Una concetto fondamentale della nuova teoria, basata sulla trasmissioni telepatiche tra inconsci, per fenomeni evolutivi–darwinistici, caratterizzati da possibili necessità di comunicare telepaticamente, nei millenni precedenti, è che l’eventuale regressione evolutiva, negli ultimi secoli dei popoli civilizzati (specialmente in quelli occidentali), delle comunicazioni tra coscienza e inconscio dei singoli individui, non implica necessariamente la contemporanea e parallela regressione delle trasmissioni telepatiche inconsce, che potrebbero venire costantemente usate e sviluppate per fenomeni pseudo-spirituali come le preghiere e i riti delle varie fedi e culti esoterici, oltre ai vari progetti inconsci neutri, del bene e del male (e di cui gli uomini ne hanno sempre meno avvertenze, a parte le cosiddette persone “sensitive”). In altri termini la regressione delle comunicazioni tra coscienza ed inconscio è indipendente dall’eventuale regressione (o evoluzione) delle trasmissioni telepatiche tra inconsci. Queste ultime considerazioni rendono la teoria più attendibile nei confronti della realtà percepibile.
19) Nella rete degli inconsci si può ipotizzare l’esistenza, in senso telepatico-informatico, del MALE e del BENE (uno guidato dall’esaltazione degli istinti, delle passioni, dalla ribellione alle leggi, dalla tentazione latente dell’autodistruzione e dagli egoismi personali) e l’altro guidato dal perseguimento del bene comune di tutta l’umanità, anche a costo di sacrifici personali (e anche con estremi atti di generosità e d’altruismo). Tutto questo si può paragonare ad un termitaio o a un formicaio, in cui un gruppo di individui “impazziscono” e si fanno trasportare dagli egoismi personali e dalle proprie passioni; o a un organo in cui nasce un tumore maligno (fatto da cellule impazzite) che clona se stesso (in modo egoistico e distruttivo per l’organo di cui fa parte, e alla fine anche di se stesso).

20) In questa concezione nella rete degli inconsci viaggia di tutto, e spesso in modo caotico. Riflettiamo infatti su chi è il REGISTA di una comunità di insetti e su quante comunità di insetti vi sono. Riflettiamo anche quanti stormi di uccelli volano contemporaneamente, seguendo schemi diversi. E proiettiamo queste riflessioni nell’umanità. Possiamo ipotizzare:
– progetti del male localizzati (anche nelle varie religioni)
– progetti del male cumulativi
– progetti del bene comune localizzati
– progetti del bene comune cumulativi
– progetti neutri ed individuali
– preghiere individuali
– preghiere collettive
– maledizioni, imprecazioni, fatture, malocchio, invidia
– possessioni diaboliche e d esorcismi
Il tutto però (e questa è la parte che si distacca di più dalle precedenti teorie), in modo singolare ed indipendente che spesso fa scontrare tra di loro i vari progetti che si modificano a vicenda. Questo spiega perché il BENE non prevalga sempre sul MALE (al limite il Bene può essere guidato dallo SPIRITO SANTO dei cattolici “i ricordi di Cristo gestiti da un inconscio”, ma non ha potere assoluto sulla rete degli inconsci) e perché IL LIBERO ARBITRIO INDIVIDUALE ESISTE, MA NON SEMPRE E’ DETERMINANTE.
21) Dal punto di vista filosofico-religioso, le nostre teorie si distaccano sia dal MONOPOLIO del Grande Architetto (o DIO delle religioni monoteistiche) e sia dal DUOPOLIO del male e del bene, in una NUOVA VISIONE in cui concorrono, oltre ai progetti del male e del bene, anche progetti minori e/o temporanei che si intersecano e si influenzano vicendevolmente; e in cui le SINGOLE SCELTE INDIVIDUALI, DI UN GRUPPO, DI UN POPOLO, O DI TUTTA L’UMANITA’ possono avere un PESO a volte DECISIVO; quindi un invito a combattere, a resistere, a rialzarsi ogni volta che si cade, e a sospendere la DOMANDA di Giobbe su “di chi è la colpa delle nostre disgrazie”. In questa visione IL SINGOLO UOMO o l’UMANITA’ INTERA acquistano una grande potenzialità, che dà NUOVA FIDUCIA e SPERANZA, in contrapposizione a una visione passiva dominata dal DETERMINISMO o dal CASO. Una visione affascinante ed ottimistica della vita che acquista anche una sua ETICA nei rapporti interpersonali, e di amore verso i propri simili, non inferiore a quella cristiana o buddista.

IL MALE E IL BENE SONO TENDENZE EVOLUTIVE GENETICHE UMANE (Vedi su questo argomento il POST più aggiornato: http://freudjung.wordpress.com/2011/01/14/5/).

I rosacroce che si dichiarano eredi dell’antica magia egizia, dei misteri caldei e dei segreti dei templari, dicono, tra l’altro, che la VERITA’ è come un diamante dalle molte facce, di cui ognuno ha colto un aspetto. Nel seguito di questa breve analisi, cercheremo di utilizzare questo concetto per arrivare a nuove riflessioni, che scaturiscono anche dagli ultimi traguardi delle neuroscienze e della genetica, sconfessando, così, molti filosofi e teologi del passato.

Antonio Damasio, uno dei più grandi neuroscienziati viventi, nel suo libro Alla ricerca di Spinoza, estende l’indagine, che già aveva sviluppato nel suo libro precedente L’errore di Cartesio, studiando il contributo delle emozioni e dei sentimenti alla strutturazione del nostro sé. Per lui, le «emozioni» (per esempio il piacere, il dolore, il disgusto e la paura) sono risposte involontarie, e in qualche caso innate, che compaiono precocemente nella vita dell’organismo insieme agli appetiti. I «sentimenti», invece, sono mappe e immagini con le quali il cervello rappresenta le proprie risposte agli stimoli emozionali e sensoriali, esterni e interni. Tanto le emozioni quanto i sentimenti sono componenti inseparabili del nostro modo di accogliere la realtà, compreso il modo in cui pensiamo. Non potremmo sopravvivere senza le emozioni sociali che si sono evolute dentro di noi.
La visione di Damasio, oggi, è quasi una conferma di una parte del pensiero di Schopenhauer. Per quest’ultimo la coscienza è “destinata in origine al servizio della volontà e alla realizzazione dei suoi disegni”, ossia è al servizio dell’inconscio. E’ l’inconscio la causa vera del comportamento, mentre le motivazioni coscienti sono ridotte ad un ruolo subordinato, che mascherano le reali cause dell’agire, che non appartengono al piano della coscienza. Ad esempio, la sessualità, che per Schopenhauer è dettata dall’impulso di autorealizzazione della volontà, e, benché sia orientata verso la riproduzione della specie, tuttavia si ammanta di tutta una serie di motivi che tendono a nobilitarla e a spiritualizzarla. L’amore romantico è dunque una maschera, dietro la quale opera il freddo genio della specie. “Ogni innamoramento, per quanto etereo voglia apparire, affonda sempre le sue radici nell’istinto sessuale e l’uomo vede nella bellezza della donna il miglioramento della specie”.
Richard Dawkins, nella sua opera più nota, Il gene egoista, pur mantenendo un impianto complessivo evoluzionista, identifica nel gene, anziché nella specie, il soggetto principale della selezione naturale che conduce il processo evolutivo. Dawkins, infatti, afferma che: “L’unità fondamentale della selezione, e quindi dell’egoismo, non è né la specie né il gruppo e neppure, in senso stretto l’individuo, ma il gene, l’unità dell’ereditarietà.”, aggiungendo, inoltre, che studiosi e scienziati a lui precedenti hanno sbagliato tutto perché sono partiti dal presupposto che la cosa più importante dell’evoluzione fosse il bene della specie(o del gruppo) invece che il bene dell’individuo (o del gene).
A questa legge generale sembra opporsi l’evoluzione degli Insetti sociali (Termiti, vespe, api e formiche). Qui sembra che ci sia una “sfida” al concetto di selezione naturale, determinato dall’ambiente, per cui individui con caratteristiche diverse hanno un diverso successo riproduttivo. Gli insetti sociali mostrano una caratteristica che, a prima vista, sembra incompatibile con la visione di Dawkins. Infatti, le femmine delle api sono predisposte a “rinunciare” alla riproduzione se si sviluppano in celle normali e sono esposte al feromone della regina. Tale caratteristica ereditaria porta, nella stragrande maggioranza dei casi, ad un successo riproduttivo nullo. Sappiamo inoltre che gli insetti sociali discendono da specie solitarie, in cui ogni individuo sviluppa la capacità riproduttiva. Lo sviluppo di tali comportamenti sociali rispecchia un caso particolarmente eclatante di altruismo, ossia di comportamenti che riducono il successo riproduttivo di chi li mette in atto, a vantaggio di consanguinei. Molti naturalisti cercano di spiegare questa apparente contraddizione, facendo dei ragionamenti per cui la rinuncia a prolificare, per permettere ad uno stretto consanguineo di avere molti discendenti, è una “strategia” premiata dalla selezione naturale se la quantità di propri geni che un individuo trasmette “indirettamente” è maggiore di quella che trasmetterebbe riproducendosi da sé. Nel caso delle api, la regina che si riproduce è madre o sorella delle operaie che la aiutano, e produce molti più discendenti di quanti potrebbe produrne un’ape solitaria.
Sotto un certo aspetto, dobbiamo anche considerare che gli insetti sociali si comportano come tante cellule, facenti parte di un unico organo (la collettività) e il bene comune della comunità viene anteposto a quello dell’individuo. E a tal proposito, negli ultimi anni è venuto alla luce un meccanismo che potrebbe spiegare in un modo del tutto imprevisto l’origine delle diverse aggregazioni sociali di individui sperimentate dall’evoluzione biologica. Secondo Jean Claude Ameisen si tratta dalla possibilità di scatenare la morte prima del tempo nelle entità biologiche che si organizzano in società, che si tratti di colonie batteriche, o di insetti sociali o animali multicellulari. La tesi di Ameisen è che l’apoptosi o morte cellulare programmata, vale a dire la morte “prima del tempo”, sia la chiave per spiegare l’evoluzione e la storia individuale delle strutture multicellulari differenziate e complesse, come sono i corpi animali, nonché di alcune forme di organizzazione sociale di particolare successo, come le popolazioni di microrganismi o le società degli insetti. Mentre le cellule che muoiono per necrosi nel corso delle reazioni infiammatorie esplodono, nell’apoptosi la membrana cellulare non si rompe e si osserva una sorta di collasso e frammentazione direttamente all’interno della cellula. Da diversi decenni si sapeva che la morte delle cellule nel corso dello sviluppo serve a scolpire la forma del corpo, per esempio quando si devono separare le dita della mano. Nella seconda metà degli anni Ottanta si è quindi dimostrato che la morte cellulare viene utilizzata per selezionare le popolazioni di linfociti che sovrintendono al controllo del sé immunologico e per strutturare le reti nervose che incorporano il sé psichico. La scoperta che questa morte è programmata e controllata da geni e proteine particolari attraverso un meccanismo che sopprime l’azione di specifici esecutori del suicidio, normalmente presenti nelle cellule, ha portato alla conclusione che le cellule hanno bisogno di segnali dal contesto sociale in cui si trovano per non suicidarsi. Si è poi visto che l’acquisizione dell’incapacità di suicidarsi da parte delle cellule è uno dei passaggi cruciali nella progressione delle cellule tumorali verso la malignità fatale, ma anche dell’insorgenza delle malattie autoimmuno. Per contro, il suicidio cellulare attivato in modo sbagliato può causare il Parkinson o l’Alzheimer.
L’egoismo genetico sembra così avere la massima esaltazione nel TUMORE (o neoplasia), neoformazione di tessuto costituito da cellule atipiche modificate rispetto alle normali. La malattia tumorale si sviluppa per clonalità, per mancanza di differenziazione cellulare e svincolata dai meccanismi di regolazione che operano nell’organismo normale.
In molte religioni, tra cui il cristianesimo si predica la socialità, ovvero la carità verso il prossimo, che si traduce in aiuto verso chi ne ha bisogno, secondo le possibilità di ciascuno.
Riflettendo, quindi, su tutto quanto sopra esposto, e tentando di trovare una sintesi e un filo conduttore, ci viene da pensare che nel genere umano vi sia uno scontro genetico di due diversi tipi di evoluzione, una egoistico-individuale e l’altra sociale (come già realizzata negli insetti sociali) e questo scontro equivale alla lotta genetica del MALE e del BENE, ognuno dei quali influenza i nostri inconsci, provocando uno scontro dagli esiti aleatori (e che è stato ben rappresentato nell’apocalisse di San Giovanni). Il male è quindi l’egoismo della riproduzione dei propri geni individuali (che nel tumore o cancro, raggiunge la sua pienezza, contaminando le altre cellule e distruggendo l’organo di cui fanno parte); mentre il BENE è il bene della comunità umana, di cui il volontariato e le autentiche e disinteressate missioni religiose sono un esempio di altruismo (San Francesco, Madre Teresa di Calcutta, etc.). Altrimenti come spiegare geneticamente queste forme di indubbio altruismo? Sta a noi e alla nostra consapevolezza indirizzare l’evoluzione umana in senso sociale o strettamente egoistico (di cui il Nazismo è forse un esempio eclatante). Il comandamento di Cristo, già presente nel Levitico, in cui aveva il significato di “AGIRE CON CARITA’ VERSO IL PROSSIMO”, con l’educazione all’altruismo e all’evoluzione in senso sociale può tendere veramente a “far amare i propri simili”, senza nessuna implicazione metafisica, ma prettamente genetica, ma, e qui sta la vera INNOVAZIONE (o il vero messaggio evangelico), tutti gli uomini, in quanto facenti parte dell’unica specie umana (senza altre distinzioni di razza o di comunità, e che non esiste un “popolo eletto”).
Come a conferma di quanto sopra esposto, riportiamo un articolo pubblicato il 17 Dicembre 2007 su Repubblica, su una ricerca del Dipartimento di Psicologia della Hebrew University di Gerusalemme, secondo cui, la generosità avrebbe una matrice genetica. Il gene si chiama “AVPR1a”: in alcuni sarebbe più sviluppato rispetto ad altri, rendendo quindi i primi più altruisti dei secondi.
Ariel Knafo, a capo dell’equipe di ricerca, ha spiegato sulla rivista specializzata Genes, Brain and Behavior come le persone portatrici di una precisa variante del gene “della generosità” abbiano una maggiore predisposizione a donare i propri soldi agli altri. Il gene in questione è già noto come regolatore della produzione dell’ormone “arginina vasopressina” che agisce sulle cellule cerebrali e regola il meccanismo dei legami sociali. Dalle analisi condotte nei laboratori israeliani è emerso che in certi individui una parte specifica del gene, detta “promotore”, risultava più lunga: più lungo è il promotore, più attivo è il gene in questione.
Una scoperta sensazionale, a detta degli studiosi, perché si è sempre creduto che la generosità dipendesse dal contesto in cui si vive, dal benessere di cui si gode e da fattori culturali. “Questa è la prima prova di una relazione tra altruismo e Dna – ha detto Knafo al quotidiano britannico Daily Telegraph – ma ancora non sappiamo perché certe persone hanno il gene e altre no, né quante persone ce l’abbiano effettivamente”.
Secondo la ricerca, i ragazzi con il gene della generosità più sviluppato sarebbero anche quelli con solidi valori, pronti a battersi per la pace nel mondo, la giustizia sociale e la salvaguardia dell’ambiente.

Questa visione, infine, è perfettamente compatibile con LA TEORIA DELLA RETE DEGLI INCONSCI, dove, anzi, il BENE ed il MALE in quanto di origine genetica-inconscia trova il suo ambiente naturale e il campo di battaglia su cui scontrarsi, e soprattutto spiega il perché l’umanità è un’unica comunità, un unico organo formato da miliardi di singole cellule, e il bene e il male che facciamo influenza noi stessi e gli altri.

POSSIBILITA’ TERAPEUTICHE REALI
Le possibilità terapeutiche derivanti dalla reale conoscenza della RETE degli INCONSCI sono immense (e prendono il posto di quelle OLISTICHE, ampliandole maggiormente).
Ricordiamo solo a titolo esemplificativo, e non esaustivo, gli studi e le applicazioni terapeutiche dello SMIPI (società Medica Italiana di Psicoterapia ed Ipnosi), presieduto da Riccardo Arone di Bertolino, nel campo della psicoterapia ed ipnosi, ma anche in un ventaglio di applicazioni cliniche: psicostomatologia e pedodonzia, psicotostomatologia protesica, il burn-out negli anestetisti rianimatori, ipnosi informale in psicosi maniacale…(ed addirittura nel satanismo e demonologia, e per catturare gli ipnorapinatori).

VALORE FUTURO DELLA TEORIA
Riprendiamo un passo dell’architettura della mente umana di DENNET:
“L’organizzazione di una colonia di termiti è così meravigliosa che alcuni osservatori hanno pensato che ogni colonia deve avere un’anima (Marais, 1937). Noi ora comprendiamo che la sua organizzazione è semplicemente il risultato di un milione di piccoli agenti semi-indipendenti, ognuno un automa che svolge il suo lavoro. L’organizzazione di un sé umano è così meravigliosa che molti osservatori hanno pensato che anche ogni essere umano abbia un’anima: un benevolo Dittatore che governa dal Quartier Generale. Dennet ritiene quindi che, in effetti, è più semplice e realistico ipotizzare che ogni termite (o ogni cellula umana) abbia nel proprio DNA il progetto complessivo che tende a realizzare in concorso con le altre termiti (o con le altre cellule umane), in modo semi-autonomo.”
La nostra teoria, invece, come dell’esempio del volo sincronizzato degli uccelli, è più propensa a ritenere una comunicazione coerente degli inconsci dei singoli insetti; anche perché se durante la costruzione di un termitaio o di un formicaio, incontrano un ostacolo naturale imprevisto, adattano le loro costruzioni come farebbe un direttore dei lavori, modificando il progetto iniziale (dato dal DNA o da altri fattori).
Quindi, il progresso scientifico, e in special modo nel campo delle neuroscienze, tende sempre più ad accertare che il nostro corpo non è governato da un’anima e che la nostra IDENTITA’, è in continua evoluzione e generata sempre da nuove cellule biologiche, togliendo SPIRITUALITA’ e SACRALITA’ all’Uomo.
L’esistenza di una rete di inconsci collettiva, dotata di una sua memoria storica, e non legata a singoli uomini (come automi semi-indipendenti, che si rinnovano come le singole cellule umane), RIDA’ ALL’UMANITA’, NEL SUO COMPLESSO, QUELLA SACRALITA’, che l’innalza nettamente al di sopra di tutti gli altri animali, e non ESCLUDE necessariamente un PROGETTO DIVINO e/o UNA LOTTA TRA Il BENE E IL MALE (come ipotizzato, in altro modo, da varie religioni).
La teoria non vuole entrare nel merito dell’esistenza o meno di un mondo soprannaturale, ma vuole affermare che almeno nel 99% dei casi, ammesso che vi sia un mondo divino e spirituale, questo per interagire con gli uomini si serve sicuramente della rete degli inconsci.

APPROFONDIMENTI DELLA TEORIA
(Vengono qui riportati, in maniera non ordinata alcuni singoli approfondimenti).
Il Metodo sperimentale di Bacone e Cartesio.
In primo luogo dobbiamo cancellare dalla nostra mente l’unicità e l’infallibilità del metodo sperimentale di Bacone e Cartesio nella ricerca della verità. Già l’avvento della Meccanica Quantistica, ha sostituito, nella fisica, i termini “MAI” e “SEMPRE” con “RARAMENTE” e “SPESSO”, e nonostante che lo stesso Einstein abbia cercato di resistere a tale verità, coniando la frase “DIO NON GIOCA A DADI”, oggi sappiamo che aveva ragione Bohr, quando gli rispose “EINSTEN, NON DIRE A DIO QUELLO CHE DEVE FARE”. In altre parole se un fenomeno non siamo ancora in grado di riprodurlo sperimentalmente (per mancanza, temporanea, delle relative nozioni scientifiche) non è detto che non sia reale.

Il Quadro concettuale di Eric Kandel.
Eric Kandel, premio Nobel nel 2000 per la medicina e le neuroscienze, per i suoi studi sull’apprendimento neuronale del cervello, fatti prima sulla lumaca di mare Aplysia e successivamente sui topi (il cui cervello differisce da quello umano per meno del 3%), ha, a suo tempo, presentato alla comunità internazionale (che lo ha quasi universalmente accettato), il suo quadro concettuale in cinque punti, di cui qui di seguito si riporta il primo:
“Tutti i processi mentali, anche quelli psicologici più complessi, derivano da operazioni del cervello. Il principio centrale di questo punto di vista è che ciò che noi chiamiamo “mente” è una gamma di funzioni svolte dal cervello. Le azioni del cervello sono alla base non solo di comportamenti motori relativamente semplici, come il camminare e il mangiare, ma di tutte le azioni cognitive complesse, consce e inconsce, che noi associamo a un comportamento specificamente umano, come il pensare, il parlare, o creare opere d’arte. Di conseguenza, i disturbi del comportamento che caratterizzano la malattia psichiatrica sono disturbi delle funzioni cerebrali, anche quando loro cause sono chiaramente di origine ambientale.
Conoscenze parziali di come funzionano i geni hanno generato due malintesi: il primo è che i biologi siano convinti della rigida determinazione dell’azione genica; il secondo è che i geni abbiano la sola funzione di trasmettere l’informazione ereditaria da una generazione all’altra.
È necessario definire le due funzioni del gene. La prima è la funzione modello (trasmissione), che fornisce alle generazioni successive le copie di tutti i geni presenti nell’individuo. Il modello può essere alterato solo da mutazioni, rare e spesso casuali. Questa funzione è al di fuori di interferenze individuali o sociali. La seconda è la funzione trascrizionale che si riferisce alla capacità di un dato gene di dirigere la produzione di specifiche proteine in una data cellula. Questa funzione esercita un’attività di regolazione sensibile a fattori ambientali.
Dobbiamo tener presente quanto sopra quanto consideriamo che l’uomo in tre milioni di anni si è evoluto dagli australopitechi: ovvero noi siamo il risultato stratificato di centinaia di migliaia di generazioni, ognuna con le sue esperienze, i suoi traumi, i suoi apprendimenti, i suoi complessi (edipici e non), le sue credenze, i suoi archetipi (il tutto tramite le funzioni trascrizionali del DNA e delle mappe neuronali e sinaptiche che si sono modificate, evolute e tramandate).”

In altre parole, il “COGITO, ERGO SUM”, di cartesiana memoria, deve essere aggiornato con “Io sono quello che sono non, semplicemente, perché penso, ma perché mi ricordo di quello che ho pensato; e perché i miei antenati hanno pensato e creduto in certe cose, anziché in altre”.

Gli archetipi primordiali.
Dobbiamo svincolarci, seppure momentaneamente, da tutti gli archetipi che sono giunti fino a noi dalla preistoria (e gli studi di Kandel, soprarichiamati, ci confermano il modo ereditario in cui ci sono pervenuti) e soprattutto superare la concezione edipica di un Dio Totem, come associazione del padre-padrone dell’orda primordiale, teorizzata da Darwin e che Freud ha fatto propria: “All’inizio gli esseri umani vivevano in piccoli gruppi, sui quali dominava un uomo forte, violento e geloso che si appropriava di tutte le donne, con le quali giaceva e procreava, tenendole lontani dai propri figli e dagli altri giovani maschi, che sovente, quando minacciavano la sua dominanza, evirava”. Da qui la nascita del complesso di Edipo e della concezione di un Dio che ti premia o ti punisce in base ai tuoi peccati verso la legge del padre-padrone.
Tale concezione, nel libro di Giobbe, viene, in modo illuminante, superata, per la prima volta, con la presa di coscienza di un Principio Creatore, che indipendentemente da ogni desiderio umano, nella sua infinita potenza di creazione e distruzione, ingenera il sole, gli astri, il male, il bene, e la tentazione latente dell’autodistruzione. Tale presa di coscienza non dà all’uomo le risposte cercate; ma ha il potere di sospendere la domanda della ricerca del “senso” delle cose.

La micropsicoanalisi e la psicoanalisi archetipa. (Vedi:
http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/editoriale/articoli/edi4.html)

“La micropsicoanalisi considera la telepatia un fenomeno opinabile; ma per spiegare alcuni fenomeni che apparirebbero, senza di essa, assolutamente irreali, estende la sua teoria sul carattere dei traumi, considerati accumuli di energia in un equilibrio dinamico-oscillatorio tra azione e reazione, nel mantenimento per ripetizione di forme e strutture, anche alla continuità nel vuoto (inteso, in questo caso, come spazio tra gli inconsci di più individui, in realtà molto distanti tra loro). In un articolo di psicoanalisi del Giugno 2001, viene riportato che, quando un soggetto da psicanalizzare ha avuto un trauma infantile ed ha rimosso tutta una serie di ricordi, si utilizzano dei supporti tecnici (studio delle fotografie e delle planimetrie della casa dell’infanzia, approfondimento storico e genealogico, e visita diretta dei luoghi). Spesso, il paziente, nelle sedute successive alla visita di questi luoghi d’infanzia o dei luoghi dove abitavano i suoi antenati, parla di fatti inspiegabili. Questi, sovente, vertono nello stupore che qualche parente, ad esempio il padre, completamente all’oscuro di tali procedure, spontaneamente inizia a parlare di fatti avvenuti in quella o quelle case. La cosa più interessante, per la nostra teoria, è che in quei giorni si facciano sentire e vedere dal soggetto psicanalizzato (mediante visite, telefonate ed altri mezzi di comunicazione) persone che in epoche diverse avevano avuto relazione con i luoghi visitati. Gli analisti affermano che, anche se sembra irreale, il fenomeno porta a pensare che la raccolta dei dati rappresentazionali-affettivi, che avviene durante la visita, metta in moto processi energetici che tendono a far entrare ed interagire inconsciamente altri soggetti che hanno avuto rapporti con quanto riesumato dall’inconscio del paziente, come se fossero inconsciamente scritturati, in una “piece” teatrale, per partecipare alla vicenda esistenziale del soggetto stesso. Aggiungono, quindi, che tutto questo discorso può sembrare pura follia, se non si tiene conto della teorizzazione micropsicoanalitica, per ciò che concerne l’esprimibilità del binomio es-inconscio nella continuità del vuoto.”
In ogni caso, e qualunque sia la spiegazione di questi fenomeni, questa è una sperimentazione, assolutamente scientifica, che prova, oggettivamente, che gli inconsci umani, a volte, interagiscono tra di loro, spingendo gli uomini, a compiere azioni reali d’interazioni, senza che abbiano piena coscienza delle motivazioni. Un fatto di straordinaria importanza, cui non era stato dato il giusto peso rivelatore e soprattutto che le MOTIVAZIONI difficilmente si possono ascrivere a:
a) A VOLONTA COSCIENTE DELLE PERSONE COINVOLTE.
b) A MOTIVAZIONI DIVINE O MISTICHE.
c) A PREMONIZIONI (avvertimenti di pericoli personali o collettivi).
d) A PROFEZIE (visione del futuro).
e) A Fattori archetipi, spirituali o etici di alcun tipo.
SEMBRA CHE AVVENGANO, QUINDI, PER MECCANISMI PURAMENTE CONSEGUENZIALI, LEGATI AL LIMITE ALLA LIBERA FANTASIA INCONSCIA DEGLI INTERESSATI, E LA LORO SPIEGAZIONE SI PUO’ TROVARE SOLO NELLE NUOVE TEORIE e in nessun’altra filosofia, religione o culto esoterico.
La nostra teoria verte, dunque, sulla generalizzazione del fenomeno, ritenendo l’esistenza di tali trasmissioni inconscie anche senza le necessarie sedute di micropsicanalisi. Gli psicanalisti, inoltre, hanno riscontrato che tali fenomeni avvengono anche in assenza della visita dei luoghi, quando la micropsicanalisi sia abbastanza progredita.
“Lo stesso Freud, nella sua opera “L’uomo Mosè e la religione monoteista”, parla di tracce mnestiche filogenetiche ereditarie, e di voler tentare di gettare un ponte sull’abisso che separa la psicologia individuale da quella collettiva, trattando i popoli come singoli soggetti nevrotici. Inoltre, sembra anticipare la scoperta di un ipotetico DNA psichico, in gran parte comune a tutti gli esseri umani, che ci permette di postulare un’unica provenienza dell’essere umano, di un’espressività artistica e religiosa comune e di un linguaggio base pure comune. Con un’efficace frase, afferma che la sua teoria è di UNA TEMERARIETA’ INEVITABILE e che la spiegazione verrà più tardi.”
La psicanalisi moderna, oggi, afferma (e gli studi di Kandel lo confermano) che già nell’utero materno si forma l’inconscio del nascituro; e fin dal quel periodo, può essere soggetto a traumi psicologici che incideranno in tutta la sua vita futura.
La nostra teoria di una rete di cervelli, anche in questo caso, pur dando fondamentale importanza all’eredità genica, non nega la possibilità, che, in quel periodo, vi possono essere delle trasmissioni telepatiche tra l’inconscio della madre e l’inconscio appena formato del figlio, che riceve, così, anche, altri archetipi. Abbiamo, inoltre, un’indiretta conferma, dalle sedute di psicanalisi, che oggetti e luoghi possono fare da catalizzatore e da smistamento delle onde energetiche tra gli inconsci di vari cervelli, che inconsapevolmente sono portati ad interagire nelle azioni reali.
Carl Gustav Jung, psicologo svizzero, figlio di un pastore protestante, che si distaccò dalla teoria di Freud, durante l’infanzia sviluppò una notevole propensione al sogno e alla fantasia, che recuperò poi nei suoi studi, introdusse una dottrina dell’inconscio, inteso come sistema precosciente e legato costituzionalmente all’esperienza collettiva. Riteneva, inoltre, che nei sogni, che hanno carattere rivelativo e profetico, l’individuo manifesterebbe l’evoluzione della sua psiche, alimentata da tradizioni secolari inconscie che si rivelano nelle immagini collettive, ispiratrici dei miti, dell’arte e delle religioni di tutti i paesi e di tutti i tempi. Quella di JUNG, quindi, una visione della realtà con molte conseguenze in comune con la nostra, ma che non prevedeva la rete d’inconsci collegata in modo telepatico, sviluppatasi per processi evolutivi durati milioni di anni, ma un ipotetico inconscio collettivo non meglio identificato, più spirituale che materiale, probabilmente preesistente all’umanità stessa. Purtroppo, per la sua spiritualità, indispensabile per spiegare la sua teoria, fu accusato di misticismo, d’eclettismo e di scarsa scientificità. La spiritualità, nella nostra teoria, è, invece, superata e sostituita.

NESSUNO ANCORA SA PERCHE’ ALCUNI TIPI DI ESORCISMI FUNZIONANO ED ALTRI NO.
(http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=2564)

Un altro indizio pesante della nostra teoria si ricava dalla lettura di un articolo riguardante un’intervista a padre Amorth, uno dei più grandi esorcisti viventi, fatta nel giugno del 2001 (e facilmente reperibile su internet), dal titolo “IL FUMO DI SATANA NELLA CASA DEL SIGNORE”.
Dalla lettura dell’articolo si evince, chiaramente, che né gli esorcisti e né le più alte sfere della chiesa cattolica sanno “perché alcuni esorcismi funzionano (quelli del vecchio rituale romano di oltre 1200 anni) ed altri no (quelli introdotti nel 2000 per ottemperare ai dettami del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo).
Per le nostre teorie, la spiegazione è invece molto semplice:
“Dal momento che tutto passa attraverso gli inconsci umani, abituati da millenni a certi riti, l’introduzione di un nuovo rito crea dubbi sulla sua efficacia sia sull’inconscio dell’esorcista e sia sull’inconscio del posseduto; e i dubbi fanno perdere efficacia all’esorcismo”.

Alcune semplici riflessioni.
Quando le persone, che sono state in COMA o hanno avuto esperienze Nde (Near-Death-Experience: esperienze di vicinanza alla morte, per arresto cardiaco o altro) raccontano, nella quasi totalità dei casi, di aver visto se stessi nel letto d’ospedale, con intorno dottori, infermieri e familiari (e una recente indagine scientifica olandese, fatta su 344 casi, lo conferma, senza che vi sia ancora una spiegazione scientifica convincente; e i medici escludono, in ogni caso, che si tratta di allucinazioni); come si può escludere che il loro inconscio abbia ricevuto tali visioni dagli inconsci delle persone che gli stavano intorno e lo guardavano, e che, quando esce dal coma, la persona risvegliata ritenga propri questi ricordi?
Quando un medium in una seduta spiritica cade in trance e un defunto o un’Entità parla o si esprime mediante lui, anche a volte in una lingua straniera, arcaica e sconosciuta; come si può escludere che, invece, il contatto avviene con lo stato inconscio di un altro uomo nella cui psiche sono stati riversati tutte le informazioni e i sentimenti della persona o dell’entità evocata?
Quando un indemoniato è posseduto da uno spirito maligno che opera in lui; come si può escludere che il suo cervello non riceva gli impulsi da uno o più cervelli allo stato inconscio? E che quando viene, alla fine, esorcizzato, dopo una lotta tra l’esorcista e il cervello, (fonte della possessione) quest’ultimo ritiene, nella sua inconsapevolezza, di essere stato sconfitto e quindi abbandona la sua vittima?”
Aggiungiamo un recente episodio riportato dalla stampa:
Una donna uscita dal coma, dopo un grave incidente, raccontava di aver visto se stessa nel letto d’ospedale con attorno ai suoi familiari, gli infermieri e i dottori (come del resto succede a molte altre persone che escono dal coma) e di essere entrata poi in un tunnel di luci e di colori.
Il fenomeno si può facilmente spiegare se la donna, durante lo stato di coma, nel suo inconscio avesse ricevuto le trasmissioni telepatiche, in immagini, delle persone che la guardavano nella stanza d’ospedale; anzi la spiegazione è ancora più attendibile, pensando alla diversa visuale della donna a letto, che avrebbe dovuto vedere, invece, il lampadario, i piedi del letto e altre immagini, se tali visioni fossero derivate dai suoi sensi. Il tunnel di luce si può, invece, spiegare come un’immagine delle ultime trasmissioni telepatiche per arrivare ad altri inconsci, prima che la sua attività cerebrale cessasse del tutto.

 
L’AUTOCONSAPEVOLEZZA DELLA RETE DEGLI INCONSCI.
La rete degli inconsci funziona proprio come la rete internet, in cui dei SERVER si collegano a tanti singoli computer, aumentando le loro potenzialità. Inoltre ogni cervello-server con i suoi cervelli-computer collegati, acquista una forma di autocoscienza, in base alle informazioni culturali, filosofiche e scientifiche in suo possesso, derivanti da quelli dei singoli cervelli umani.
L’autoconsapevolezza, quindi, si accresce, nei secoli, sempre più, e a volte, una parte viene trasferita alla coscienza di un singolo uomo, sotto forma di ILLUMINAZIONE, tramite sogni, allucinazioni, etc. (vedi Tao, Buddha, Mosè, etc., …..Freud e Jung compresi). Questo spiega l’evoluzione di questa autocoscienza collettiva, che non è unitaria, ma anche settoriale, nelle varie filosofie, religioni, e culti esoterici.
Si suppone che l’illuminazione ricevuta dall’Ing. Riccardo Calantropio, nel 1977, e allargata da tanti suggerimenti inconsci successivi, sia tra le più aggiornate, e pertanto la più attualmente realistica.
Per contro, non si comprende come possa funzionare un teorico inconscio collettivo di tipo metafisico, che non ha alla base dei SERVER fisici. Chi ha costruito i SERVER metafisici, anche se ammettiamo l’olismo di Bohm e Pribam, dato dal fatto che all’inizio del BIG BANG tutte le particelle formavano un sistema unitario? …. E se fosse un inconscio collettivo unico, come si spiegherebbero le tante filosofie, culti esoterici e religioni?
 
 
 
 
 
 
 

 

La similitudine tra un il cervello umano e la rete degli inconsci da una parte e un computer e la rete internet dall’altra.

Nella visione del nostro sistema filosofico, il cervello umano e la successiva rete degli inconsci si sono evoluti lentamente, mediante nuove disposizioni sinaptiche. Quindi ogni singola variazione mentale ha una corrispondenza fisica nel cervello. Eric Kandel, mediante gli studi sulla lumaca di mare Aplysia, è stato il primo a dimostrarlo, tanto da ricevere il premio Nobel nel 2000. Il progresso scientifico delle neuroscienze sta facendo ormai passi da giganti ed è molto probabile che un domani riusciremo a spiegare come ogni singolo microfunzionamento del cervello concorra a generare ogni singolo comportamento conscio ed inconscio (riflessi condizionati compresi, come quelli di saper andare in bicicletta). Nulla di veramente spirituale e metafisico; ma con effetti pratici tali da essere sufficientemente pseudo-spiritual1 e pseudo-metafisic1 da soddisfare la nostra umanità.

CONTINUA NELLA SECONDA PARTE

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La rete degli inconsci. Seconda parte.

IPOTESI SULLA DATAZIONE DELLA MEMORIA UNIVERSALE TELEPATICA DEGLI INCONSCI UMANI.

Con i primi Homo Sapiens sapiens di Cro Magnon compare un elemento quanto mai significativo proprio quando si comincia a parlare del genere Homo, cioè l’intelligenza. L’intelligenza, infatti, diviene sia spinta che frutto di quell’evoluzione giunta fino a noi. E certamente si tratta di un’intelligenza diversa da quella degli altri animali, perchè entra in campo la capacità di astrazione.
Si tratta insomma di un’intelligenza molto versatile, che consente in un primo momento grandi capacità organizzative e viene utilizzata dal gruppo per organizzare la caccia, in un secondo momento si ripercuote sulla vita sociale che diviene via via più complessa. Nel tracciare l’evoluzione non è stata tralasciata l’indicazione del volume cerebrale, la cui crescita va di pari passo, anche se con alcune eccezioni, con lo sviluppo evolutivo e culturale. L’evoluzione, insomma, non si slega dall’intelligenza, intesa come capacità di elaborazione di informazioni e di trasmissione culturale capace di rendere il gruppo competitivo e interattivo nei confronti dell’ambiente. L’evoluzione, conquistato il bipedismo, procede a perfezionare il cervello e a mettere a punto un corpo che, ormai svincolato dal movimento quadrupede, può assumere posture diverse e soprattutto può avere arti meglio utilizzabili per la costruzione degli strumenti e per il loro trasporto. La costruzione e l’utilizzo degli strumenti sono stati sia causa che effetto dell’aumentata capacità intellettiva dell’uomo ed, infatti, le diverse fasi evolutive e i diversi momenti di crescita culturale sono segnati dalle industrie litiche. Da semplici strumenti ricavati scheggiando una pietra si giunge ad amigdale e choppers che meravigliano per la raffinatezza e l’accuratezza della lavorazione: sono le mani che lavorano meglio, è il cervello che le dirige meglio.
E questa intelligenza così utile per costruire strumenti, cucire vestiti, amministrare il fuoco e trasmettere ai discendenti le conoscenze scopre poi qualcosa di straordinario: scopre l’astrazione e riesce così a volgersi al di là della contingenza del modo fisico.
E l’uomo scopre l’arte, il gusto del bello, il pensiero del futuro, la coscienza della vita e della morte: esce dall’Eden del mondo naturale per arrivare a tentare di comprenderlo.
Ancora oggi, molti antropologi si interrogano su come sia potuta avvenire un’evoluzione così veloce e contemporanea in tutti i popoli della terra.
Ebbene, secondo la nostra teoria, è proprio in questo periodo che si perfeziona l’interconnessione tra gli inconsci, al fine di trasferire i back up della memoria in altri inconsci, prima che si arrivi alla morte definitiva, probabilmente iniziata già con l’uomo di NEANDERTHAL, nel momento in cui nasce il culto dei morti e l’importanza degli antenati; come se la loro identità, attraverso la rete degli inconsci si conservava in stadi remoti dei viventi ed interagiva, nel subcosciente e nell’inconscio, con la loro vita reale. E qui è come, se contemporaneamente, l’uomo percepisse, per la prima volta, una sua anima spirituale (o metafisica) che potesse colloquiare con altre anime o con un qualcosa di immenso ed unificante (la rete degli inconsci che abbracciava tutta l’umanità). Da qui l’uomo si innalza come essere pseudo-spirituale, acquistandone consapevolezza, al di sopra di tutti gli altri esseri viventi.

Il falso scontro tra civiltà occidentale ed islamica.
Se inquadriamo, infine, la ricerca di una terza via, nello scontro già in atto tra religione e tecnologia, descritto tempo fa dal professor Emanuele Severino, docente di filosofia teoretica dell’Università San Raffaele di Milano, e considerato l’unico filosofo che nel novecento si possa contrapporre a Heidegger, ci sorge, quasi, il dubbio che la nascita di questa nuova possibilità, all’inizio del terzo millennio, non sia casuale, ma sia una conseguenza diretta di tale scontro.
Il professor Severino afferma che, oggi, lo scontro tra civiltà non è come si vuol fare apparire, tra Occidente e Islam, che appartengono entrambe alla tradizione della cultura occidentale e del Vecchio Testamento, e si rifanno con San Tommaso d’Aquino e con Avicenna, al quale il primo si era ispirato, ambedue alla filosofia classica greca; ma il vero scontro è tra Islam, Cristianesimo ed Ebraismo, da una parte e la filosofia del nostro tempo che autorizza la tecnica a dominare il mondo, dall’altra. La filosofia contemporanea garantisce la mancanza di limiti (afferma la mancanza di una verità assoluta e la relatività di ogni valore etico, compreso il bene ed il male). Contemporaneamente il processo della tecnica è illimitato, e per questo, secondo il professor Severino, è destinata a dominarci. Partendo da quello che ora chiamiamo “nichilismo”, ovvero dal pensare che qualcosa possa essere stato e possa tornare ad essere nulla, la filosofia antica, introducendo la metafisica, con il suo “diventare”, ci salvava dalla paura e dall’angosciato terrore. La filosofia del nostro tempo pensa, invece, che tutto vada nel nulla e che non ci sia salvezza, se non quella di differire all’infinito l’annientamento e la morte con la tecnica (clonazione, ricerca ed ingegneria genetica) e si pone come il superamento naturale della metafisica.
Tra queste due concezioni opposte ed inconciliabili, il cui scontro finale appare sempre più imminente, inevitabile e catastrofico, la nostra terza via, che si pone al di sopra della razionalità, della filosofia e della religione, in quanto li considera frutto di percezioni distorte e parziali di un’unica realtà assoluta (anche se ancora, in gran parte, sconosciuta), può porsi come unica ancora di salvezza.

Il film “L’esorcismo di Emily Rose”

(http://it.wikipedia.org/wiki/The_Exorcism_of_Emily_Rose)

Il film, tratto da un fatto realmente accaduto, racconta le udienze di un processo avvenuto in U.S.A. dove un prete esorcista è imputato di aver causato la morte di una ragazza di diciannove anni, per averle consigliato di sospendere uno psicofarmaco.
Più volte si dice nel film (L’esperta di antropologia e lo stesso esorcista) che il farmaco “gambatron” aveva bloccato i centri nervosi di Emily ed aveva quindi impedito che l’esorcismo funzionasse (UNA CHIARA PROVA CHE L’ESORCISMO FUNZIONA ATTRAVERSO I NOSTRI CENTRI NERVOSI COSCIENTI ED INCONSCI: se fosse solo UNA QUESTIONE SPIRITUALE E O DIVINA, che influenza potrebbe avere il farmaco?).
Il prete scelse come giorno per fare l’esorcismo il 31 Ottobre, quando notoriamente gli spiriti (o la loro invocazione conscia ed inconscia) è molto più attivata.
L’esorcismo per funzionare doveva far dire ai “demoni possessori” il proprio NOME, in analogia alla MAGIA ANTICA EGIZIANA, necessaria per ordinare ai demoni di ubbidire (sempre motivazioni psicologiche conscie ed inconscie, legate a precisi rituali).
La teoria ne esce, quindi, molto RAFFORZATA (visto che il film riporta fatti realmente accaduti).

LE RIVELAZIONI, LE PROFEZIE e LE ILLUMINAZIONI.
Analizzando tutte le rivelazioni di tutte le religioni, le profezie e le illuminazioni di tipo buddista, vediamo che la quasi totalità (a parte Gesù Cristo) è avvenuta nel subcosciente (o preconscio). Sappiamo infatti che Zarathustra, Mani e Maometto hanno avuto la loro rivelazione in sogno mediante un intermediario (un angelo); Buddha in meditazione profonda; Mosè come ipnotizzato mentre guardava un roveto in fiamme.
Questo MODALITA’ ha fatto credere agli interessati che fossero di natura divina o soprannaturale, o provenissero dal profondo IO innato nell’uomo. Oggi sappiamo che nell’uomo il concetto di Dio o di potenza soprannaturale è stato acquisito molto dopo la sua comparsa sulla terra; e sappiamo anche che il PRECONSCIO comunica, a nostra insaputa, direttamente con l’inconscio (che a suo volta è in rete telepatica con tutti gli altri inconsci umani). Dal momento che tutte le rivelazioni, illuminazioni e profezie differiscono le une dalle altre, e spesso in maniera insanabile, non è più realistico supporre che provengano dalla rete degli inconsci, e che il nostro cervello, in base alla propria cultura e alla propria eredità genetica li interpreta, ogni volta, in modo differente?
Qui, non escludiamo che possano essere di natura soprannaturale, ma affermiamo che tutte passano attraverso la rete degli inconsci prima e attraverso il nostro cervello dopo, con evidenti fenomeni di travisazioni personali più o meno accentuate.
Dobbiamo, quindi, credere più nei concetti, negli insegnamenti morali, negli avvertimenti, negli scopi ultimi; anziché che prenderli sempre alla lettera anche nei dettagli (molto realisticamente condizionati dal bagaglio culturale dei veggenti e profeti; e dalla loro memoria, e delle loro casuali associazioni di idee, o dalle loro aspirazioni e desideri). Non mettiamo in dubbio la buona fede di profeti e veggenti, ma i dettagli delle loro “visioni”.
A titolo esemplificativo “LA NUOVA GERUSALEMME DI GALLINARO” ha indubbiamente lo scopo di convertire alla fede molte persone traviate e dubbiose, di dare loro fede e speranze, anche facendo avvenire prodigi e miracoli, di creare gruppi di preghiera, di fare il PASSAPAROLA, di far confessare molte persone; etc.; ma questo non implica che le cose profetizzate dalla veggente o interpretate dalle persone che le orbitano intorno devono essere “IL FUTURO SCRITTO DA DIO”; anche perché se Dio avesse scritto il futuro, non avrebbe senso la PREGHIERA, IL NOSTRO LIBERO ARBITRIO, IL PECCATO e LA RELATIVA PUNIZIONE. Chi va a Gallinaro e prega ne riceve un beneficio fisico e spirituale, e spesso le forze del Male si oppongono con ogni mezzo; ma NESSUNO può interpretare in modo certo i SINGOLI RITUALI (perché sempre di RITUALI che influiscono nei nostri inconsci si tratta)!

Mezzi di propagazione del Male.
Il Male, sia se considerato soprannaturale o prettamente umano, usa alcuni mezzi per espandersi, ormai noti come sette sataniche, fatture e sortilegi di maghi e streghe, sedute spiritiche, cartomanzia, e così via. Quando questi eventi avvengono, per opera di persone inesperte o malvagie, è come se si attivassero negli uomini geni latenti, prima inattivi, che aprono nuove strade nelle reti neuronali dell’inconscio, e attraverso le quali il Male fluisce e contamina. La chiesa cattolica ammette, infatti, l’esistenza d’esorcismi, fatture e magie; ma è nettamente contraria alla loro pratica per gli effetti devastanti che ne conseguono su persone spesso inconsapevoli e che non sanno a cosa vanno incontro, e sulla curiosità non controllata che ne potrebbe derivare. Autorizza invece alcuni preti di gran moralità e bontà d’animo ad eseguire alcuni esorcismi, e questo perché nella lotta contro il Male non siano sopraffatti dalle debolezze che già portano dentro e che si amplificano alla presenza di entità malefiche. Nella visione della nostra teoria, questo equivale a un flusso telepatico di grande intensità e concentrazione che usa oggetti e sortilegi come catalizzatori che attraggono e sintonizzano meglio le trasmissioni telepatiche di molti altri soggetti malefici.
Secondo un recente progetto di ricerca del Gris di Bologna, in collaborazione dell’Istituto di psicologia della Pontificia Università salesiana, sulle alterazioni psicologiche di soggetti che abbiano fatto parte di sette o nuovi movimenti religiosi, si è evidenziato che i maggiori disturbi sono stati notati in ex appartenenti a sette esoterico-occulte e in persone che avevano svolto individualmente pratiche di tipo magico o spiritico. Si sono riscontrati, in questi individui, forme, anche gravi, di depressione, pensieri suicidi, stati d’ansia e angoscia, attacchi di panico, pensieri ossessivi di fare del male a sé o ad altri, sensazioni di perdita di controllo, timore di impazzire e anche stati allucinatori. Al contrario, i fuorusciti da sette religiose, come i Testimoni di Geova, presentano meno problemi; mentre non sono da sottovalutare i gruppi che propongono lo sviluppo del potenziale umano, come il noto Scientology. Da qui ne consegue una stretta correlazione tra le pratiche magico-esoteriche e le modificazioni a lungo tempo delle reti neuronali dell’inconscio umano, che frequentemente, ne vengono irrimediabilmente alterate; il che conferma, ancora di più, la nostra teoria.
In ogni caso, la teoria evoluzionistica di Darwin (di cui anche la nostra teoria è una possibile conseguenza), dopo lungo travaglio, è ormai accettata anche dalla Chiesa Cattolica, anche se quest’ultima cerca di limitarne la propaganda, per paura che una sua diffusione incontrollata possa generare negli uomini una visione troppo materialistica e non spirituale della realtà. Non è, quindi, difficile prevedere che ciò possa avvenire anche per la nostra teoria. Il problema non è quello di negare l’inarrestabile processo scientifico, ma di vedere come questo possa coesistere con le varie credenze religiose, che dovranno aggiornare le loro parti non strettamente morali.


Persone sensitive e refrattarie.
“Recenti studi hanno accertato che, a livello cosciente, gli uomini meno contaminati dalla civiltà hanno statisticamente una maggiore facilità agli scambi considerati telepatici, e questo probabilmente perché sono più istintivi e meno portati a nascondere i propri sentimenti e le proprie emozioni. Gli uomini più civilizzati hanno, invece, come per un’autodifesa, la tendenza opposta, che porta a sviluppare uno schermo protettivo per la propria personalità e privacy; inoltre, per molte generazioni, i popoli occidentali hanno disabituato le reti neuronali dei loro cervelli ad utilizzare queste potenzialità, per meccanismi epigenetici regressivi. Gli studi degli scienziati nazisti, in merito, erano rivolti verso i gemelli, quando questi erano in uno stato di fortissima emozione, e confermarono quanto già stabilito dal fisiologo sovietico Leonid, che non sono veicolati da onde elettromagnetiche, ma da un’energia psichica ancora sconosciuta.
Spesso alcuni medium, come in passato il famoso Rol, alla presenza di persone cosiddette refrattarie allo spiritismo, non riescono ad avere ricezioni energetiche sufficienti perché, probabilmente, gli schermi energetici protettivi dei miscredenti (anche allo stato subcosciente o inconscio) interferiscono con le loro trasmissioni.


Il Male in una visione cattolica.
“Il Male, a livello spirituale o telepatico, se tu non glielo permetti, non può far nulla contro di te. Per agire ha bisogno di usare il male e le debolezze che ognuno si porta dentro; deve agire attraverso il tuo inconscio, e se tu, con la volontà e coscienza, riesci a dominare le tue debolezze, ogni suo sforzo sarà vano.
Il problema delle persone è diverso. Non quelle possedute da spiriti immondi, che si possono altrettanto dominare; ma quelle consapevolmente sataniste che operano in suo nome. Si possono riconoscere per l’odio e la violenza gratuita con cui operano. Probabilmente, gli alti responsabili del nazismo hitleriano, sono stati, con il loro comportamento, uno degli esempi più eclatanti!
Il Male spesso tende a mascherarsi e a convincere gli uomini che non esiste; ed è questa la sua arma più efficace!
In una visione Cattolica, Dio e il Diavolo sembrano preferire la rete degli inconsci come mezzo per le proprie azioni sugli uomini. Alcuni esorcisti affermano, infatti, che non tutti hanno lo stesso potere di esorcizzare il demonio e che esistono degli esorcismi (pseudo preghiere ed invocazioni) più efficaci gli uni rispetto ad altri, come se l’azione di Dio onnipotente potesse essere condizionata dalle qualità dei singoli esorcisti e dalle qualità delle singole preghiere e non bastasse la fede e la volontà di chi li pratica, visto che, alla fine, Dio stesso dovrebbe intervenire nella Sua grandezza. Un’evidente e macroscopica contraddizione del concetto di Dio onnipotente. Se, invece, accettiamo l’ipotesi che esorcisti, guaritori, maghi e fattucchiere hanno dei propri poteri psichici, e che sono solo guidati da Dio o dal Diavolo, nella loro opera, attraverso la rete d’inconsci, la questione diviene meno contraddittoria.
Un’altra cosa, da non trascurare, è che spesso il male, quando prevede di poter essere sconfitto (come dice padre Amorth, uno dei più grandi esorcisti italiani, che lavora 365 giorni l’anno e che rimprovera, tra l’altro, alcuni preti e vescovi cattolici di scetticismo nei confronti dell’opera del Demonio, probabilmente perché non hanno mai assistito ad un esorcismo), crea impedimenti sul cammino.

Madre Teresa di Calcutta fu esorcizzata.

(http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/06/Madre_Teresa_esorcismo_dopo_intervento_co_0_0109066198.shtml)
La stampa ufficiale ha riportato che negli ultimi anni della sua vita, Madre Teresa fu anche esorcizzata. Quest’esorcismo fu fatto nell’ospedale, dove la suora era stata ricoverata per problemi cardiaci, per timore che fosse posseduta dal Maligno.
Madre Teresa, infatti, era calma durante il giorno, mentre al contrario la notte, in cui era molto agitata, arrivava a strapparsi i cavi che la collegavano alle apparecchiature di controllo. Il vescovo di Calcutta, temendo che la suora poteva essere attaccata dal Diavolo, le propose di fare un esorcismo, che la religiosa accettò. Dopo che venne effettuato quell’esorcismo, la donna dormì sempre tranquilla.
Si riflette sulla modalità della possessione, si vede che questa veniva dall’interno, dall’inconscio attraverso il subcosciente (nei sogni notturni) e non dall’esterno attraverso la coscienza e i cinque sensi usuali. Un altro importante indizio; infatti, la possessione, provenendo dall’inconscio, si fermava ad uno stadio prima della coscienza, senza arrivarci.
Riportiamo un articolo del corriere della sera del 25 Agosto 2007:
Recentemente è stato pubblicato un libro, rivisto dal postulatore della causa di canonizzazione, che racconta mezzo secolo di dubbi della suora, che soleva ripetere: “Cristo è ovunque: Nei nostri cuori, nei poveri che incontriamo, nel sorriso che offriamo e in quello che riceviamo. Colui che non abbandona, che riempie ogni vuoto”. Diceva sempre così, agli altri, rassicurando chi più dubitava. Ma per lei, Madre Teresa di Calcutta, Cristo era egli stesso il vuoto, «Gesù, l’Assente», colui che sempre tace. Per oltre metà della sua vita, un solo grido: «Mi hai respinto, mi hai gettato via, non voluta e non amata. Io chiamo, io mi aggrappo, io voglio, ma non c’è Alcuno che risponda. Nessuno, nessuno. Sola… Dov’è la mia Fede… Perfino quaggiù nel profondo, null’altro che vuoto e oscurità —Mio Dio—come fa male questa pena sconosciuta… Per che cosa mi tormento? Se non c’è alcun Dio non c’è neppure l’anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero… Io non ho alcuna Fede. Nessuna Fede, nessun amore, nessuno zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il Paradiso non significa nulla… Io non ho niente, neppure la realtà della presenza di Dio». E si riferiva alla presenza divina più misteriosa, quella nell’ostia consacrata dell’Eucaristia, il perno della fede cattolica: ne parlava così, lei che era conosciuta come la piccola donna con la fede più grande del mondo. Spiegava agli altri, Madre Teresa: «La mia anima è in uno stato di perfetta gioia e di pace». Ma quella stessa anima, nei suoi pensieri più intimi, e anche nei giorni in cui meritava con la sua fede il premio Nobel per la Pace, la descriveva poi come «un blocco di ghiaccio», abbandonata in una «terribile oscurità», «nell’aridità spirituale», fra «le torture della solitudine»: che però mai la piegarono fino a farle abbandonare la sua missione. Per oltre 50 anni, è stato così: non la fugace crisi spirituale, durata pochi mesi, di cui già avevano parlato i biografi, rievocando anche l’esorcismo cui Madre Teresa era stata sottoposta da un sacerdote. Ma molto di più e di più profondo, un cammino di decenni sull’orlo del precipizio, simile alla «Notte oscura» di San Giovanni della Croce, o alla ricerca indomabile del «Deus absconditus», il Dio nascosto di Blaise Pascal. Tutto questo rivelano 60 lettere a vari confessori di Madre Teresa, come Michael van Peet o Joseph Neuner, ora raccolte in un libro che verrà pubblicato a settembre, con il titolo «Come be my light». Testi che qualcuno già paragona alle Confessioni di Sant’Agostino o ai tormenti di santa Teresa di Lisieux, che sul letto di morte mormorava: «Non credo alla vita eterna…».
«Per favore, distruggete quelle lettere», aveva chiesto un giorno la missionaria di Calcutta, che oggi è beata e presto sarà santa. Ma lo stesso «giudice» nominato dal Vaticano, cioè il reverendo Brian Kolodiejchuk postulatore della causa di canonizzazione, ha rivisto quei testi; e ha deciso che valesse la pena di correre il rischio dello «scandalo». Primo, perché si è ritenuto che ai lettori credenti, o anche no, sarà comunicato—più che la tentazione scorante del dubbio — il conforto di un esempio condiviso: del sapere cioè che anche una santa ha dovuto lottare tanto, e non si è arresa. Secondo, perché la stessa Madre Teresa, nelle sue lettere, indica la luce nel buio: se il Cristo senza peccato, sulla Croce, grida «Dio mio, perché mi hai abbandonato? », anche lei può e deve condividere la stessa pena, lei che scrive «Voglio amare Gesù come non è mai stato amato da nessuno finora», o «Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Continuerò ad essere assente dal Paradiso, per dar luce a coloro che sono nell’oscurità sulla terra. Voglio soffrire per tutta l’eternità, se è possibile».
Tuttavia, la prova si dimostra durissima: «Il sorriso è una maschera, un mantello che copre il resto. Ho parlato come se il mio cuore fosse stato innamorato di Gesù, un amore tenero, personale; ma se lei (padre, ndr) fosse stato qui, avrebbe detto: che ipocrisia! ». «C’è un’oscurità terribile in me, come se ogni cosa fosse morta. Ed è stato più o meno così da quando ho cominciato il mio lavoro»; «sono nel tunnel… »; «mormoro le preghiere della Comunità e mi sforzo per trarre da ogni parola la dolcezza che essa deve regalare, ma la mia preghiera di unione non esiste più, io non prego più». «Mi dica, padre, perché c’è tanta pena e tanto buio nel mio cuore?»; «quando cerco di elevare il mio pensiero al cielo, è così schiacciante il vuoto, che quegli stessi pensieri ritornano come pugnali acuminati e feriscono la mia anima. Mi vien detto che Dio mi ama. E tuttavia la realtà dell’oscurità, e del freddo e del vuoto, è così grande, che nulla tocca la mia anima. Che abbia fatto un errore, nell’arrendermi così ciecamente alla Chiamata del Sacro Cuore?». Troverà da sola la risposta, o una delle possibili risposte: «Sono giunta ad amare il buio—poiché credo adesso che sia parte, una piccolissima parte, del buio e della sofferenza di Gesù sulla terra… Oggi sento davvero una gioia profonda — che Gesù non possa soffrire più oltre la sua agonia —ma che voglia soffrirla attraverso di me».
Questo genera in noi una riflessione:
Madre Teresa cercava i segni della presenza di Cristo nella vita reale e
non li trovava; …ed invece li doveva cercare nella propria coscienza, che illuminata dallo Spirito Santo la faceva agire per il bene degli altri (e parafrasando una frase di J.F.K., o meglio il senso della risposta che Cristo diede allo scriba che gli domandava “chi è il prossimo?”…. non dobbiamo chiederci cosa Dio può fare per noi,
ma cosa noi, con il suo aiuto alla nostra coscienza, e influenzando altri inconsci, possiamo fare per gli altri) …… Alla fine dei tempi Dio ne terrà conto!

IPOTESI DI FUNZIONAMENTO E DI NASCITA DI PROGETTI COLLETTIVI NELLA RETE DEGLI INCONSCI.
Analogamente al modo in cui, secondo gli studi di Crick e Koch, i pensieri nascono e si sviluppano nel cervello umano, partendo da un singolo neurone e coinvolgendo migliaia di altri neuroni di altri parti del cervello in un unico processo mentale, così si può supporre che accada (in scala) nella rete degli inconsci:
Da un inconscio umano può partire un progetto e coinvolgere migliaia o milioni di altri inconsci, che tendono ad influenzare gli uomini a realizzarlo nella vita reale (e in modo del tutto inconsapevole). Di questi progetti collettivi ne possono sorgere contemporaneamente a migliaia, e spesso in contrasto e contrapposizione gli uni con gli altri (come in una lotta perenne, e con alterne vicende, tra il BENE o il MALE; ma anche progetti del tutto neutrali alla lotta).
Spesso, le persone sensitive riescono a percepire tali progetti e li fanno emergere alla loro coscienza (profeti, veggenti, medium). La preghiera, specie se collettiva, può influenzare e modificare tali progetti, o farli deviare per quanto basta.
Nella rete degli inconsci deve esistere, quindi, un linguaggio informatico intelligibile a tutti gli altri inconsci, specie se appartenenti a persone di una stessa razza e cultura. Il linguaggio è formato da: NUMERI, RITI, PREGHIERE, MALEDIZIONI, FORMULE MAGICHE, SCONGIURI, SIMBOLI, NOMI, AMULETI, DATE PARTICOLARI, CONCETTI, MITI e LEGGENDE. Tutti elementi che la maggior parte degli uomini considera, invece, superstizioni e fantasie.
Quando una persona muore, (spesso tramite il tunnel visto degli stati di COMA) le sue informazioni e i suoi caratteri identificativi si trasferiscono nella rete degli inconsci, in varie parti di singoli inconsci (al pari di singoli computer, che prima di essere spenti ed eliminati definitivamente, trasmettono alla rete internet le loro personali informazioni). La rete degli inconsci, al pari di quella internet, è praticamente immortale, mentre i singoli inconsci, come i singoli computer hanno una vita limitata.
Nella rete degli inconsci avvengono gli effetti delle POSSESSIONI, degli esorcismi, guarigioni, fatture, malocchio, invidia, etc.
Oggi sappiamo, con certezza, che i miracoli, i prodigi e le guarigioni non sono prerogativa di una sola religione, ma spesso avvengono in tutti i culti mistici: e questa è una grande contraddizione con l’unicità di una sola verità, se fossero prettamente di natura divina o spirituale. La stessa contraddizione si riscontra nel constatare che i vari santi o esorcisti non hanno tutti lo stesso potere, ma questo varia in modo molto accentuato tra i vari possessori (e non avrebbe senso se operasse direttamente la divinità invocata).
Tutto lascia, quindi, pensare che tali poteri sono anche influenzati dall’inconscio e dal cervello dei singoli santi ed esorcisti. Un’ulteriore ed importante indizio per la nostra teoria, basata sulle trasmissioni tra inconsci.


LE STIMMATE.

Un altro importante indizio, sul fatto che tutto quello che riteniamo di carattere spirituale o metafisico passa attraverso il nostro inconscio, e da questi viene interpretato e spesso modificato in base alle sue informazioni culturali, ci viene dato dal FENOMENO DELLE STIMMATE.
E’ noto a tutti che le stimmate compaiono quasi sempre nel palmo delle mani, perché così ritiene la tradizione popolare che sia stato crocifisso Gesù (raffigurato in migliaia di quadri, statue e “crocifissi”). Sappiamo che la crocifissione romana avveniva, invece, appendendo il condannato per i polsi (i soli in grado di sorreggere a lungo il peso del corpo); quindi se il fenomeno fosse puramente di carattere spirituale, le stimmate dovrebbero comparire nei polsi e non nel palmo delle mani. Le stimmate invece compaiono nelle mani di alcuni santi e sensitivi; per cui il fenomeno è condizionato fortemente dall’inconscio umano, con la sua formazione mnemonica.

LA TEORIA NON ENTRA NEL MERITO DELL’ESISTENZA O MENO DI ALTRI UNIVERSI.
Tra le teorie scientifiche odierne che riscuotono più successo tra gli scienziati, vi è la TEORIA DELLE STRINGHE, che approfondiremo in seguito. A tutt’oggi (20067), la teoria delle stringhe non è verificabile, anche se ci sono buone speranze che le nuove misurazioni spettro di frequenza delle anisotropie della radiazione di fondo, possano dare le prime conferme indirette. L’uomo non possiede la tecnologia per osservare le stringhe, in quanto dai modelli matematici dovrebbero avere dimensioni intorno alla lunghezza di Planck, circa 10-35 metri. Potremmo alla fine essere in grado di osservare le stringhe in maniera significativa, o almeno ottenere informazioni sostanziali osservando fenomeni cosmologici che possano chiarire gli aspetti della fisica delle stringhe. Il solo problema è che quando si esegue questo calcolo, il numero di dimensioni dell’universo non è quattro, come ci si potrebbe attendere (tre assi spaziali e uno temporale), bensì ventisei. Più precisamente, le teorie bosoniche implicano 26 dimensioni, mentre le superstringhe e le teorie-M risultano richiedere 10 o 11 dimensioni.
In entrambi i casi la gravità, agendo nelle dimensioni nascoste, produce altre forze non gravitazionali, come l’elettromagnetismo.
Da un punto di vista più matematico, un altro problema è che, come nella teoria quantistica dei campi, la maggior parte della teoria delle stringhe è ancora formulata solo perturbativamente, cioè come una serie di approssimazioni piuttosto che come un’esatta soluzione. Sebbene le tecniche non-perturbative siano considerevolmente progredite, manca tuttavia una completa definizione non-perturbativa della teoria. Un altro problema è che la teoria non descrive un solo universo, ma qualcosa come 10500 universi, ciascuno dei quali può avere diverse leggi fisiche e costanti.
Dal punto di vista cosmologico, quindi, il nostro non deve essere necessariamente il solo universo esistente, ma ve ne possono essere un numero quasi infinito (10500 ); per cui non possiamo e non vogliamo entrare nel merito di quanto promesso sia dalla Religione Cristiana e sia da altre religioni (ovvero di eventuali paradisi o inferni, come luoghi destinatari delle entità spirituali (o anime) degli uomini). Il problema era, e resta, solo una questione di fede. Siamo consapevoli che per molti uomini la SPERANZA DI UNA VITA FUTURA, dopo la morte, è un fattore di PRIMARIA IMPORTANZA e noi, oggi, non abbiamo alcun elemento per negarlo o affermarlo (se non la fede). La nostra teoria dà invece delle spiegazioni logiche a tutti i fenomeni, ritenuti spirituali o magici, di cui siamo a conoscenza.

CENNI SU ALCUNE RELIGIONI ed elementi in comune con la teoria della RETE degli INCONSCI.

LO SCIAMANESIMO (da Wikipedia)
“La parola “SCIAMANO” significa “uomo ispirato dagli spiriti” – “portatore di energia” – “colui che vede nell’oscurità”. Lo Sciamanesimo deriva dalle civiltà primitive e addirittura preistoriche, e si adatta a diverse culture e religioni, in quasi tutto il mondo, a meno del continente africano e nelle zone delle grandi civiltà dell’antichità (cinese e del mediterraneo).
Secondo la tradizione, lo sciamano, a differenza del sacerdote o del re, non deriva da una istituzione, ma ha base empirica, possiede facoltà innate o trasmesse e ha un comportamento di carattere estatico. Quando entra in trance è ponte fra le energie spirituali e quelle terrene, un canale della volontà divina e delle forze della natura che mette a disposizione dell’umanità. Durante l’estasi si impadronisce di lui una forza (che può essere concepita sia dinamisticamente come impersonale, sia animisticamente come spirito o demone): con questo aiuto lo sciamano influisce sulla vita dei compagni. Molte culture sciamaniche fanno risalire le loro origini alle donne. Gli Sciamani sono i protettori delle mitologie dei raccoglitori – cacciatori. Aspetto significativo della “cura” sciamanica è che la guarigione è sia fisica che psichica.
L’attuale necessità di codificare ci porta ad attribuire le guarigioni ad un autoipnotismo o ad ipnotismo collettivo. Gli strumenti musicali con il frastuono violento che spesso accompagna queste pratiche, “strappano” il guaritore ed il paziente dalla loro solita esistenza, con funzione anch’essa terapeutica.”
Lo Sciamanesimo non è apprendimento intellettuale, ma un modo di imparare a conoscere che avviene attraverso un approccio unicamente esperenziale: qualsiasi processo per essere realmente formativo deve necessariamente passare attraverso un’azione personale e diretta sulla propria realtà.
Elementi fondamentali caratterizzanti dello sciamano, ovunque la credenza sciamanica sia presente sono:
La chiamata sciamanica. Lo sciamano, prima di diventare sciamano, riceve una “chiamata” da parte degli “spiriti”, alla quale non può rifiutarsi di rispondere positivamente.
Il viaggio sciamanico. Un “viaggio” mentale nel “mondo degli spiriti” che lo sciamano compie alla sua investitura e successivamente, con modalità differenti, ad ogni suo intervento. Le caratteristiche del “viaggio” sono: estasi, metamorfosi (in animale) e combattimento (contro gli spiriti ed altri sciamani).
Anargirismo, ovvero lo sciamano non può ricevere compensi in denaro (pena la perdita del potere sciamanico).
Detto questo non è difficile spiegare il fenomeno dello scimanesimo e della sua diffusione con le nostre teorie. Lo sciamano è, in effetti, una persona “sensitiva”, spesso un medium, o un esorcista, capace di far comunicare la propria coscienza con il proprio inconscio, già in comunicazione con la rete degli inconsci, da cui trae informazioni, progetti, profezie e riceve e trasmette potenzialità latenti dell’inconscio, che scambia per “spiriti” che operano attraverso lui. E per questo è comune alla quasi totalità dei culti primitivi. Lo sciamanesimo non si è quindi diffuso da un popolo all’altro, né da una fonte comune, né perché innato nell’uomo; ma come logica conseguenza dell’interconnessione degli inconsci, quando l’uomo ha sviluppato la telepatia.”

L’INDUISMO“L’induismo non ha storicamente dei veri fondatori, paragonabili al Cristianesimo o all’Islam, e nemmeno come l’ebraismo ha delle profezie più importanti di altre. L’induismo è legato, principalmente, all’India, e a parte questo, per usare un’espressione di uno studioso musulmano, quasi non esiste una cosa detta da un Indù, che non sia contrastata da un altro Indù.
Sotto un certo profilo, sembra che l’Induismo sia costantemente alla ricerca di un punto fermo, per il miscuglio che generano diverse credenze religiose.
Questa particolarità ha, probabilmente, dei punti di confronto con la tua teoria di una memoria collettiva, che raccoglie in se i pensieri di tante personalità diverse, che convivono in essa, senza necessariamente primeggiare le une sulle altre.
I Veda, un insieme di testi profetici, hanno forse costituito uno dei pochi tentativi di creare un centro d’aggregazione; ma non sempre è stato così. L’induismo classico è formato da sei sistemi filosofici-religiosi:
Il sistema dell’enumerazione, che si prefigge la determinazione e l’indagine delle categorie dell’insieme dei fenomeni mediante l’enumerazione dei molteplici aspetti. Secondo questa scuola di pensiero, due sono le realtà fondamentali, tra di loro indipendenti: il principio attivo, ma privo di coscienza, causa prima dell’universo e il principio intelligente e dotato di coscienza, ma passivo. La materia allo stato iniziale si compone di tre elementi: uno oscuro, pesante, inerte e privo di forza; uno attivo, passionale e dotato d’energia; e il terzo luminoso, leggero e gioioso; correlati a sensazioni, rispettivamente, d’apatia, dolore e pace. Fino a quando questi tre elementi sono in equilibrio, regna la pace assoluta nel cosmo, ma quando l’uno prevale sugli altri, si generano i fenomeni dinamici del mondo. Dalla combinazione di questi tre elementi, per una serie d’evoluzioni, nascono gli oggetti, gli individui, le caratteristiche psicofisiche del mondo e il ciclo delle rinascite. Le coscienze immateriali, sono sì legate alla materia, ma non ne fanno parte. (In quest’ultima affermazione l’induismo dell’enumerazione si pone, quindi, nettamente in antitesi con nostra tua teoria, in cui tutta la spiritualità è solo un’elaborazione mentale dei cervelli degli esseri umani; mentre la reincarnazione trova dei parallelismi con gli effetti del trasferimento telepatico del pensiero da una mente all’altra).
La seconda scuola di pensiero, l’indagine, si propone lo studio dei testi e dei rituali che sono fondamento delle pratiche sacrificali secondo i libri vedici. In base a questa religione, esistono innumerevoli anime eterne, comprese le divinità, che rinascono da un corpo all’altro fino a che non riescono a raggiungere l’assoluto. (Anche qui, come nel primo caso, si parla di reincarnazione).
Nella terza scuola di pensiero non c’è dualità, e la più alta Verità è una pura unità. La verità assoluta sta nell’identità di un’anima universale e delle anime individuali, che si rivela agli uomini solo nel momento della conoscenza suprema, contrapposta ad una conoscenza inferiore. (Qui, abbiamo, in effetti, un parallelismo con nostra teoria, con un’unica memoria collettiva, di cui fa parte ogni psiche individuale, che, razionalmente, non ne ha ancora coscienza).
La quarta s’ispira al sistema Yoga. Questo è il metodo, mediante il quale, si dominano tutte le forze spirituali e le si guidano nella direzione desiderata, ovvero verso la pace interiore, la coscienza suprema e la liberazione dai legami del mondo e della materia. Secondo otto gradi, suddivisi in due fasi distinte, si passa dal controllo totale del corpo, alla meditazione e fino alle percezioni soprasensibili e dell’intuizione suprema dell’unità del tutto. La fase terminale implica tre livelli, in cui la mente, prima, si concentra in un punto determinato con lo scopo di eliminare qualsiasi pensiero, poi s’innalza sopra il pensiero stesso, ed infine si ha l’assoluta coincidenza del pensiero con l’oggetto del pensiero. A tal punto si raggiunge l’estasi, in cui lo spirito si disgiunge dalla materia, e dove non esiste più il tempo. (Nello Yoga non c’è nessun punto di contatto con la nostra teoria, se non quella strumentale di un metodo di concentrazione, per meglio ricevere le trasmissioni telepatiche).
La quinta scuola di pensiero, definisce le categorie in cui può dividersi il mondo delle apparenze e un Essere supremo controlla gli atomi e le loro infinite combinazioni, e così anche il karma (azione, opera).
La sesta ed ultima, l’analisi logica-dialettica, che diventa strumento privilegiato per la conoscenza della realtà e della liberazione del ciclo delle rinascite.
Poi vi sono le scuole e correnti Teistiche, come il Visnuismo, il Sivaismo e il Saktismo”.

IL CULTO DI ZARATHUSTRA.
Zarathustra, nato a Bactra in Afghanistan nel 630 a.C., ebbe a 30 anni la rivelazione del Dio supremo AHURA MAZDA, attraverso l’angelo VOHU MANAH. Zarathustra, nel ruolo di profeta e di riformatore della religione del suo popolo, nella Persia orientale, contestò duramente il sacrificio d’animali, nella credenza che anch’essi possedevano un’anima.

IL MANICHEISMO.
Il Manicheismo ha come fondatore Mani, nato in Persia nel 216 d.C., che a 12 e 14 anni ebbe due rivelazioni dal Re della Luce, con la mediazione dell’angelo AT-TAUM (letteralmente: compagno). Mani si considerò il profeta di Babilonia e predicò il suo messaggio durante lunghi viaggi, che lo portarono fino in India. Mani considerò suoi profeti predecessori Zarathustra, Buddha e Cristo, e si considerò l’ultimo dei profeti e l’annunciatore della rivelazione definitiva per tutti gli uomini del mondo.

L’ISLAM“Prima che Maometto nascesse, quando la madre era incinta, si dice che una voce in cielo e in terra prediceva la venuta al mondo di Abul-kasim, degno di ogni benedizione. (Sembra già che siamo, per la nostra teoria, alla presenza di una trasmissione telepatica collettiva).
Maometto, detto Muhammad, nasce il 20 aprile del 570 dopo Cristo alla Mecca.
Nella prima giovinezza, il Profeta, figlio di un commerciante, diventa carovaniere e, viaggiando, viene in contatto con persone di diverse religioni, come Ebrei, Cristiani Nestoriani, Giacobini e Manichei.
Tralasciando il resto della sua giovinezza, a quarant’anni, nel 610, Maometto si è addormentato in una caverna ai piedi del monte Hira: gli appare in sogno l’arcangelo Gabriele, che reca in mano un rotolo di stoffa, e che deve comunicargli la prima rivelazione d’Allah. Maometto improvvisamente si risveglia; ma quelle parole gli sono rimaste nitide nella mente. Confida queste cose alla moglie Hadiga, che è la prima a credere nella sua missione.
Maometto ha una seconda visione e, circa tre anni dopo, una terza e si considera l’ultimo e il più grande dei 124.000 profeti d’Allah, tra i quali emergono Mosè e Gesù Cristo”.

In questa rivelazione ritroviamo la stessa, identica modalità con cui l’autore delle teorie aveva ricevuto la sua: qualcuno gli parla durante un sogno, che poi rimane impresso nella sua memoria, anche quando si sveglia. Facciamo, quindi, altre considerazioni:
La stessa modalità la ritrova anche nel Vangelo di San Matteo, quando un angelo compare durante un sogno a Giuseppe, che voleva ripudiare Maria e gli rivela che il figlio che aspettava era opera dello Spirito Santo. In seguito, un angelo appare in sogno, quando Erode voleva uccidere tutti i bambini ebrei e consiglia Giuseppe di trasferirsi in Egitto; e così, analogamente, quando Erode muore e gli dice di ritornare; e infine, quando un angelo, sempre in sogno, gli dice di andare a vivere a Nazareth.
Nel vecchio testamento ebraico si parla della rivelazione di Dio a Mosè, dopo che questi aveva guardato un roveto in fiamme; e notoriamente le fiamme guardate intensamente possono far cadere in uno stato d’ipnosi, in cui si può più facilmente ricevere trasmissioni dall’inconscio.
Zarathustra e Mani hanno ricevuto, sempre in sogno, la loro rivelazione divina.
Sembra così che, specialmente nelle religioni monoteiste, quando Dio si rivela per la prima volta, lo faccia a livello del subcosciente dell’uomo e che quando quest’ultimo torna a livello cosciente, si ricordi di quanto aveva visto o sentito nello stato precedente.
Dopo la prima rivelazione, l’uomo prescelto, può riconoscere, dopo che è stato illuminato, anche a livello cosciente, mediante l’uso dei cinque sensi tradizionali, la parola di Dio o le visioni che Egli gli trasmette. Se Dio non è anche Lui un’elaborazione dei nostri cervelli, nelle occasioni più emblematiche, a parte forse Gesù Cristo, in quanto Lui stesso Dio, si è servito spesso di onde telepatiche o di qualcosa di similare; in ogni caso, un sesto senso, che è usato anche per la trasmissione del pensiero tra gli inconsci.
Queste riflessioni non negavano quindi l’Esistenza di Dio; ma possono far coesistere la nostra teoria del vecchio con le religioni monoteiste.
Inoltre, sia nel caso di Zarathustra, sia di Mani e sia di Maometto si è avuta una rivelazione di Dio, attraverso un intermediario, e in tutti e tre i casi, di un angelo.

“L’Islam si considera la rivelazione piena ed ultima. Il Corano, libro sacro, contiene le testuali parole d’Allah e propone continuamente l’unicità di Dio e l’inconsistenza del tutto di fronte alla sua maestà. Si rifà sia a Mosè, che ad Abramo, sia a Noè, che a Adamo; una religione, quindi, non legata ad un popolo (come l’ebraismo), ma estesa a tutti i credenti di qualsiasi razza.
Nella tradizione islamica c’è unità nella diversità, e se anche si suddivide in sunnismo e sciismo, ogni musulmano ribadisce la sua unità con le due testimonianze “Non c’è Dio, se non Dio” e “Maometto è il messaggero di Dio”.
Dentro quest’unità, la diversità esiste a vari livelli: esegetici, teologici, sociali e politici. Lo stesso Maometto affermava che la diversità degli esperti, nella sua comunità, era una benedizione di Dio.
Uno dei concetti principali è la ummah, ossia tutti quelli che sono musulmani. L’Islam vede il mondo in termini religiosi, e si confronta con gli altri popoli, non in termini linguistici o di razze, ma secondo la loro identità religiosa.
L’Islam anche se è una religione, coinvolge l’intera vita umana, sia nel privato sia nel pubblico.
Maometto rimase fino a cinquant’anni con un’unica moglie, molto più anziana di lui, e solo dopo contrasse diversi matrimoni nella vecchiaia, il che prova che questi matrimoni non avevano nulla a che fare con la passione carnale.
Secondo la visione musulmana, uomini e donne portano, ancora nel profondo della loro anima, la natura primigena che attesta l’unità divina. Per i musulmani, l’uomo è un’intelligenza cui si aggiunge la volontà, che deve essere guidata dalla rivelazione. Gli obblighi dell’Islam sono rivolti sia all’uomo sia alla donna, entrambi dotati d’anime. Secondo la legge islamica l’uomo e la donna sono completamente indipendenti economicamente e sia il marito che la moglie possono fare ciò che vogliono della loro ricchezza.
Il matrimonio non è un sacramento, ma un contratto stipulato tra due parti e la poligamia è ammessa solo con un comportamento equo del marito verso tutte le mogli. Le famiglie del mondo musulmano sono, però, in massima parte monogame.
L’uomo e la donna sono complementari in un rapporto d’eguaglianza. La superiorità di un sesso sull’altro prevale alternativamente, se si considerano gli aspetti metacosmici, cosmici e mondanamente umani”.

IL TAOISMO.

“Le origini del Taoismo sì perdono nel tempo e gli stessi classici come il Tao-Te-Ching e lo Zhuang-Zi esprimono teorie e pratiche esoteriche, di epoche precedenti indefinite, conosciute prima della loro stesura.
Il Taoismo, sintesi di filosofia e di scienza medica, persegue la crescita spirituale attraverso il ripristino dell’armonia tra l’uomo vero e ciò che lo circonda. Una crescita interiore realizzata mediante la coltivazione del corpo e dell’energia che lo permea: il chi.
Il Taoismo sviluppò, quindi, molte tecniche psicofisiche che oggi, erroneamente interpretate, vengono insegnate come forme dolci di ginnastica. Si prefiggeva, invece, la longevità fisica e l’immortalità spirituale. La grande segretezza che copriva tali pratiche, il significato oscuro dei testi taoisti, volutamente ermetici, e la trasmissione fatta dai maestri, spesso ad un unico discepolo, hanno limitato il loro accesso agli occidentali, visti con sospetto dai cinesi. Recentemente, il maestro Mantak Chia, rompendo un silenzio che durava millenni, ha deciso di trasmettere la sua conoscenza ad allievi occidentali.
Dopo la sua nascita, il pensiero taoista, principalmente individualista, mescolandosi con Sciamanesimo e Buddismo, si sviluppò in una forma di religione. Si formarono delle comunità monastiche e sacerdotali che s’incaricarono di formare i semplici fedeli ai riti taoisti.
I filosofi taoisti, considerati fondatori della religione taoista, vennero venerati come divinità, e tra questi Lao Tzu. In effetti, filosofia taoista e religione taoista non coincidono, anzi si differenziano alquanto. Nel tempo, però, questi filosofi originari persero la loro importanza nella religione taoista.
Nella metafisica taoista, Tao, la via, è l’unica origine del mondo: Tao generò l’Uno, l’Uno generò il Due, il Due generò il Tre, il Tre generò le diecimila creature.
L’uno è l’essere primordiale o il caos. Due indica yin (negativo) e yang (positivo), Tre rappresenta yin, yang e la loro unità.
Dal II millennio a.C., i cinesi avevano dato al Cielo il carattere di divinità onnipotente; e avevano dato ad altre divinità dei poteri minori. Veneravano gli spiriti e gli antenati, credendo che questi potessero comunicare con loro durante le cerimonie religiose e influenzare la loro felicità. Si svilupparono, quindi, i cultori delle scienze occulte, che diffondevano anche teorie su come raggiungere l’immortalità. Un’altra scuola, con testi e parole premonitrici ed enigmatiche, tendeva a pronosticare gli eventi futuri.
Nei rituali taoisti compaiono le migliaia di talismani con funzioni specifiche. Ci sono talismani che proteggono la vita, la classe sociale, i soldi; che proteggono dal maligno e dalle influenze negative degli spiriti malvagi; che prolungano la vita, che purificano il corpo; e tantissimi altri”.
Tutte queste cose le ritroviamo nell’esoterismo occidentale, e molte di esse vengono accettate anche dalla religione cristiana, anche se non ne fa propaganda e ne vieta la loro pratica. Trattasi, quindi, di concetti di base comune della spiritualità esoterica orientale ed occidentale.


In merito all’esoterismo ricordiamo, inoltre:

- L’esistenza di un Calendario Celtico o Anno Magico, una sorte di percorso spirituale usato da alcune scuole esoteriche, che, partendo da problemi reali, segue una Via per giungere allo sviluppo della spiritualità più elevata e al risveglio delle facoltà latenti. E’ composto di otto tappe di maturazione che partono dal 31 Ottobre (vigilia di ognissanti o festa di Halloween), fino al 29 Settembre (Equinozio d’Autunno).
– L’anno magico è la moderna evoluzione di millenni di cultura esoterica, nata nel bacino del Mediterraneo, che dalle culture egizie e caldee, passa per i misteri greci e le tradizioni celtiche e arriva fino ai nostri giorni con i Rosacroce, i Templari e gli Alchimisti. Questo cammino spirituale, non è, però, molto diverso dalle vie orientali.
– La scienza esoterica, secondo i suoi cultori, è soprattutto una scienza psicologica che mira alla conoscenza dell’inconscio e alla rimozione degli schemi di comportamento sbagliati. A differenza della psicologia, la scienza esoterica ammette l’esistenza di una dimensione spirituale e considera l’essere umano composto di spirito e materia, per cui l’equilibrio si può raggiungere solo con l’armonizzazione di entrambi i componenti.
– L’esoterismo, per i suoi riti, si serve di diversi oggetti, come bastoni da rabdomanti, pendoli di vario tipo, piramidi, cristalli, candele e statuette di cera, amuleti, talismani, polveri, incensi e tarocchi.
L’arte della rabdomanzia, in occidente, ebbe una certa pratica in Germania, dal XVI secolo, per l’estrazione dei minerali e del carbone. Il bastone, in genere di salice o altro materiale resinoso a forma di “Y”, con due rami e una punta, solitamente si tiene con entrambe le mani sui rami, senza stringerli troppo, in modo che il dorso della mano sia rivolto verso terra e la punta del bastone in avanti. Vi sono, però, altri metodi altrettanto efficaci. Sembra che, subito dopo la seconda guerra mondiale, la rabdomanzia, in Francia, sia stata adoperata ufficialmente per trovare le mine inesplose.
Nell’antica Cina sorse l’arte di armonizzarsi con la natura in cui si vive, modificando le correnti cosmiche chiamate ch’i, le cosiddette linee del drago, che possono trasportare energia positiva e negativa. La scienza sta nel deviare le correnti negative con la nuova distribuzione di oggetti nello spazio abitativo.
– La radioestesia, ovvero l’uso del pendolo, secondo alcuni, si basa sulla percezione delle energie radianti, e può essere usata anche per trovare l’acqua. Sembra che anche il nostro ministero dei lavori pubblici si sia servito di studiosi di radioestesia per ricerche idriche. Un esorcista guaritore, conosciuto dall’autore del libro, scoperse le sue doti come cercatore di pozzi d’acqua e diceva che gli bastava una semplice carta topografica e il suo pendolino per trovare i corsi d’acqua sotterranei. In seguito usava il pendolino anche per diagnosi di malattie, mediante un apposito quadrante di riferimento, con i diversi settori dell’organismo umano. Altri ritengono che la radioestesia può dare le risposte dal proprio inconscio e gli antichi Egizi dicevano che nel cuore di ogni uomo vi è una stanza ove sono racchiuse tutte le risposte (un’interpretazione, questa egiziana, primitiva, grossolana e parzialmente inesatta, che confermerebbe però gli indizi della nostra teoria). Altri, infine, ritengono che ogni forma, in quest’universo, emette delle proprie radiazioni e contemporaneamente riceve quelle emesse da tutte le altre forme; inoltre ogni elemento li emette in una direzione specifica (ad esempio l’idrogeno a Nord, l’azoto e l’acqua ad Est e il Mercurio a Sud).

Dal punto di vista rigorosamente scientifico, è stato recentemente dimostrato, mediante gli studi della risonanza magnetica, e in special modo da Paul Lauterbur, professore di chimica alla Stony Brook University di Long Island, che modulando l’intensità del campo magnetico in cui è immerso l’atomo di un tessuto biologico, e analizzando le onde radio emesse dagli atomi nella fase di ritorno allo stadio di normalità dopo l’eccitazione magnetica, si possa stabilire la loro posizione nel tessuto esaminato. I tessuti biologici, quindi, emettono segnali radio e se sono malati, questi segnali cambiano, anche a seconda della posizione dei loro atomi in movimento da destra verso sinistra e dall’alto in basso. Questi metodi scientifici sono già utilizzati nella medicina, dove si possono individuare i tessuti aggrediti dal cancro, rispetto a quelli sani. Per la cronaca, la prima volta che Peter Mansfied, futuro premio Nobel per la medicina, parlò della sua ricerca in questo campo sulla rivista “Nature”, gli risero in faccia. Non si può, quindi, escludere, in accordo con la nuova teoria, che alcuni guaritori, che usano il bastone da rabdomante e il pendolino, per loro particolari sensibilità possano percepire tali onde radio nelle persone che visitavano, li possano trasmettere al proprio inconscio, e ne possano ricevere una risposta di tipo comprensibile che individua il tipo di male di cui soffrono e quale organo ne è interessato.


IL BUDDHISMO.

“Buddha, ovvero il risvegliato, è il titolo attribuito al principe Siddharta Gautama, nato circa nel 563 a.C., nell’Himalaya, in una regione tra il Nepal e l’India. Il principe, figlio del re Suddhodana, ricevette un’educazione adeguata al suo rango. Giovanissimo, sposò sua cugina Yasodhara e da questa ebbe un figlio. La leggenda narra che abbandonò a trent’anni il lusso della casa paterna, per conquistare la liberazione da ogni vincolo e per comprendere l’esistenza. Aveva, infatti, fatto quattro incontri fondamentali. Il primo, con un vecchio molto decrepito; e si rese conto che nessuno poteva evitare la vecchiaia. Il secondo, con un malato; e si rese conto che la malattia era un’altra delle costanti della vita. Il terzo, con un funerale; e si rese conto che nessuno poteva sfuggire alla morte. Il quarto, con un monaco dal viso sereno, che passeggiava tranquillamente. Il contrasto tra questi quattro incontri, turbò profondamente il principe. Siddharta, facendosi discepolo di molti maestri, cercò così la via spirituale. In seguito si dedicò all’ascetismo, mortificando il suo corpo per sei anni. Dopo tale periodo, capì che così opprimeva solo il suo spirito, invece di liberarlo, e abbandonò per sempre questa pratica. Si nutrì e si riprese dal digiuno e, ormai trentacinquenne, giunse ad Uruvela, fermandosi ai piedi di un albero di fico, sulla sponda di un ruscello. Sedette a gambe incrociate, nella cosiddetta posizione del loto, rivolto verso oriente, determinato ad arrivare alla somma sapienza, contro l’avversione, la cupidigia e l’illusione. Mara, il Maligno, tentò in tutti i modi di impedirgli di realizzare la conoscenza, usando ogni tentazione. Nel frattempo Siddharta era entrato in un profondo stato di meditazione, chiamato samandhi, e stava già sondando gli abissi della sua coscienza alla ricerca del sapere insito in ogni uomo. Attraversò quattro stati d’illuminazione: concentrazione, lievità dell’animo, abbandono, imperturbabilità assoluta. In quest’ultima fase ebbe tre visioni: Nella prima, vide le sue rinascite precedenti in molte epoche diverse, con il cammino attraverso il dolore, la morte e le reincarnazioni. Capì che il ciclo delle rinascite è infinito. Nella seconda visione vide tutti gli esseri che salivano in mondi luminosi e discendevano in abissi profondi in base alle proprie azioni. Comprese così che per ogni uomo il suo destino è dettato dalle sue scelte precedenti. Nella terza visione comprese che il dolore è frutto di queste cause ed effetto. Non ci può essere esistenza senza dolore e la causa del dolore è il desiderio. Infine, arrivò alla quarta verità: l’eliminazione del desiderio porta alla cessazione del dolore. Con queste quattro verità, Siddharta, aveva raggiunto la Suprema illuminazione, arrivando allo stadio del Nirvana, e si era risvegliato alla sua vera natura.
Allora il Buddha, conseguita la piena consapevolezza, aveva realizzato il DHARMA, vale a dire l’essenza di tutte le cose”.
Facciamo alcune considerazioni:
Anche in questo caso l’illuminato era in uno stato di profonda meditazione, ovvero di subcoscienza.
Il suo obiettivo era di arrivare, mediante il pensiero, all’inconscio del cervello, dove, a suo avviso, ogni uomo ha insito il sapere.
Ha tre visioni. In altre parole, ha ricevuto informazioni da altre persone o altre Entità. E chi gli ha potuto trasmettere tali visioni, se Buddha non accetta la potenza di un Dio onnipotente?
Probabilmente, secondo la nostra teoria, il Buddha, per fortunate strutture del suo cervello, aveva veramente trovato il modo di superare gli schermi d’autodifesa dell’inconscio; ma, nel 600 a.C., non aveva, certamente, le conoscenze medico-scientifiche necessarie per capire la provenienza delle informazioni trovate e riconoscere le trasmissioni telepatiche della rete di cervelli?
Si pone, quindi, ritenendo il Buddha in assoluta buonafede, il dubbio che la sua teoria fosse stata data da una visione parziale della verità e che la sua razionalità avesse successivamente ricostruito, dal mosaico d’informazioni ricevute, correlazioni molto verosimili del mondo, ma non assolute. Ad esempio, la sua visione della reincarnazione poteva essere dovuta al fatto di aver trovato, tramite il suo inconscio, informazioni e visioni di persone ormai morte, e non potendo dare altra spiegazione, era arrivato alle sue conclusioni sul mondo (In ogni caso la reincarnazione faceva parte di una forma di pensiero precedente alla sua nascita, già presente nell’Induismo).

“Il Buddha concepì che nel mondo ad ogni causa segue un effetto e non si può assolutamente sfuggire a questa legge. Ogni parola, ogni azione e ogni pensiero diventano causa; e la totalità di queste cause è il Karma. Da questo ne deriva che ogni cosa, che accade, non è casuale, ma frutto di cause precedenti, anche lontane nel tempo.
Il Karma non è poi solo una legge fisica, ma anche una legge morale, nel senso che una buona parola o un buon pensiero avranno, come conseguenza, un buon effetto; e viceversa per un cattivo pensiero. Ognuno, quindi, per comprendere il presente, deve osservare il passato. Secondo questo pensiero buddista, nemmeno Dio può alterare il principio di causa ed effetto e quindi la redenzione dai peccati per fede, secondo la religione Cristiana, è priva d’ogni fondamento.
Molte scuole di pensiero hanno cercato di spiegare perché alcuni nascono poveri e altri ricchi, diversi si ammalano e altri no, parecchi hanno incidenti prematuri, mentre altri sono fortunati. Sono state elaborate, in merito, diverse teorie tra cui quella che afferma che è il caso che determina tutto. Altra teoria religiosa afferma che tutto è da attribuire all’oscuro disegno Divino. Per il Buddhismo la spiegazione del destino è nel Karma, introducendo il concetto di rinascita, nel senso che le cause, poste durante la nostra vita, avranno effetto nella nostra vita futura quando ci reincarneremo. Ognuno così raccoglierà quanto ha seminato e ciascuno avrà un destino diverso. Si ha, quindi, un ciclo, senza fine, delle rinascite. Per questa ragione è essenziale tentare di arrivare alla conoscenza e all’illuminazione per raccogliere buoni effetti nelle vite future.
Il Buddha ha però dei dubbi sull’opportunità di diffondere questa sua esperienza agli altri uomini, e allora il tentatore Mara lo spinge a suicidarsi; ma il Buddha non cede a questa tentazione e ritornato al cospetto dei cinque asceti, che erano stati suoi maestri, pronuncia il suo primo discorso sulle quattro verità. Si forma, quindi, la prima comunità di monaci, con i cinque asceti precedenti; e dopo solo tre mesi i seguaci sono sessanta.
Per i successivi quarant’anni, la leggenda narra che il Buddha fece moltissimi miracoli.

Il Buddha non nominò mai un suo vero successore, facendo intendere che l’unico maestro fosse la stessa dottrina. Tra i successori sorsero, però, alcune divergenze interpretative e quindi sorsero il Buddhismo Hinayana, il più diffuso Mahayana, l’Amidismo praticato principalmente in Giappone, il Buddhismo Zen, il Vajrayana e il Lamaismo. Secondo quest’ultima dottrina i Lama viventi, seguendo il principio della reincarnazione, sono la manifestazione di Buddha. Dopo la loro morte, quindi, si reincarnano in un bambino appena nato, che viene riconosciuto in base a certi segni particolari; e, di conseguenza, viene nominato immediatamente guida spirituale e temporale della comunità.
Il Buddha, non considerando essenziale la presenza di Dio per la salvezza, non si è mai pronunciato apertamente sulla sua esistenza. Si dice che, una volta, un suo discepolo lo importunò con domande metafisiche riguardanti la grandezza e l’origine dell’universo. Il Buddha rifiutò di dargli una risposta poiché il saperle non aiutava a raggiungere il Nirvana, e quindi erano del tutto secondarie. Poi disse che, di quello che conosceva, aveva rivelato solo una piccola parte, perché il resto non serviva allo scopo principale del suo insegnamento. Vi sono, poi, cinque regole di condotta morale e cioè l’astensione dall’uccidere, dal mentire, dal rubare, tenere una corretta condotta sessuale e non usare sostanze inebrianti. Seguendo queste regole un laico può avere delle rinascite più favorevoli, ma la cosa migliore è farsi monaco per arrivare prima al Nirvana, grazie al maggior tempo a disposizione.
Alcune scuole del suo pensiero hanno voluto identificare in lui la via che indica la salvezza. Egli è, dunque, solo l’ultimo dei Buddha comparsi nella storia dell’umanità.”

Nella realtà buddistica: il termine Sunyata non corrisponde esattamente al concetto di vuoto della lingua italiana; per meglio capirne il significato, dobbiamo pensare a qualcosa che dall’esterno appare gonfio e dilatato, mentre, all’interno, è cavo e vuoto. Da qui nasce la consapevolezza che, dall’esterno, gli oggetti e le cose appaiono reali e dotate di sostanza, mentre in realtà all’interno sono inconsistenti.
La virtù principale del Buddhismo è la benevolenza, la fratellanza e l’amore, senza distinzioni di casta o di classe, di religione o di razza, o di sesso. Quindi amore verso il prossimo; riconoscimento del proprio dolore in quello degli altri, come in un dolore universale che ci rende tutti uniti; e aiutare tutti gli esseri viventi, sia formiche che uomini. Le due virtù della benevolenza e dell’amore, pongono storicamente al primo posto, nel tempo, il Buddhismo come sistema religioso basato sull’amore e sulla fratellanza.
Nel dialogo tra le religioni, il Buddhismo, al pari del Cristianesimo, è tecnicamente più portato.
Oggi, in effetti, il Buddhismo occupa il quarto posto tra le comunità religiose più grandi della terra, dopo il Cristianesimo, l’Islam e l’Induismo; e i suoi seguaci superano abbondantemente i trecentomilioni, sparsi in più di 84 paesi, tra cui Giappone, Tailandia, Birmania, Vietnam, Sri Lanka, Cambogia, Laos e Bhutan.

Prima del Cristianesimo, altri sistemi di pensiero avevano parlato di amore per il prossimo e che questi modi di pensare non erano frutto di una rivelazione divina, come nel nuovo testamento Cristiano, ma provenivano da una rivelazione del proprio io umano.

IL CONFUCIANESIMO.
“Le dottrine del Confucianesimo sono basate su principi etici, sull’arte del saper governare e su una saggezza pratica che coordina le relazioni sociali. Questa dottrina influenzò il modo di vivere cinese e si diffuse poi in Vietnam e in Giappone. Il Confucianesimo non assunse mai i caratteri di una religione, in senso stretto, con una chiesa e un clero. Confucio fu venerato come un maestro e un saggio, ma non ebbe mai la veste di divinità. Numerosi tentativi di divinizzare Confucio e di interpretare questa scuola di pensiero, come religione, fallirono per la natura essenzialmente laica di questa filosofia.
I fondamenti del Confucianesimo si trovano in nove opere (cinque classici e quattro libri), scritte da Confucio e dai suoi discepoli.
Confucio nacque nel 551 a.C., al tempo, della storia cinese, detto delle Primavere ed Autunni.
In questo periodo, in Cina, si stava indebolendo, politicamente, la dinastia reale; e contemporaneamente si stava affermando un potere feudale di principi e nobili, che spesso erano in contrasto e in guerre tra loro.
Confucio, appartenente ad una famiglia di nobili o di sacerdoti, si era posto alle dipendenze della nobile famiglia Qi.
Successivamente, verso i ventidue anni, diventò insegnante, e dopo qualche tempo, intraprese un viaggio nella città, oggi chiamata Luoyang. Qui, si narra, che avrebbe incontrato Lanzi, il fondatore del Taoismo. Dopo alterne vicende politiche del suo principe, ritornò ad insegnare e si propose di riformare religione e politica. Ebbe diverse cariche politiche: governatore, vice ministro dei lavori pubblici e ministro della giustizia. Egli tentò di modificare il modo di pensare degli uomini, insegnando il retto comportamento, in base all’eredità religiosa, spirituale e morale degli antichi.
Uno degli insegnamenti del Confucianesimo è di non contrapporre la natura o il Cielo all’essere umano, ma essere in armonia con il mondo che ci circonda.
Coltivare, quindi, se stessi, la propria salute fisica, mentale e spirituale per autorealizzarsi. Una continuità concentrica che, dall’io, passa per la famiglia, per la comunità, per lo stato, per il mondo e per il trascendente. Il significato dell’esistenza umana è, quindi, di avere uno stile di vita equilibrato e armonioso.
Tra i molti altri insegnamenti, vi è quello di considerare alcune cose sacre, che per altre religioni sono profane.
Tra i seguaci del Confucianesimo, ebbe una grande importanza Mencio, nato nel 390 avanti Cristo. Educato dalla madre e successivamente da un discepolo di Confucio, si assunse il compito di insegnare l’arte dello stato a tutta una classe di funzionari; quindi portò ad un idealismo morale. In seguito, Hsun Tzu, nato nel 298 a.C., trasformò il pensiero confuciano in una speciale ricerca, atta a dare maggior risalto ai riti e all’autorità; contrapponendosi a Mencio, che concepiva la natura umana buona e ottimistica”.
(Evidentemente nel confucianesimo non vi è nessuna attinenza con le nostre teorie).

IL CRISTIANESIMO
Del Cristianesimo analizzeremo solo la vita di due santi: San Francesco D’Assisi e Giovanna D’Arco:
San Francesco è il Santo, che nella storia, più si è avvicinato a Gesù Cristo: discendeva da una famiglia di mercanti di stoffe. Da giovane era un giocatore d’azzardo, un donnaiolo, un uomo cui piaceva divertirsi con i trovatori. Anche quando modificò il suo stile di vita, rimase un poeta e con le sue vecchie caratteristiche di persona gioviale.
In gioventù era sempre stato attratto dai poveri; ma quando un giorno in chiesa ascoltò il Vangelo, in cui Gesù disse ad un giovane ricco di vendere tutti i suoi averi e di donarli ai poveri, per poi seguirlo, capì che questo era ciò che doveva esattamente fare. I suoi genitori, ovviamente, non furono molto contenti e cercarono di convincerlo del contrario; ma Francesco, alla fine, riuscì nel suo intendo.
Francesco, con un gruppo di giovani che credevano in lui, iniziò a vivere di elemosine e fondò l’Ordine dei Frati Minori, successivamente oggi conosciuto come l’ordine dei francescani. Il futuro santo si recò dal Papa per il riconoscimento di questo nuovo ordine, e i suoi rapporti non furono semplici e facili, perché il suo modo di vivere era in netto contrasto con la ricchezza e l’opulenza della Chiesa di quel tempo.
Francesco assunse anche un secondo mandato da Dio, quello di pacificatore, sia tra nobili italiani in guerra tra loro, e sia recandosi in Siria, nel 1219, per intercedere col Sultano musulmano al fine di fermare il massacro della quinta crociata. Raggiunse un accordo, ma, tornato indietro, i crociati lo rifiutarono; e Francesco, mortificato, si convinse che si doveva pregare Dio per la conversione dei Cristiani al vero Cristianesimo, piuttosto che per la sconfitta dei musulmani.
San Francesco fu anche quello che parlava agli uccelli e agli animali e che ammansì il lupo, come se avesse una forza telepatica particolare, che potesse comunicare anche con l’inconscio degli animali.
Santa Giovanna d’Arco, nacque nel 1425 in un villaggio della Lorena e, ben presto, comunicò ai suoi genitori che le voci dei santi e degli angeli l’avevano incaricata di recarsi presso il delfino di Francia, Carlo VI, e di guidare gli eserciti contro gli inglesi che assediavano Orleans. Alla fine, dopo alterne vicissitudini, fu catturata dagli Inglesi e torturata affinché confessasse che le voci che sentiva dentro appartenevano al Demonio e non ai Santi e agli Angeli di Dio. Ella preferì morire sul rogo, anziché rinnegare le voci che sentiva, e che credeva provenissero da Dio. Cinquecento anni dopo la Chiesa la proclamò santa.
Da queste due figure cristiane, traiamo alcune conclusioni: San Francesco, era veramente uno dei Santi più autentici per la sua vera ricerca della pace e per la consapevolezza del bisogno della conversione di coloro che si credono Cristiani, ma che lo sono solo esteriormente. Giovanna d’Arco, poiché era convinta che i Santi e gli Angeli la spronavano ad andare in guerra, invece di convincere gli Inglesi e i Francesi ad arrivare alla pace, forse non era perfettamente in linea con gli insegnamenti di Gesù Cristo. Le voci che, in buona fede, era convinta che venissero da Dio, probabilmente venivano dal profondo del suo Io convinto di agire per il meglio dei suoi concittadini, e che trovava conferma nelle trasmissioni telepatiche che riceveva. Sicuramente aveva torto il clero inglese, che la condannò al rogo, come eretica ed indemoniata. Se avessero avuto conoscenza della teoria del vecchio maestro, forse non avrebbero avuto il coraggio di prendere simili decisioni, anche se sicuramente strumentali.

L’EBRAISMO.“L’Ebraismo ortodosso afferma che Dio ha dato al popolo ebraico la Torah (la legge), sia orale che scritta. Mosè, fondatore della religione, nacque in Egitto, all’epoca in cui Ramesse II divenne faraone. Secondo quanto scritto nel libro dell’Esodo, per sfuggire ad un ordine del faraone, che obbligava gli ebrei ad uccidere i neonati maschi, Mosè fu messo in un cestino di canne e fatto portare via dalla corrente del fiume Nilo. Fu salvato da una delle figlie del faraone e allevato a corte. Da grande, fu costretto a fuggire e fu accolto da pastori, unendosi in matrimonio a Zippora, una delle figlie del sacerdote Jetro. Un giorno Mosè, mentre stava pascolando le pecore, presso il monte Sinai, vide un roveto che bruciava senza consumarsi ed ebbe la prima manifestazione di Dio. Il Dio gli rivelò il proprio nome, “Io sono colui che sono”, e affidò a Mosè l’incarico di liberare gli ebrei dalla schiavitù egiziana. Dopo tale liberazione, il popolo d’Israele raggiunse nuovamente il Sinai, e qui Dio strinse la sacra alleanza con il popolo eletto. La stipulazione di quest’alleanza avviene con il dono delle Tavole della Legge, che erano trasportate, all’interno dell’Arca dell’Alleanza, alla testa delle colonne in marcia. Quando arrivarono alla terra promessa di Canaan, Mosè, a 120 anni, morì prima di attraversare il fiume Giordano”.
La rivelazione di Dio (L’unico dio che è sempre stato e sempre sarà, indipendentemente dal tempo) e della sua legge, viene data a Mosè, dopo aver fissato, a lungo, le fiamme del roveto, che non si consumava.
Abramo è ritenuto il capostipite degli ebrei, mediante il figlio Isacco e degli arabi, mediante il primogenito Ismaele, avuto da una schiava, quando, ancora, la vera moglie era ritenuta sterile.
Intorno al IV millennio a.C., tra i fiumi Tigre ed Eufrate in una zona particolarmente fertile, si stabilirono le cosiddette popolazioni mesopotamiche. Originariamente queste popolazioni erano nomade; ma le condizioni climatiche e le frequenti inondazioni dei fiumi, favorirono il loro insediamento.
Analogamente, in quel periodo, avvenne che altre popolazioni si stabilirono lungo le rive del Nilo in Egitto, dell’Indo e del Gange in India e dell’Huang Ho in estremo oriente.
Nella Mesopotamia, si formarono, per meglio governare i territori e la loro irrigazione, delle città stato, con varie classi sociali stratificate.
Il sovrano d’ogni città era un re-sacerdote, che presiedeva alle divinità protettrici della città.
Verso il 3200 a.C., sorse nel sud della regione, l’antica civiltà dei Sumeri; seguita poi da quella accadica, dei Babilonesi e degli Assiri.
Intorno al IV millennio a.C., quel territorio fu teatro di sconvolgenti inondazioni e di piogge torrenziali, che probabilmente diedero origine alla credenza di quel diluvio universale, citato sia nella religione dei Sumeri e sia nella Bibbia degli israeliti.
Tra le città più importanti dei Sumeri vanno ricordate Eridu, Uruk e Ur.
Secondo il vecchio testamento, Ur è la città dove nacque Abramo; e in questa città fiorì il culto della Luna.
Sempre secondo la Bibbia, Thare, padre di Abramo, lasciò Ur dei Caldei, con i figli ed alcuni parenti, per andare verso la terra di Chanaan. Arrivarono fino alla città Haran e qui vi abitarono.
Dio, allora, disse ad Abramo di lasciare la città di Haran e di dirigersi verso la terra di Chanaan, promettendogli di farlo capo di una grande nazione.
Abramo, che a quel tempo, aveva già settantacinque anni, prese con se la moglie Sara e Lot, figlio di suo fratello, e arrivò fino in Egitto.
Dopo vari episodi, ebbe dalla schiava egiziana Agar, un figlio di nome Ismaele.
Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore gli disse di circoncidersi e di circoncidere il figlio Ismaele e tutti gli uomini che aveva al suo seguito. Secondo Freud, anche lui ebreo, la circoncisione è il sostituto dell’evirazione, che un tempo il padre, nel suo potere assoluto, poteva infliggere ai figli; chi accettava questo simbolo dimostrava di essere pronto a sottomettersi alla volontà del padre, anche a costo del sacrificio più doloroso.
Il Signore, quindi, gli diede un nuovo figlio tramite la vera moglie Sara, e lo fece chiamare Isacco. In seguito, Sara si accorse che Ismaele scherniva Isacco, e convinse Abramo ad allontanare Agar con il figlio. Agar partì dunque verso la solitudine di Bersabea.
Probabilmente, questo fu l’inizio dei contrasti tra arabi ed ebrei; qualcosa che era rimasto nella memoria degli inconsci delle due popolazioni, e che perdura fino ai nostri giorni.

ALTRE CONSIDERAZIONI RELIGIOSE.
Prendiamo in esame il viaggio dei re magi a Gerusalemme per incontrare il nuovo re Gesù. Questi re (maghi ed astrologi) non dovevano essere stati, nelle loro previsioni, molto bravi, visto che invece di andare a Betlemme di Giudea erano andati a Gerusalemme; e, inoltre, avevano chiesto informazioni proprio ad Erode, mettendo così in grave pericolo la vita di Gesù, e provocando una strage di innumerevoli innocenti bambini.
Questa visione della magia (in senso spirituale), che è comune alla maggioranza dei credenti e degli scettici, deve essere superata, tramite la nostra teoria, con una concezione più umana della stessa (un mago o un sensitivo riceve più informazioni della media, ma non sempre riesce ad interpretare, con esattezza, i segni e le visioni che ha a disposizione, o a prevedere tutti gli effetti futuri).
Da qui l’indizio che i re Magi non erano necessariamente illuminati da Dio; ma potevano, invece, aver ricevuto delle informazioni anche di tipo telepatico. Del resto, se accettiamo la nostra teoria, gli Ebrei aspettando un Messia, avevano, sia nella loro coscienza e sia nel loro inconscio, tutte le informazioni e le aspettative relative, che potevano trasmettersi sia in modo ereditario e sia pseudo-telepaticamente. Se vediamo la questione dal punto di vista di un ebreo o di un musulmano (che escludono che Gesù era figlio di Dio, ritenendolo figlio di un uomo mortale), sarebbe stato facile innescare un processo telepatico a catena. Per fare qualche esempio, la Madonna trasmette alla cugina Elisabetta di essere incinta dallo Spirito Santo, e contemporaneamente ne viene a conoscenza Giovanni Battista, che era ancora nel suo grembo. Giovanni Battista inizia a predicare la prossima venuta del Cristo, pur non avendo ancora la consapevolezza che fosse proprio suo pro-cugino; ma, successivamente, lo riconosce prima di battezzarlo (cosa alquanto strana, se tutto fosse solo di carattere divino). Giuseppe, inoltre, potrebbe essere stato influenzato telepaticamente da Maria e, così, lo stesso Gesù Cristo, che, in assoluta buona fede, ha ritenuto di essere il Verbo di Dio, e avendo delle doti eccezionali di medium e sensitivo, ha compiuto miracoli e ha predicato il messaggio che ha ritenuto essere la volontà di Dio. I pastori che adorarono Gesù bambino e i re magi potrebbero far parte di questa trasmissione telepatica a catena, e così in seguito i vari Apostoli, discepoli e miracolati.
Per un musulmano che considera Gesù Cristo uno dei più grandi profeti, ma non il figlio di Dio fatto carne, è più facile credere in un Gesù Cristo profeta, in buona fede, non impostore e che ha detto delle cose vere, ma leggermente travisate; e successivamente corrette da Maometto. Per un Ebreo, infine, Gesù Cristo, secondo questa visione poteva essere solo un uomo eccezionale, ma mortale”.

“In questo modo stiamo affermando che i vari Buddha, Zarathustra, Mani, Maometto, Mosè, induisti, taoisti, profeti di ogni religione, maghi e stregoni, medium e sensitivi, esorcisti e guaritori, pazienti psicoanalizzati, santi operatori di miracoli, etc. non sono stati degli impostori o dei pazzi visionari (tranne al limite uno che conosceva l’unica verità assoluta); ma erano, quasi tutti, in buona fede, perché attingevano le loro conoscenze ed informazioni dal loro INCONSCIO, che era a sua volta collegato con la rete di tutti gli altri inconsci umani; e ciascuno, in base alle informazioni a disposizione, confortato dai propri poteri parapsicologici, era giunto ad una propria verità ed illuminazione?”
“Inoltre, con questa teoria, in base all’esempio precedente su Gesù Cristo e la profezia ebraica del Messia, gli uomini, nell’insieme dei loro inconsci, potrebbero essere in grado di progettare o fantasticare il proprio futuro, renderne partecipi persone come Nostradamus, e influire sui comportamenti successivi per cercare di realizzare quanto progettato. Ad esempio anche l’attacco alle torri gemelle di New York, da parte dei terroristi di Bin Laden, era uno dei possibili futuri presupposti dagli inconsci umani da diversi secoli; e gli autori sono stati ispirati ed indirizzati dalle informazioni provenienti dal loro inconscio. In ogni caso, l’uomo con il suo libero arbitrio, se vuole, può sempre modificare quanto precedentemente progettato”.

Facciamo, però, una precisazione: la telepatia, studiata dal Comitato per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, è quella che intercorre tra due individui allo stato cosciente (ad esempio la lettura del pensiero). Per la nostra teoria, questa è sicuramente quella più difficile da attuare, perché presuppone il superamento di due schermi protettivi (o di corrispondenti ostacoli neuronali del cervello), dal cosciente al subcosciente e all’inconscio, per poi risalire di nuovo, trovando altri due schermi protettivi. I casi in cui avviene sono quindi molto più limitati, e apparentemente casuali, perché spesso presuppongono particolari stati emotivi o di immediato pericolo. Molti altri fenomeni, che sembrano inspiegabili, come nella micropsicanalisi o nei fenomeni sensitivi, presuppongono invece trasmissioni telepatiche solo a livello inconscio, che vengono poi alla coscienza, spesso in modo casuale o indiretto. In questi casi, l’indagine scientifica sperimentale è naturalmente molto limitata e difficilmente attuabile, e i risultati devono essere valutati solo con il metodo statistico (ad esempio un illustre scienziato, Robert Morris, che studia da moltissimi anni i fenomeni telepatici, sembra che stia ottenendo il 47% di risposte esatte, in relazione al 25% teorico che dovrebbe ottenere, se le risposte giuste fossero date solo dal caso). Tra l’altro, a titolo di curiosità, anche il fenomeno che, umoristicamente, è attribuito a quando fischiano le orecchie potrebbe essere spiegato con la stessa teoria di trasmissioni telepatiche tra inconsci, che risalirebbero alla coscienza sotto forma di vibrazioni dell’apparato uditivo. Infine, anche i cosiddetti grandi comunicatori, che arringano le folle, o coloro che plagiano altre persone più deboli, possono servirsi inconsapevolmente di trasmissioni telepatiche che entrano negli uomini, anche attraverso il loro inconscio, e specialmente nelle folle, amplificano il loro potere di convincimento (quando la folla degli Ebrei scelse tra Gesù e Barabba, probabilmente, si verificò un fenomeno del genere.

COESISTENA DELLA TEORIA CON ALTRE RELIGIONI.

“Dal Bing Bang, e dalla formazione dell’universo, delle galassie e dei pianeti, in un ambiente favorevole, sono nate dal carbonio le prime forme di vita (probabilmente unicellulari). Non è assodato se queste primitive forme di vita sono nate sulla terra o vi sono arrivate, dallo spazio, all’interno di meteoriti o comete. Quando l’evoluzione è arrivata a formare il cervello, sia animale che umano, i neuroni collegandosi con gli altri neuroni, mediante trasmissioni elettromagnetiche, hanno incominciato a raccogliere informazioni, mediante i cinque sensi, che si sono depositate nelle varie parti del cervello. Gli scienziati, recentemente, hanno accertato che il più antico fossile ritrovato di un nostro probabile antenato, che ha camminato per primo in modo eretto, aveva un cervello pari a un terzo di quello dell’uomo sapiens e che l’evoluzione, in circa tre milioni di anni, ha fatto sì che arrivasse alle dimensioni attuali, alquanto maggiori del cervello di qualsiasi altro essere vissuto sulla terra, probabilmente perché l’uso delle mani, con tutti gli strumenti che poteva costruire ed adoperare, ha sviluppato molto più velocemente la sua intelligenza. Oggi con gli studi di Kandel, Crick e Koch stiamo per arrivare a conoscere la struttura del pensiero e della coscienza. Nel cervello umano, quindi, nel corso dell’evoluzione, le informazioni si sono depositate nelle parti adibite a ricevere la coscienza, la subcoscienza e l’inconscio. Quelle depositate nell’inconscio non possono facilmente arrivare a livello cosciente, per una specie di schermo o forza di protezione (come affermano gli psicanalisti). Gli inconsci delle persone possono accedere ad un sesto senso, non ancora conosciuto a livello scientifico, con cui possono comunicare tra di loro (gli scambi energetici, scoperti recentemente in micropsicoanalisi, che noi chiamiamo pseudo-telepatia). Con il passare dei millenni il patrimonio di memoria collettiva (in questa rete di cervelli) è cresciuto sempre più in quanto i morti, prima di morire, avevano trasmesso parte delle loro informazioni ai vivi. Per la fenomenologia delle religioni, gli uomini hanno attribuito poteri magici ad oggetti terreni ed astrali, e queste concezioni si sono evolute nel tempo formando le religioni indù, taoiste, sudamericane e tante altre. Certi oggetti e certi luoghi (o meglio le loro immagini conservate nelle memorie) sono divenuti catalizzatori e ricetrasmittenti di onde telepatiche, che influenzano gli inconsci con cui interagiscono. Nei millenni più recenti, sono avvenute le rivelazioni e le illuminazioni, quasi tutte a livello del sesto senso (Buddha mentre era in profonda meditazione, Mosè quando era quasi in uno stato di subcoscienza, mentre era ipnotizzato dalle fiamme di un roveto, Zarathustra, Mani e Maometto in sogno); e dall’insieme di un gran numero d’informazioni, hanno creduto che queste informazioni e teorie illuminate non provenissero da elaborazioni mentali umane, ma da un messaggio divino; né potevano supporre il contrario. Tutto quindi è un’elaborazione di cervelli, in un’evoluzione di nuove aggregazioni d’informazioni, che soddisfano meglio la razionalità umana. Con questa concezione, Dio, dal Bing Bang in poi, poteva, anche, non esistere più.
Se, invece, esiste il Dio dei cristiani, in un momento della storia dell’uomo, profetizzato da alcuni eletti, ha mandato il Suo Unigenito Figlio ad incarnarsi in un uomo, e si è sottoposto a tutte le leggi fisiche, metafisiche ed umane. Gesù Cristo, parola di Dio fatta carne, in quanto Dio, non aveva bisogno di ricevere l’illuminazione pseudo-telepatica, ma, in quanto uomo, si è servito dei mezzi telepatici, conoscendoli meglio di chiunque altro, per operare i miracoli. Alla fine, probabilmente, il Suo corpo si è irradiato in un’altra dimensione (secondo gli studi recenti sulla Sacra Sindone), ed ha continuato per un breve periodo a presentarsi in spirito agli apostoli (non cambierebbe nulla, se prima di passare ad un’altra dimensione divina, avrebbe, sempre mediante onde telepatiche, attivato negli inconsci degli apostoli una serie di visioni future da Lui preordinate).
In merito all’anima, nell’ambito della religione cristiana, si potrebbe supporre che l’anima è un dono di Dio. L’uomo la riceve da Dio non appena inizia, nel suo cervello, un’attività cerebrale. L’anima potrebbe co-presiedere, sia alla volontà che al libero arbitrio, nell’ambito della struttura e delle condizioni del cervello in cui opera e nell’ambito dell’ambiente con il quale interagisce (vedi quadro concettuale di Kandel). Una volta che il cervello ha cessato di vivere, Dio la chiama a se, e la premia se ha cercato di dirigere, insieme alla cosiddetta “mente” il libero arbitrio secondo la sua parola o la castiga nell’inferno se si è lasciata dominare dalle tentazioni del Male. Occorre sottolineare, però, che dal punto strettamente scientifico e biologico è ormai certo che l’anima non è essenziale, e il problema è, quindi, solo legato alla fede personale di ognuno”.

LO SPIRITO SANTO.
Secondo la chiesa Cattolica lo Spirito Santo è l’Amore del Padre e del Figlio. E’ la Divina Carità che uscendo dalla sua intima dimora, si dona, si espande sul mondo intero e si infonde nel cuore degli uomini per elevarli a creature degne di arrivare a “possedere” il Paradiso. La Pentecoste, infatti, non è un manifestazione carismatica isolata, ma un evento che in realtà comincia col primo capitolo della Genesi e si chiuderà con gli ultimi versetti dell’Apocalisse. Ogni pagina della Sacra Scrittura porta l’impronta del S. Spirito, non solo come ispiratore di quelle parole, ma anche come protagonista di ogni manifestazione soprannaturale. Fin dalla creazione del mondo lo S.S. si manifesta come artefice di ordine e di unità, in mezzo al caos degli elementi primordiali: nelle acque aleggiava lo Spirito di Dio (Gn 1,2). E’ sempre lo Spirito che guidava (e guida tuttora) i profeti. Gesù nasce sulla Terra proprio perché lo Spirito adombrò Maria, la piena di Grazia. Simeone annuncia la missione di Gesù e le sofferenze di Maria perché è ripieno di Spirito Santo così come accade ad Elisabetta, che saluta Maria con il “famoso” inno di lode (benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! Lc 1,42) e riconosce Maria come la “madre del mio Signore”. Tutta la vita terrena di Gesù è poi guidata dallo Spirito, in unione al Padre. Il “Paraclito” viene poi riversato con abbondanza, cinquanta giorni dopo la Pasqua, sopra la Chiesa che, nata dal petto squarciato di Cristo, prende forma e vigore. Questa Chiesa, dopo duemila anni di storia e di peccati, non sarebbe ancora in piedi se veramente lo Spirito Santo non la guidasse e la santificasse con la sua potente azione.
Non ci ha lasciato dunque orfani il nostro Gesù quando è salito al cielo, ma ci ha fatto il dono più grande che potevamo mai sperare di ottenere: un Consolatore che abita nei nostri cuori, sempre se rimaniamo in grazia di Dio. Il nostro corpo è, infatti, tempio dello Spirito Santo, lo stesso che farà nuovi i cieli e la terra: non facciamo fuggire via un ospite così “illustre” con i nostri peccati!
La gente prega in modo sbagliato, chiede grazie materiali; pochi domandano il dono dello Spirito Santo. Ma quelli che lo ricevono, ricevono tutto! Lui solo può purificarci, ispirarci, fortificarci. E’ Lui che ci conserva nella pace, nella serenità, nella gioia.
E allora invochiamolo per noi, ma anche per tutti gli altri: egli verrà in ciascuno secondo la misura della nostra disponibilità e farà crescere in ciascuno i segni e i carismi della sua potenza al servizio della Chiesa e dei fratelli. Il Padre che è nei cieli non disdegnerà di effonderci il suo Spirito se noi, con tutto il cuore glielo chiederemo: “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Lc.11,11-13).
La nostra teoria si integra bene con uno SPIRITO (MENTE in latino) SANTO (DISTACCATO in latino) dalle passioni e dagli egoismi individuali, che guida il BENE COMUNE nella rete degli inconsci e supervisiona tutti i fenomeni telepatici.
Lo stesso Papa Benedetto XVI nell’omelia del 03-06-2006 in occasione della vigilia della Pentecoste, paragona l’umanità al CORPO DI CRISTO e lo SPIRITO SANTO come COLUI che ci libera dagli egoismi personali, dandoci la VERA LIBERTA’, e l’UNITA’ nella molteplicità e nella diversità, e il tutto con un amore universale e reciproco (ama il prossimo tuo come te stesso). Il papa aggiunge che il corpo di Cristo (l’umanità) ha poi delle GIUNTURE che sono i Santi e gli operatori del BENE (in accordo alle nostre teorie che vedono nei santi dei GRID (o dei SERVER) da cui si ricevono e si incanalano i vari flussi telepatici, provenienti dai singoli inconsci verso fini comuni, per il bene dell’Umanità.


I ROSACROCE.

Nel sito dell’A.R.C.O. Italiana, Associazione Rosacrociana di Oceanside, questa si presenta come un’associazione con lo scopo di divulgare, attraverso le opere di Max Heindel, quei concetti che favoriscono la comprensione delle leggi che governano l’uomo e l’universo, fornendo, inoltre, risposte significative e soddisfacenti sia sul piano intellettuale che su quello spirituale ai grandi interrogativi umani. Non si definiva una setta e né un’organizzazione religiosa, ma una scuola di pensiero che si sforza di fare del Cristianesimo un vero fattore di evoluzione nel mondo.
L’associazione, inoltre, mette a disposizione dei corsi di filosofia rosacrociana, basate sugli scritti di Max Heindel e dei corsi biblici e d’astrologia.
Tutto questo la fa apparire un’associazione abbastanza trasparente e poco esoterica.
L’altro sito dell’Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce, conosciuto nel mondo con la sigla A.M.O.R.C., sembra invece più misterioso e meno trasparente, anche perché sottolinea di avere un carattere mistico ed iniziatico e non teosofico come il primo.
Si definisce, infatti, come un’organizzazione dedita allo studio dei misteri dell’esistenza, parallelamente alle religioni ufficiali. Precisa, inoltre, che non era e non sarebbe stata mai un movimento di massa, ma piuttosto una fraternità che riunisce uomini e donne interessate più alla filosofia che alla religione. Le sue origini, a loro dire, risalivano alle Scuole di Misteri dell’antico Egitto. Il Faraone Tutmosi III riunì, poi, queste scuole sotto un solo ordine e, dopo un secolo circa, il faraone Amenhotep IV, più noto come Akhenaton e che sposò Nefertiti, istituì un unico insegnamento per i membri annessi a quest’ordine.
Dall’Egitto, l’Ordine si diffuse in Grecia, grazie a filosofi come Pitagora, Talete, Platone, Plutarco e nell’Europa del Medio evo per merito degli alchimisti e dei Templari. L’Ordine, però, si nascose spesso nello svolgere le sue attività, con cicli manifesti di 108 anni. Nel diciassettesimo secolo, l’ordine uscì dall’anonimato pubblicando, in Germania, tre Manifesti. Nel 1909 l’Ordine della Rosa-Croce ha iniziato il suo ciclo attuale d’attività pubblica, ed è presente in tutto il mondo.
Per secoli l’insegnamento rosacrociano era stato tramandato solo oralmente, in luoghi tenuti segreti. In epoca contemporanea si presentava sotto forme di monografie inviate mensilmente ai suoi membri, che trattavano, tra l’altro, delle origini della materia, delle differenti fasi della coscienza umana, delle leggi della vita, della guarigione metafisica, dei centri psichici, dei suoni vocali, del concetto di Dio, dell’Anima Universale, dell’anima dell’uomo e della sua evoluzione, della morte e del dopo vita, della reincarnazione, del karma, del simbolismo universale e dell’alchimia spirituale.
Parallelamente a questi temi, l’insegnamento rosacrociano comprende un gran numero d’esperienze consacrate all’apprendimento di tecniche mistiche (concentrazione, visualizzazione, meditazione, …) e al risveglio di facoltà latenti (intuizione, telepatia, percezione extrasensoriale, telecinesi, radioestesia, chiaroveggenza, chiarudenza, proiezione psichica, ecc.).

Un parallelismo con la nostra teoria è dato dal fatto che i Rosacroce consideravano Gesù Cristo, Mosè, Lao-Tzè, Krisna, Zoroastro, Buddha, Maometto come persone illuminate, in un’evoluzione spirituale, a cui Dio aveva rivelato, nel tempo, parte di una Conoscenza Assoluta, in quanto persone elette. Evidentemente, per la nostra teoria, forse con la sola esclusione di Gesù Cristo, tutte queste persone, compresi i Rosacroce, avevano percepito un aspetto di un’unica verità, che si poneva al di sopra delle religioni, della razionalità, del misticismo, dello spiritualismo, della parapsicologia, della magia, del paranormale, della psicanalisi e delle neuroscienze, dandone una lettura unitaria. Una verità così al di sopra dell’immaginazione di presunti abitanti di Atlantide, di Egiziani, di antichi Greci e di personaggi medievali, che solo un nostro contemporaneo, dopo Freud e Jung, poteva abbracciare.

Il concetto di un’unica verità dalle tante facce, come quella di un diamante, di cui ognuno aveva colto un aspetto, è condivisa dal pensiero rosacrociano, che anzi crede nell’evoluzione del pensiero stesso e di un suo continuo arricchimento nei secoli (non, quindi, una concezione profetica, monolitica e immodificabile) e, inoltre, che un’entità soprannaturale e divina guida dall’alto l’evoluzione del pensiero, scegliendo gli uomini predestinati a farlo.
Tutta la nostra ricerca è, in effetti, tesa alla ricerca sia di osservazioni oggettive di carattere sperimentale, quindi indiscutibili (la cui interpretazione può essere, però, soggettiva) e sia degli eventuali fatti, sempre di carattere sperimentale, che, non interpretati alla luce della nuova concezione della realtà in cui operano le trasmissioni telepatiche tra inconsci, possono essere stati travisati, in passato, nella loro interpretazione e possono, quindi, aver generato la nascita di religioni, filosofie, scuole di pensiero e credenze parapsicologiche o mistiche.

LA MAGIA IN GENERALE.

La Magia è definita come l’arte di dominare le forze della natura e della vita e il mago interveniva quando si richiedeva un dominio sulle forze della natura per virtù di mezzi occulti di cui disponeva per eredità o per investitura iniziatica.
Per gli antichi Egiziani, e successivamente per i Greci, anche le divinità maggiori potevano essere esorcizzate dal mago che ne conosceva il vero nome e sapeva invocarle con la giusta voce. Scrivere un nome in caratteri geroglifici equivaleva non solo a disegnarne la sua immagine, ma anche a consentirgli una voce personale, una specie di anima; così le iscrizioni malefiche, che entravano nelle iscrizioni delle tombe, dovevano essere mutilate affinché non potessero nuocere al defunto.
La parola scritta o parlata, che dava forza ai talismani, aveva per il mago un potere tremendo sugli esseri che voleva asservire, specialmente se potevano essere esorcizzati con il loro vero nome.
L’incantesimo era, parimenti, una formula magica modulata diretta a provocare il danno altrui.
La teurgia, considerata opera divina, consisteva nell’intervento di geni benefici per ottenere degli effetti che non erano raggiungibili con i mezzi a disposizione dei mortali nella cura delle malattie dell’anima e del corpo. Alla teurgia pagana i cristiani opposero, successivamente, la taumaturgia, la quale otteneva gli stessi risultati col miracolo.
Il più importante mezzo d’incantesimo era lo scongiuro, il cui rapporto con la preghiera era analogo a quello tra magia e religione.
Tralasciando il resto del testo, l’Ingegner Luciano trasse le seguenti conclusioni:
“I poteri magici (o dal nostro punto di vista psichici, tali da influire sull’inconscio) potevano essere a disposizione del mago per eredità (ovvero innati) o acquisiti per investitura iniziatica (in accordo con l’affiliazione dei Rosacroce).
Anche gli dei di quel tempo, considerati, spesso, più propriamente dai greci come passioni (Marte = Aggressività; Venere = Amore; Giove = Dominazione) potevano essere esorcizzati e dominati se si conosceva e si pronunciava correttamente il loro nome. In altri termini, nel parallelismo tra computer ed inconscio, collegato come reti informatiche moderne, la potenza delle trasmissioni nei vari inconsci si propagava e giungeva con maggiore potenza, se il vero nome era correttamente pronunciato, come se fosse più facilmente percepito, riconosciuto, sintonizzato e ritrasmesso. Analogamente per gli scritti, le rappresentazioni simboliche e i geroglifici.
Lo scongiuro equivaleva, negli effetti, alla preghiera, come contenuto di concetti informativi, trasmessi con grande intensità e di facile intuizione.
Una loro precisa modalità di attuazione faceva, quindi, optare più per forme di trasmissioni telepatiche umane che per interventi di Dio, che con la sua onnipotenza non avrebbe avuto il bisogno di sottostare a regole così dettagliate.
L’intervento dei geni benefici nella teurgia per la guarigione di malattie (antecedente al concetto cristiano di taumaturgia, che otteneva gli stessi effetti con il miracolo) poteva essere interpretato come l’intervento di facoltà inconscie della psiche per stimolare intensamente e selettivamente centri umani di autodifesa e di autoguarigione del corpo umano stesso (mediante attivazione di geni latenti, con nuove secrezioni di proteine, enzimi, produzione di anticorpi e rigenerazione cellulare).
In questa visione, una guarigione poteva essere l’effetto di poteri psichici, senza un necessario intervento divino; mentre, al contrario, miracoli come la ricrescita di un arto o un’autentica resurrezione necessitavano di un intervento divino. Da qui la distinzione di persone che operavano in modo del tutto eccezionale, come Gesù Cristo da una parte e classici guaritori, pranoterapeuti ed esorcisti dall’altra (che potevano avere solo delle doti psichiche e sottostare a precise modalità operative, senza che le loro azioni fossero costantemente guidate da Dio). In tal modo si giustificavano, anche, i richiami, le sospensioni e le scomuniche che spesso l’alta gerarchia ecclesiastica cattolica era chiamata ad operare su preti guaritori-esorcisti che deviavano, anche se in buona fede, dalla dottrina ufficiale.

LA MASSONERIA
La massoneria si presenta come entità e come fenomeno non riducibile alla sola dimensione ideologica o sociopolitica né alla sola dimensione iniziatica e spirituale.
L’esoterismo è a tutti gli effetti l’universo sommerso della massoneria, filo conduttore unitario e comune denominatore della sua universalità e del suo cosmopolitismo.
Quando dopo il 1717 si verificò la diffusione della moderna massoneria inglese sul continente europeo, nei diversi Paesi non avvenne alcun travaso dalle preesistenti corporazioni di mestiere alla nuova organizzazione, che era ed è da considerare una diretta filiazione inglese.
Nei quasi tre secoli trascorsi dalla fondazione della Gran Loggia di Londra (1717) sono state proposte varie teorie a spiegazione della specificità di essa rispetto a tutte le altre organizzazioni di mestiere, consistente nel suo patrimonio simbolico ed esoterico. Sono stati chiamati in causa il sacerdozio egiziano, i misteri eleusini, i pitagorici, gli esseni, le sette gnostiche e zoroastriane, il mitraismo, i druidi, il sufismo persiano e arabo, la qabbalah ebraica, i Templari, i catari, i Fedeli d’Amore, gli alchimisti, l’ermetismo rinascimentale, i Rosa Croce: in breve, l’intero retroterra esoterico della civiltà occidentale e orientale.
La massoneria si richiama a una tradizione iniziatica, trasmessa da uomo a uomo fin da epoche immemorabili, e perciò tale che la sua fondazione non può essere situata in un’epoca storicamente determinata né essere attribuita all’opera di un singolo uomo o gruppo di uomini. Conforme a questi presupposti, le origini della massoneria sono leggendarie o mitiche e, nella sua interna concezione, l’iniziazione muratoria non differisce dalle iniziazioni delle età più antiche. .
Ne consegue che accanto alla storia reale della massoneria ne sussiste un’altra che prescinde dal dato documentario e s’inscrive in un orizzonte diverso, nel quale i nomi, le date e gli avvenimenti s’inseriscono nella dimensione sacrale del simbolo e acquistano un significato “altro” rispetto a quello profano.
La Massoneria è Società iniziatica e non “società segreta”, la libera muratoria si fonda tuttavia su un “segreto”, cioè su un contenuto “non comunicabile” e “non esprimibile”, la cui conoscenza è possibile soltanto attraverso l’esperienza vissuta dell’iniziazione. Curiosamente una delle migliori definizioni del segreto iniziatico è dovuta all’avventuriero veneziano Giacomo Casanova, come questi la espose nelle sue Memorie:
Coloro che si determinano a farsi iniziare liberi muratori soltanto per pervenire a conoscere il segreto, possono sbagliarsi, perché può capitar loro di vivere cinquant’anni maestri muratori senza mai giungere a penetrare il segreto di questa confraternita…
Il segreto della libera muratoria è inviolabile per sua propria natura, perché il libero muratore che lo conosce, lo conosce soltanto per averlo indovinato. Egli non lo ha appreso da alcuno. L’ha scoperto a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare e di dedurre. Quando egli vi è pervenuto, si guarda bene dal partecipare la sua scoperta a chicchessia, fosse anche il suo miglior amico massone, poiché, se costui non ha avuto il talento di penetrare il segreto, non avrà neppure quello di trarne partito apprendendolo oralmente. Questo segreto sarà dunque sempre un segreto.
Tutto quello che si fa in loggia deve essere segreto; ma coloro i quali per una disonesta indiscrezione non si sono fatto scrupolo di rivelare ciò che vi si fa, non hanno certo rivelato l’essenziale. Come avrebbero potuto rivelarlo se non lo conoscevano? Se l’avessero compreso, non avrebbero rivelato le cerimonie.
Codesto segreto concerne quindi gli elementi propri dell’iniziazione e del suo apparato simbolico-rituale, e non già ipotetiche attività svolte clandestinamente al riparo del Tempio, inconfessabili perché disdicevoli sotto il profilo morale e giuridico. Altra cosa è la riservatezza, ossia la facoltà di ogni associazione liberamente costituita di pubblicizzare o di non pubblicizzare le sue attività, quando non siano illecite o vietate dall’ordinamento giuridico. Lo scopo dichiarato e autentico dell’iniziazione muratoria è il perfezionamento spirituale del singolo individuo. Infatti, essa consiste nell’ammissione del candidato in un Tempio, ossia in un luogo esplicitamente sacro, che si pone a ricordo e a perpetuazione del Tempio di Gerusalemme. Mentre quello era consacrato a YHVH, il Dio dell’Antico Testamento, questo è costruito “alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo”, nomen di sostituzione che si conforma a un tempo all’impronunciabilità del Nome divino, alle origini di mestiere della muratoria e del suo patrimonio simbolico, e all’universalismo proprio dell’esoterismo. Corollari e conseguenza logica di questa primaria finalità sono gli scopi del perfezionamento morale del singolo e l’estensione di siffatta opera di perfezionamento, sul duplice piano spirituale/morale, all’intera società, intesa come “umana famiglia”.
Carattere peculiare ancorché non esclusivo dell’iniziazione muratoria è la sua dimensione collettiva: l’iniziazione è conferita al candidato da una collettività di iniziati e dà initium a un percorso conoscitivo di natura esoterica che prevede periodici momenti di confronto e di lavoro comune nell’unità-loggia, secondo un piano scandito da un preciso rituale e da un apparato di simboli, la cui funzione è quella di rivelarsi gradualmente al singolo iniziato e alla sua comprensione, che va progressivamente affinata mediante sforzi individuali, nei quali è dato avvalersi dell’esempio fornito dagli altri iniziati e, ove necessario e possibile, della loro assistenza.
Per la cronaca, mentre nella LOGGIA REGOLARE di RITO SCOZZESE ANTICO ED ACCETTATO vi sono 33 gradi, suddivisi in MASSONERIA ZZZURRA (dal 1° al 3°), MASSONRIA ROSSA (dal 4° al 18°), MASSONERIA NERA (dal 19° al 30°) e MASSONERIA BIANCA (dal 31° al 33°); nella MASSONERIA EGIZIANA, vi sono 99 gradi e il 96esimo è il più alto a carattere nazionale.
La Massoneria, dal nostro punto di vista, pur avendo acquisito molti segreti e verità esoteriche (ad esempio il concetto di FAMIGLIA UMANA, è sempre una faccia del DIAMANTE DELLA VERITA’ (diamante dalle molte facce) e viene superata, e conglobata, anche perché di carattere spirituale e non incoscio-telepatico, come tutte le altre religioni e filosofie precedenti, nella NOSTRA TEORIA, che unifica e riunisce tutto.

La nostra teoria non esclude che i vertici piramidali dei Rosacroce e dei massoni possano conoscere come indirizzare (al pari di un GRID) gli inconsci dei propri adepti per fini segreti (ovvero non conosciuti dagli adepti di grado inferiore); e questo problema reale si pone anche per la diffusione delle teorie a tutti gli uomini (non si esclude la probabilità che gruppi oligarchici possano sfruttarle per fini egoistici e personali). E’ diffusa infatti l’opinione che tutti i componenti di grado inferiore al 32° siano deliberatamente ingannati sui veri scopi della massoneria. Sembra che anche Freud abbia fatto parte di una loggia massonica ebraica segreta, e per questo conoscesse così bene l’inconscio, che si ritrova nella CABALA EBRAICA.

LA PSICOANALISI

Un argomento, quasi basilare, della psicanalisi è il mito di Edipo. Edipo, tra l’altro, si imbatte nella sfinge, un pericoloso mostro che divorava qualunque persona che incontrava e che non sapesse rispondere al suo indovinello: “Chi è quell’essere che al mattino cammina a quattro zampe, su due zampe al mezzogiorno e su tre alla sera ed è tanto più debole quante più zampe ha”. Secondo una pubblicazione del dottor Zangrilli, nessuno prima di Edipo era stato in grado di risolvere l’enigma perché si prova una certa resistenza ad ammettere la fragilità dell’essere umano, la caducità della vita e la rappresentazione angosciosa della parabola discendente, che produce una reazione di diniego che acceca la mente ed impedisce la presa di coscienza della cruda realtà. Facendo un parallelismo, nessuno, probabilmente, aveva pensato a questa nuova teoria, perché avrebbe dovuto ammettere che tutto il pensiero umano, in passato, era stato frutto di travisamenti e per autostima del genere umano, a cui apparteneva, sarebbe stato duro ammettere che le enormi cattedrali del pensiero erano state costruite su fondamenta inconsistenti.
Vediamo altri parallelismi tra la nuova teoria e la rappresentazione antropomorfica del conflitto vitale nel mito di Edipo. Il re Laio, padre di Edipo, aveva rapito Crisippo, il figlio del re Pelope, perché se ne era innamorato, e per questo gesto tutta la sua stirpe fu maledetta. In tal senso Edipo, appartenente ad una stirpe maledetta, sconta delle colpe non sue. Secondo il dottor Zangrilli, la maledizione potrebbe essere intesa come un’informazione (traccia energetica) patogena ereditaria. Nella nostra teoria la maledizione assume una potenza ancora più distruttiva, in quanto nell’inconscio della stirpe vi è tale traccia energetica di forza negativa che si manifesta anche agli inconsci delle altre persone che interagiscono nella vita reale, e gli effetti complessivi non possono essere che negativi. Quindi un’autosuggestione di negatività, che influenza e suggestiona, inconsapevolmente, anche le persone con cui si interagisce.
Laio, nel mito, tornato a Tebe sposa Giocoasta ed un oracolo lo avverte che un figlio nato da Giocoasta lo avrebbe ucciso. L’oracolo, classicamente, è una voce misteriosa d’origine divina che predice il futuro; mentre dal punto di vista psicanalitico è la capacità di apprendere, spesso sotto forma di un improvviso flash di riconoscimento, la natura di una situazione inconscia. In quest’ultima interpretazione la psicanalisi sembra coincidere, in modo impressionante, con la teoria del vecchio maestro, che anzi arriva a teorizzare che nella rete d’inconsci è già presente l’ipotesi di un probabile futuro, che alcuni cosiddetti veggenti o sensitivi possono leggere.
“Il dottor Zangrilli nella sua pubblicazione cita l’ipotesi di Darwin del 1874 che presupponeva che, in tempi remoti, in condizioni estreme e per la conservazione della specie, in un’organizzazione sociale, denominata Orda primordiale, formata da piccoli gruppi di uomini, dominava un uomo forte, violento e geloso che si accaparrava tutte le donne, tenendole lontane dai propri figli maschi e quando questi, per pulsioni sessuali verso la madre e le sorelle, minacciavano la sua autorità, arrivava ad evirarli. Da qui la nascita ancestrale del complesso di Edipo (pulsazioni inconsce sessuali verso la propria madre e spinte aggressive-distruttive verso il padre) e della successiva circoncisione ebraica (simbolicamente segno di evirazione e di sottomissione al padre-padrone). Nella nostra teoria queste informazioni filogenetiche di carattere ereditario, possono derivare oltre che dal DNA-psichico teorizzato da Freud, da trasmissioni energetiche già dall’utero materno. .
Nicola Peluffo fa un’analogia tra il problema della natura duale della luce (onda/corpuscolo), che fu risolto da Dirac con la teoria quantistica dei campi. Questa spiegazione, però, non fu sufficiente ad alcuni cosiddetti “uomini colti” che non accettavano uno strumento matematico per spiegare un mistero di carattere ordinario. Lo studioso definisce questi scettici come soggetti al complesso di Sirio, ovvero a coloro che negano l’esistenza del compagno oscuro della stella, solo perché non è visibile, anche se la sua realtà è provata dalle leggi di gravità. Il Dottor Peluffo continua, affermando, che all’epoca di Silvio Fanti, fu scandaloso per molti “uomini colti” prendere, analogamente, in considerazione gli aspetti energetici dei conflitti e il loro propagarsi nel vuoto, organizzandosi in tentativi aleatoriamente contrastanti e privi di scopo.
Il dottor Nicola Peluffo ritiene che l’interazione nella vita reale di persone che, in epoche diverse della vita del soggetto, erano state depositarie di traslazioni che ripetevano rapporti con elementi accaduti nel periodo in cui il soggetto aveva abitato in quella determinata casa della sua infanzia, poi rivisitata insieme alla micropsicoanalista, metta in moto processi energetici che si possono paragonare a quelli per i quali un personaggio conosciuto o sconosciuto entra a far parte della nostra vita onirica.
Aggiunge che, a suo parere, la vita è un sogno in cui i personaggi entrano a caso in rapporti che si costituiscono in forme che, quando l’evento traumatico sia oggettivamente o soggettivamente catastrofico tendono a riprodursi; quindi cellule psicomateriali che si possono chiamare immagini.”
Il ragionamento del Dottor Peluffo, anche se di notevole profondità e, basato su moderne ed acclarate cognizioni di fisica energetica, non ci sembra tutto persuasivo. Si basa, infatti, su un falso concetto matematico, ovvero che verificati gli effetti, l’individuazione della causa doveva essere necessariamente univoca. Dal punto di vista accademico, infatti, gli stessi effetti gravitazionali dell’ipotetico compagno di Sirio potevano essere dovuti a una serie di compagni più piccoli, o, non mettendo limite alla fantasia, ad un’immensa stazione artificiale extraterreste che avrebbe prodotto la stessa forza di gravità. L’ipotesi di un unico compagno oscuro di Sirio è, però, in base alle attuali conoscenze, quella di gran lunga più probabile.
In analogia, l’esistenza oggettiva di trasmissioni energetiche tra inconsci, in base alle conoscenze scientifiche, al tempo della scoperta del Dottor Silvio Fanti, doveva essere ricercata, in modo unidirezionale, nei conflitti energetici di carattere traumatico e nel loro propagarsi nel vuoto. Alla luce della nostra teoria, invece, partendo da un immenso e più vasto campione di altri fenomeni similari di trasmissioni telepatiche tra inconsci, anche se non tutti verificati in modo rigorosamente sperimentale, si arriva alla conclusione che la necessità del trauma e del rimosso riportato alla coscienza non sia più l’unica causa possibile, in quanto, molto più probabilmente, tali trasmissioni telepatiche avvengono normalmente anche senza di esso (anche se ancora non si conoscono le loro micro-modalità energetiche).
Un’altra riflessione interessante è quella concernente l’aspetto psicosomatico della micropsicanalisi. Secondo il dottor Zangrilli, la ripetizione di malattie che colpiscono stesse parti, regioni ed organi dell’organismo di vari discendenti è la risultante di un’azione filogenetica, che agendo sul piano somatico, fa di alcuni punti fonte e meta di un investimento co-pulsionale continuo.
Il processo canceroso fornisce, quindi, l’esempio più visibile, in quanto si evidenziava la spiccata autarchia delle cellule neoplastiche. La cellula tumorale si comporta come un interruttore bloccato sulla posizione di accensione e si svincola dalla strategia globale dell’organismo. Spesso le persone colpite da tumore, sono persone che vivono in uno stato continuo di sovratensione pulsionali e tendono a scaricare su una parte del corpo la propria sesso-aggressività.
Analogie, quindi, con la nostra teoria che possono essere riscontrate sia nella trasmissione ereditaria di processi pulsionali e sia nelle guarigioni pseudo-miracolose di molti tumori e malattie degenerative degli organi e del sangue, che possono avere una causa psicosomatica, su cui poter intervenire psichicamente, a livello inconscio, per invertire o interrompere il processo neoplastico-degenerativo delle cellule interessate.

I COMPUTER E LA RETE INTERNET.
La nostra teoria considera i computer e la rete internet, come la “brutta copia” di una rete d’inconsci molto più evoluta, che esisteva, almeno, da duecentomila anni (ovvero da quando i primi esseri umani avevano incominciato ad avere una coscienza) e a cui si erano ispirati, inconsapevolmente, gli stessi presunti ideatori nel campo informatico. Sembra essere consequenziale che tanto più la rete internet e l’informatica in generale, si evolverà e tanto più si avvicinerà all’originale.
Inoltre s’ipotizza la costruzione di microchip sempre più piccoli e potenti e, non si esclude, che quando la miniaturizzazione dei circuiti potrebbe essere bloccata dalle leggi della fisica, comincerà l’era dei biochip, i processori biologici e di quelli quantistici. Per l’informatica, quindi, un futuro sempre più simile all’originale già esistente in natura.

Già esistono e si saranno sempre più diffuse le griglie computazionali, meglio conosciute con il termine inglese GRID (delle strutture sia di hardware sia di software, alle quali chiunque potrà attingere risorse e applicazioni o, al contrario, inviare dati e informazioni affinché siano processati, controllati e confrontati tra loro e con quanto memorizzato nella stessa rete internet; e tutto questo anche utilizzando centinaia di migliaia di computer sparsi in tutto il mondo, aggregati e collegati tra loro in remoto). Questo nuovo progresso dell’informatica e la possibilità che nella stessa rete potessero operare più grid contemporaneamente, anche per elaborare programmi e progetti, in contrasto tra loro, faceva supporre che nella rete degli inconsci, in analogia a quanto abbiamo visto che avviene in micropsicoanalisi, potessero operare gruppi di progetti alternativi, che come in un sogno, agissero poi nella vita reale, scritturando attori (persone) inconsapevoli, per realizzare “il futuro” progettato ed ipotizzato. Al limite, anche, una probabile concezione, in senso informatico, del MALE e del BENE (uno guidato dall’esaltazione degli istinti, delle passioni, dalla ribellione alle leggi, dalla tentazione latente dell’autodistruzione e dagli egoismi personali) e l’altro guidato dal perseguimento del bene comune di tutta l’umanità, anche a costo di sacrifici personali (e anche con estremi atti di generosità e d’altruismo).

In questa visione del perseguimento del bene comune di tutta l’umanità, al di sopra di ogni dubbio, era prioritario il bene della pace e il nuovo incontro promosso, ai primi di settembre 2003, dalla comunità di Sant’Egidio tra i patriarchi delle principali religioni ad Aachen (l’Aquisgrana di Carlo Magno) con l’intento “Vocazione delle religioni è acqua che spegne il fuoco della guerra e non benzina sugli incendi” si riallacciava idealmente al primo incontro similare tenuto ad Assisi nel 1986. Non era, come avevano sottolineato tutti gli invitati, un sincretismo di varie religioni, ma la comune presa di coscienza di una delle facce della verità: la preghiera, come strumento vigoroso, per perseguire il bene comune ed incidere sugli avvenimenti futuri, anche se ognuno pregava il proprio dio o le proprie divinità. La nostra teoria sotto quest’aspetto, concorda perfettamente e spiega anche il perché.

Da un articolo di Iakov Levi, del due marzo del 2002, con il titolo “Un contributo alla discussione tra Freud e Jung”, ricaviamo altre importanti riflessioni.
“Il Levi afferma che Jung contravviene seriamente al suo principio di prendere per norma solo la verità e non il sentimento morale; e per sottrarsi all’autorità di Freud, cerca di prescindere dall’evidenza empirica, per rivolgersi a quello che era sempre stato il punto forte della cultura occidentale: la filosofia.
La tesi portata avanti è che la società occidentale aveva superato la fedeltà al padre e aveva rotto i legami con il capo tribù autoritario, organizzandosi in una struttura sociale a “Polis”, che la liberava dall’autorità della Legge del Padre e apriva la strada alla filosofia e alla metafisica; così Jung si ribella a Freud e al posto di una “legge” che si basi sulle pulsioni, fonda una teoria che si basa sull’astrazione e su una metafisica trascendentale. Jung fa un serio passo indietro dal punto di vista scientifico, anche in rapporto a Copernico, Leonardo, Galileo e Newton. L’autore, tra l’altro ebreo come Freud, sottolinea che per la verità è anche peggio che Jung attribuisca all’inconscio addirittura tendenze morali. A una teoria “ebraica” delle pulsioni, Jung sostituisce la teoria occidentale degli archetipi. Allo specifico sostituisce il generale. A una scienza che si basa sull’osservazione che viene dal basso, una filosofia metafisica. Al codice della Legge, la filosofia come morale.”

Freud aveva fondato la sua psicoanalisi su delle osservazioni empiriche, concentrandosi sul singolo individuo e sulla sua eredità psichica (tanto da ipotizzare il suo temerario DNA-Psichico), ed aveva tralasciato i fenomeni di interazione tra inconsci (telepatia, chiaroveggenza, scritturazione inconscia di uomini a realizzare un progetto: rimandando ai posteri la formulazione di una teoria soddisfacente, di cui, ai suoi tempi, non aveva ancora i mezzi per formularla). Jung, invece, a differenza di quanto sostiene Iakov Levi, dalle sue osservazioni altrettanto empiriche, capisce che gli inconsci interagiscono tra loro; non chiude gli occhi su questa realtà ed è costretto a ricorrere alla metafisica occidentale per formulare una teoria accettabile (in cui, giustamente, compare anche la morale).
Jung, dunque, aveva fatto le giuste osservazioni empiriche, ma aveva sbagliato la via per comprenderle. L’unica via di una possibile interazione tra gli inconsci, se si esclude la metafisica, è, infatti, quella della nostra teoria (la rete degli inconsci, simile alla rete internet già esistente, per la quale, probabilmente, ha fatto da modello).
La nostra teoria rappresenta, quindi, con la sua terza via, l’anello di congiunzione tra Freud e Jung e delle relative osservazioni empiriche; e l’anello di congiunzione tra tutte le filosofie e teologie del passato con la realtà empirica di Copernico, Leonardo, Galileo e Newton.
Facciamo altre riflessioni:
“Come per Freud, le ricerche in campo psicoanalitico hanno, per Jung, un carattere fortemente empirico e l’indagine procede dall’osservazione della prassi. Sulla base dell’osservazione empirica, Jung individua nelle manifestazioni nevrotiche e psicotiche una dinamica e una finalità ben più complesse di quanto in precedenza fossero loro state attribuite. Fondamentale, per il grande medico svizzero, è la scoperta riguardante il “senso” dei sintomi nevrotici e psicotici e, più in generale, delle manifestazioni psichiche inconsce (lapsus, sogni, ecc.) sino allora ritenute prive di qualsiasi significato analogico. I sogni, in particolare, hanno un carattere rivelativo e profetico. Jung si interessa anche di spiritismo e partecipa a sedute spiritiche, raccogliendo esperienze che, successivamente, utilizza nella tesi di laurea, “Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti”, e in cui sottolinea la sorprendente somiglianza fra il sistema descritto, in trance, da una medium e alcuni sistemi gnostici dell’antichità. Se Freud interpreta la religione come una nevrosi, Jung costata l’esistenza di somiglianze fra il materiale prodotto dai pazienti e i temi della mitologia e cerca di cogliere l’elemento profondamente esistenziale, e in ultima analisi religioso, dei disturbi psichici. Nel corso degli anni si dedica allo studio dello gnosticismo, dell’alchimia e della mitologia di popoli antichi e primitivi, considerati come proiezioni molteplici degli archetipi, cioè dei contenuti inconsci comuni a tutta l’umanità. Nel volume “La struttura della psiche”, del 1931, Jung distingue nella psiche tre strati: 1) La coscienza; 2) L’inconscio personale; 3) L’inconscio collettivo, che è un patrimonio ereditario di possibilità rappresentative non individuale, ma comune a tutti gli uomini e forse a tutti gli animali, e costituisce la vera e propria base della psiche individuale. Nel volume “Istinto e Inconscio”, del 1919, egli descrive l’inconscio collettivo come la somma degli istinti, cioè delle “forme tipiche dell’agire” e degli archetipi, “forme tipiche della comprensione”. Gli archetipi non sono forme di natura spirituale, ma forme immanenti alla materia in cui si sono sviluppati nel corso prima dell’evoluzione e poi nella storia, e sono contenuti nel patrimonio genetico dell’uomo (la loro origine, per Jung, non è spiegabile se non supponendo che sono sedimenti di esperienze sempre ripetute dall’umanità).
Jung riprende poi alcune teorie del teosofo svedese Swedenborg: “In un certo modo noi siamo parte di una grande anima unitaria, o meglio di un unico, immenso essere umano”. La dimensione personale dell’uomo non viene considerata autonoma e reale, ma artificiale, una specie d’interfaccia fra l’inconscio collettivo e la società. La psicologia analitica, fondata da Jung, da un lato ha una grande considerazione per la religione, considerata come espressione e formulazione di archetipi, e riconosce l’importanza dei riti religiosi, che consentirebbero a tutti, indipendentemente dalle loro capacità, di vivere certi archetipi; dall’altro lato critica severamente le pretese metafisiche delle religioni. Per Jung l’esperienza religiosa è di natura psichica, una ierofania, all’interno della psiche, di archetipi e di potenze esterne all’Io cosciente, ma intrapsichiche. Nel volume “Psicologia e religione”, del 1940, egli considera la fede nell’esistenza di esseri spirituali solo come proiezione all’esterno di potenze interiori di natura meramente psicologica. In conclusione, la psicologia analitica di Jung si distingue nettamente dalla psicoanalisi di Freud per il suo atteggiamento positivo nei confronti della religione, grazie al quale ha conquistato molte simpatie in ambienti religiosi. Infatti, l’affermazione dell’esistenza, anche se solamente psicologica, di certi archetipi religiosi può costituire la base per un dialogo interdisciplinare, perché lo studio comparato di diverse forme di spiritualità offre punti stimolanti; ma non si deve dimenticare che Jung considera la metafisica unicamente come una proiezione e professa una religiosità immanentistica.

Probabilmente se Jung fosse vissuto, ai nostri giorni, e fosse stato a conoscenza del mondo dell’informatica e della rete internet, sarebbe arrivato alle nostre stesse conclusioni; ma, purtroppo per lui, così non è stato. La teoria della rete degli inconsci, per sua natura, vede l’inconscio collettivo non come qualcosa di unitario come Jung, ma come sommatoria dell’inconscio di tanti singoli cervelli, che non necessariamente devono essere tutti attivati all’unisono e con lo stesso pensiero o programma; ma che si attivano anche a gruppi, tra loro in contrasto, in una continua metamorfosi, influenzata anche dalle esperienze singole e collettive, dal libero arbitrio dei singoli uomini e dalla morte e nascita di altri esseri umani. Questo può spiegare meglio la molteplicità e la coesistenza delle religioni, dei riti, e dei simbolismi magici; il meccanismo della lotta tra il bene e del male; i vari gradi di affinità tra fratelli gemelli, tribù e popoli (con miti e leggende specifici); e soprattutto colloca l’inconscio collettivo non in un posto indefinito (o metafisico), ma nella rete degli inconsci (in un senso, quindi, prettamente materialistico).

Esaminiamo la posizione ufficiale, dominante e aggiornata del mondo scientifico sul cosiddetto “sesto senso” e sulle “intuizioni”. Molti premi Nobel (ben 72 su 83) ammettono che molte scoperte nascono da intuizioni giunte nel sonno, nel dormiveglia, o soprappensiero, mentre si compiono azioni ripetitive. Il grande matematico francese Jules Henri Poincarè disse: “Con la logica dimostriamo ciò che con l’intuizione abbiamo scoperto”. Poincarè parla di una fase di incubazione, in cui il ricercatore “dimentica” i dati del problema, mentre il suo cervello continua a rimuginarli, formando miriadi di combinazioni. Poi, quando meno la si aspetta, nell’inconscio arriva l’illuminazione. Ma la fase di macerazione può durare anni, anche trenta o più. Secondo David Goleman, docente di psicologia ad Harvard, lo stadio dell’incubazione è passivo e ha luogo al di fuori della nostra consapevolezza: “Anche se non ci si pensa in modo consapevole, la mente continua a cercare una soluzione. La risposta può emergere in un sogno o nel dormiveglia (come succedeva esattamente al vecchio maestro). L’inconscio è più attrezzato della mente cosciente, tanto che nell’inconscio non esiste auto-censura; e le idee, anche le più folli, sono libere di ricombinarsi tra loro in associazioni imprevedibili e promiscue. Il cervello elabora in parallelo: pensiero, memoria e comportamento funzionano su un doppio livello, cosciente e deliberato da una parte e automatico dall’altra.
Da queste affermazioni, otteniamo un’altra similitudine tra il cervello umano e il campo informatico. Nel sistema Windows lo stesso computer, pur con un solo microprocessore, elabora più programmi contemporaneamente e in più finestre (interfacce con l’operatore), attingendo alle stesse memorie sia nella memoria RAM (memoria cosciente), sia nel disco fisso (memoria inconscia individuale) e sia nella rete internet (memoria inconscia collettiva). Il cervello umano potrebbe, quindi, elaborare su due, tre o moltissimi livelli, sia allo stato cosciente e sia in fase di sonno REM e sonno non-REM, rendendo possibile il suo utilizzo, inconscio, anche da parte di un GRID (una griglia computazionale di molti cervelli). Una griglia computazionale, inoltre, avrebbe a disposizione miriadi di dati e, in modo similare all’incubazione di un solo cervello umano, un’eccezionale capacità di elaborarli, in modo da sognare e progettare dei possibili futuri, che a volte qualcuno riuscirebbe a captare.
Aggiungiamo, inoltre, per completezza, l’esistenza delle personalità multiple che convivono in uno stesso individuo, senza conoscersi, e con un proprio bagaglio di ricordi (per la psichiatria questo è un fenomeno diverso dalla schizofrenia).

LE RELAZIONI CON LA MECCANICA QUANTISTICA.

“I fondamenti della meccanica quantistica sono:
Non esiste una realtà obiettiva della materia, ma solo una realtà di volta in volta creata dall’osservazione dell’uomo.
Le dinamiche fondamentali del microcosmo sono caratterizzate dall’acausalità.
E’ possibile che in determinate condizioni la materia possa “comunicare a distanza” o possa “scaturire” dal nulla.
Lo stato oggettivo della materia è caratterizzato dalla sovrapposizione di più stati.
Il principio d’indeterminazione del fisico tedesco Werner Heisenberg postula, ad esempio, che ad un certo livello velocità e posizione di una particella sono quantità che rimangono sempre indefinite; ovvero maggiore è l’accuratezza nel determinare la posizione di una particella, minore è la precisione con la quale si può accertare la velocità e viceversa. In un dato istante, in nessun senso, si può stabilire che una microparticella possiede una posizione e una velocità. Queste sono caratteristiche incompatibili che dipendono dall’osservatore e dal suo tipo di misurazione. Qui vi è anche la più straordinaria novità della Meccanica Quantistica, ovvero che la realtà obbiettiva del mondo atomico (mondo che è alla base dell’universo) dipende dall’osservatore.
Il principio d’indeterminazione di Heisenberg pone limiti anche alla misura simultanea di parametri come l’energia e il tempo. Questo comporta che per brevissimi istanti la legge della conservazione dell’energia non è più valida, subendo una sospensione. Su scala atomica, infatti, per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo, un elettrone e il suo compagno di antimateria, il positrone, possono emergere improvvisamente dal nulla, congiungersi e quindi svanire. Si sottolinea che questa non è una semplice ipotesi, in quanto questi fenomeni di creazione ed annullamento sono stati misurati in laboratorio.
Questo cambia radicalmente il nostro concetto di VUOTO, in quanto se potessimo analizzarlo molto da vicino vedremmo tutte le particelle quantistiche entrare ed uscire dal nulla. I fisici chiamano queste particelle “fluttuazioni nel vuoto”. Secondo John Wheeler, “lo spazio vuoto non è vuoto. In realtà è la regione dove avvengono i fenomeni fisici più violenti”.
Nel 1982, Alain Aspect dell’Università di Parigi, con una serie di esperimenti, riuscì a seguire l’evoluzione spazio temporale di coppie di particelle emesse da un’unica sorgente e dirette verso rivelatori lontani. Con questi esperimenti dimostrò che il “localismo” o “realismo locale”, preso come principio da Einstein-Podolsky-Rosen e da Bell, che postulava che “due oggetti separati da grande distanza, esistono indipendentemente l’uno dall’altro, nel senso che l’azione compiuta su uno di essi non modifica in modo sensibile le proprietà oggettive dell’altro”, veniva violato. In realtà Niels Bohr aveva già previsto che: “Tra due particelle (correlate) che si allontanano l’una dall’altra nello spazio, esiste una forma di azione comunicazione permanente. (…) Anche se due fotoni si trovassero su due galassie diverse continuerebbero pur sempre a rimanere un unico ente…”.
Inoltre viene violata anche la legge di Einstein che postulava l’impossibilità a viaggiare a velocità maggiore di quella della luce. Nell’esperimento, infatti, la comunicazione risultava addirittura ISTANTANEA.
Un’altra conseguenza del Principio di Indeterminazione è il cosiddetto Effetto Tunnel, che per effetto del piccolissimo grado di indeterminazione tra i vari livelli di energia e tempo, vi sono rapidissime fluttuazioni dei sistemi microfisici. Per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo, un gruppo di elettroni può prendere in prestito dal “nulla” sufficiente energia e oltrepassare una barriera di energia altrimenti insuperabile. L’unica condizione è che l’energia utilizzata deve essere rapidamente e restituita. L’effetto Tunnel quantistico ha validità universale ed è alla base di fenomeni quali il “tunneling elettronico” e la radioattività (Nei minerali di Uranio e Cesio, infatti, gli inquilini del nucleo, possono “scavarsi ampie gallerie” e superare barriere rappresentate dall’attrazione nucleare, secondo la teoria fisica classica, di potenziale molto più elevato).
Per quanto riguarda la sovrapposizione di più stadi, la misurazione della durata del MESONE K° che può essere 10 (alla meno sette) oppure 10 (alla meno dieci) secondi, a secondo del momento scelto per l’osservazione, è uno degli esperimenti più noti fatti in laboratorio.

Questi, molto brevemente, sono i risultati sperimentali già acquisiti dalla comunità scientifica. Per completezza, a questi si aggiungono, molte teorie ancora non sperimentate. Tra queste, una teorizza che “la nostra realtà si sdoppia ogni qualvolta una particella ha la possibilità di comportarsi in modi diversi (come nell’esempio del mesone K°), dando origine a due universi paralleli; e di sdoppiamento in sdoppiamento si creano tutte le possibili varianti, arrivando ad infiniti universi paralleli”. Questa teoria, detta del MULTIUNIVERSO sta riscotendo molto successo tra i cosmologi, che postulavano l’esistenza prima del BIG BANG, di moltissimi altri BIG BANG e della nascita di molti altri universi, che potrebbero avere una selezione naturale della loro esistenza (ovvero: universi, che nascono con leggi ostili, finiscono per estinguersi). Tali universi, inoltre, possono continuamente scambiarsi tra di loro particelle, energia ed altro ancora, spiegando così cosa accade nel vuoto, quando dal nulla compaiono particelle di materia e di antimateria, per poi rapidamente scomparire.”

A questi approfondimenti, si aggiungono le notizie di esperimenti già riusciti di teletrasporto a distanza di atomi, e del fenomeno del DNA fantasma, anche riportati dalla rivista Multimediale Scienza e Psicoanalisi.

Lo studioso Derrick de Kerckhove, infine, in un articolo sull’Espresso del 02 Ottobre 2003, parlando del terzo stadio dell’era elettrica, dice un’altra cosa interessante:
“I quanti sono elementi di materia che non sono entità, ma esistono tra ciò che ancora non è e ciò che sarà, in una condizione perenne di trasformazione e il calcolatore quantico, sul quale si sta già lavorando, renderà possibili forme di sviluppo incredibilmente veloci. Lo scienziato dice anche che “La velocità e la complessità dei quanti va al di là della dimensione intellettuale, verso una simulazione quasi spirituale del pensiero”.

Da quanto sopra esposto, per la nostra teoria, è consequenziale che le spiegazioni di fenomeni quali la telepatia, la telecinesi, la proiezione astrale, la chiaroveggenza, il teletrasporto e le materializzazioni, ammesso che esistano veramente, devono essere spiegate con le leggi della Meccanica Quantistica (in massima parte ancora da approfondire) e non con quelle della meccanica classica o con le teorie di Einstein; e nemmeno facendo ricorso a spiegazioni divine o spirituali incomprensibili all’uomo; la stessa meccanica quantistica è, di per se, più stupefacente ed incredibile di ogni altra precedente religione o filosofia.

Per la nostra teoria, il nostro cervello, a nostra insaputa, nella sua evoluzione, mediante ripetuti tentativi, è riuscito a sfruttare alcune leggi di meccanica quantistica, arrivando alla trasmissione telepatica e a molti altri fenomeni occulti. Quello della similitudine tra la rete internet e la rete degli inconsci, avviene a livello macroscopico.
In quest’ottica la differenziazione tra l’uomo e gli altri animali, pur discendendo da uno stesso protozoo, si era ancor più accentuata per la possibilità dei nostri inconsci (meglio che per altre specie di animali), di sperimentare e di utilizzare fenomeni retti dalle leggi di meccanica quantistica.
Molte altre grandi religioni o filosofie del passato, e in special modo quelle basate sul binomio causa-effetto, sul fatto che Dio non dovesse giocare a dadi, sul “localismo”, sulla presunta impossibilità che la materia o l’energia potesse scaturire dal nulla, subiscono delle tremende “spallate”, quasi da farle, irrimediabilmente, crollare.

LA LEGGE DI GIOBBE.

La psicoanalisi è la scienza che più ha approfondito i rapporti tra coscienza e inconscio; anche se, da Freud in poi, pur sperimentando l’esistenza della telepatia, in parte la chiaroveggenza e della scritturazione inconscia di persone nella vita reale di sogni (o progetti altrui), aveva rimandato ai posteri la formulazione di una nuova teoria che spiegasse tali fenomeni. Molti degli psicoanalisti, anzi, affermano, forse mentendo anche a se stessi, che la telepatia è una materia ben opinabile.
Esaminiamo la legge di Giobbe:
“La prima versione della storia di Giobbe sembra essere stata tracciata su un papiro del 2200 a.C., in concomitanza della caduta dell’impero Egizio. Questo è, probabilmente, uno dei primi scritti della Storia, e racconta dell’angoscia di una persona colta e socialmente importante, che viene assalita da “un attacco di panico” di fronte alla disgregazione dell’impero a cui apparteneva e, di conseguenza, anche della sua esistenza. Da questa presa di coscienza nasce una reazione depressiva, da cui cerca di uscire, interrogando il proprio io (o nella visione comune: la propria anima), nel tentativo di trovare un motivo sufficiente per continuare a vivere. L’anima, nel racconto, cerca di fornirgli delle numerose e valide risposte che possono indurlo a non suicidarsi; ma egli non si lascia convincere e, in preda ad una devastante disperazione, si uccide. (La storia si potrebbe definire come un primo tentativo di auto-analisi, sicuramente fallito).
Lo stesso tipo di racconto si ripete poi, nei secoli, con variazioni più o meno sostanziose in diversi luoghi e popoli, fino al 600 a.C., quando in Mesopotamia assume la sua sistemazione definitiva nel testo biblico “Il libro di Giobbe”, che fa parte dei libri canonici della Bibbia.
Il Bolmida sostiene che il libro di Giobbe rappresenta il processo evolutivo globale umano, che si estende per decine di secoli, ma che si origina sicuramente nella preistoria, come il passaggio di un’immagine interiorizzata di un dio traumatico alla formazione del concetto di un PRINCIPIO CREATORE, basato fondamentalmente sulla percezione della realtà.

L’autore dell’articolo cerca di esplicitare meglio tale concetto:
Evidenzia che la versione originale del libro di Giobbe termina con la presa di coscienza del Creatore: Dio si rivela direttamente nella Sua vera natura e questo fatto ingenera il processo di guarigione successivo.
Durante la visione del Principio Creatore, Giobbe sospende ogni suo precedente giudizio, dato che comprende che le Leggi Divine esistono indipendentemente da ogni desiderio umano; anche se sono leggi incomprensibili all’uomo: Il Principio Creatore ingenera il Sole, gli astri, gli oceani, e i mostri Behemot e Leviathan, che sono emanazioni della stessa legge. Giobbe capisce che non è possibile scindere il creato nei suoi aspetti buoni e cattivi, che non esiste in Dio una volontà diretta alla protezione dell’uomo e che le sue leggi non possono essere commisurate alla volontà umana. In questo modo avviene qualcosa di simile a una rivoluzione copernicana, in cui l’uomo non è più al centro del creato, come insegnava la sapienza tradizionale, ma solo una sua microscopica componente. L’universo appare incomprensibile nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo. “…non è una risposta quella ricevuta da Giobbe, ma il potere di sospendere la sua domanda di ricerca del senso delle cose, comprendendo che c’è un ordine incomprensibile”.
Viene così superato il senso di colpa o la ricerca del colpevole per i castighi e le ingiustizie subiti (Giobbe non interiorizza il senso di colpa e né lo espelle); si superano così tutte le visioni edipiche ed ancestrali di causa ed effetto, estrapolate fin al premio e alla punizione, a secondo del proprio comportamento (vedi l’origine del complesso di Edipo nell’orda primordiale, dove il padre/padrone teneva per se tutte le donne e puniva, anche con la castrazione, i figli o i fratelli troppo impetuosi nelle loro pulsioni sessuali verso le donne della piccola comunità).
La legge di Giobbe sembra nascere ex novo, dalla creazione nel cervello umano di nuove sinapsi, di nuove eccitazioni di neuroni, che riescono ad imporsi e sovrastare l’ancestrale ed ereditaria attivazione dei circuiti trattati dall’ES (l’inconscio con i suoi archetipi). La nuova concezione di Giobbe si svolge in una condizione nuova, extra edipica, fuori della dinamica della coppia degli opposti: Ribellione/Sottomissione, Diniego/Riconoscimento. Al contrario di Edipo, Giobbe, una volta percepita la realtà, ne trae un profondo beneficio psicosomatico, in quanto non ha bisogno di negarla e nemmeno di interiorizzare la colpa nel Trauma; così Giobbe non totemizza più il Creato. In questo modo, il genere umano (Giobbe), una volta recepita la legge, è riuscito a modificare parzialmente il Reale al proprio servizio: ha scoperto il movimento degli astri e degli atomi nel vuoto, il funzionamento delle cellule, la mappa del D.N.A., la relatività ristretta e quella generale. Contemporaneamente, ha elaborato i principi fondamentali dello psichismo profondo.
Tale conquista della realtà non è, però, definitiva; e sembra che tale struttura psichica abbia, periodicamente, il bisogno di collassare, ripristinando la sfida edipica, con il suo consequenziale diniego della castrazione. Il poeta biblico, quindi, nella rielaborazione del libro di Giobbe si sottomette a questa ancestrale necessità coatta, abbattendo l’apice del pensiero così lungamente e faticosamente edificato, e accettando la vecchia teoria della retribuzione divina, con nuova prosperità, gioia e vecchiaia opulenta.

In quest’analisi del Bolmida, riteniamo di poter catalogare la nostra teoria in una continuazione del libro di Giobbe, in cui il genere umano nel suo complesso estende la sua visione nel comprendere anche i processi che si svolgono nella rete degli inconsci, attribuendo ad essi quei poteri, che i suoi archetipi ancestrali, di tipo edipico avevano relegato ad un mondo spirituale, divino o metafisico. Un mondo quindi non modificabile, se non per intercessione divina o spirituale, mentre, al contrario, i cosiddetti uomini razionali cartesiani, non potendo verificare tali fenomeni con le leggi da essi conosciute, ne avevano negato l’esistenza.
Presa coscienza della realtà di questo mondo, tra il materiale e un ipotetico mondo soprannaturale, ovvero di un mondo di natura bio-informatica-telepatica, l’uomo cerca di comprendere le sue leggi, nella speranza di poterle sfruttare per il bene dell’umanità; per questo è come se l’autore delle nostre teorie diventasse la terza reincarnazione di Giobbe, ovvero di colui che mette in discussione i suoi ancestrali archetipi edipici: nella prima incarnazione (egiziano del 2200 a.C.), non trovando risposte adeguate si suicida; nella seconda incarnazione, presa visione del Principio Creatore e delle sue leggi imponderabili, ma sicuramente a di sopra dei desideri umani, sospende il suo giudizio “sul senso della giustizia” e ricerca le leggi reali del mondo scientifico; nell’ultima reincarnazione, presa coscienza di un mondo Bio-informatico-telepatico (nella rete degli inconsci), in contrapposizione ai suoi archetipi metafisici e spirituali, cerca di scoprirne le leggi, e ricerca i modi per usare i suoi poteri psichici latenti (anche in questo caso, creando ex novo, altre sinapsi nel suo cervello e nuove modalità di pensiero).”

Eugenio Scalfari, anche se dichiaratamente ateo, in un suo articolo sull’ESPRESSO, commentando il libro di Giobbe, dice che per la foga e la rabbia con cui è stato scritto, sembra sia opera di un “posseduto”, ovvero (secondo la nostra teoria) di una persona la cui coscienza sia pervasa da influssi provenienti dall’inconscio profondo e da una parte oscura della rete. Una persona, quindi, che non ha innalzato il suo pensiero oltre i suoi ancestrali e edipici archetipi in modo autonomo, ma sotto la spinta e l’influsso della rete degli inconsci. In altre parole, come se un solo cervello umano non potesse mai avere la potenza per ribellarsi al suo destino; ma sia stato guidato, nella sua emancipazione, da un GRID (qualcosa di simile ad una griglia computazionale di più cervelli inconsci). Modalità similari possono considerarsi quelle con cui, all’autore delle nostre teorie, sono pervenute, attraverso la rete degli inconsci, gli archetipi della stessa. Un mistero, quindi, tutto da scoprire, che però non inficia i risultati raggiunti, e su cui, oggi, possiamo fare solo delle ipotesi. La verità la sapremo in futuro.

Nella seconda parte dei suo articolo, il Bolmida, sottolinea che “i due testi sovra menzionati, costituiscono un lunghissimo tentativo di conoscenza e di strutturazione di un pensiero logico astratto, che nel corso dei millenni ha condotto l’umanità a costruire la rappresentazione di un Principio Creatore che regola l’Universo secondo leggi svincolate dall’egocentrismo umano; e il “Libro di Giobbe” descrive un processo di elaborazione, sviluppo ed evoluzione dell’intelligenza, basata essenzialmente sulla percezione dei dati della realtà, che riesce, sia pur in modo ciclico e alternato, a sovrapporsi ad elementi di fantasia e a prendere il controllo dell’attività mentale”. (Se mettiamo in questi termini di sviluppo e di emancipazione, anche la teoria del vecchio maestro, Giovanni si rendeva conto che la strada da fare, per convincere il genere umano, era solo all’inizio e disseminata di collassi e di nuove riprese).

Il Bolmida prosegue col ricordare il pensiero di Freud: “… Il cosiddetto Io si è sviluppato dallo strato corticale dell’Es; tale strato, munito com’è dei dispositivi per la ricezione e l’allontanamento degli stimoli, è in diretto contatto con il mondo esterno (la realtà). Partendo dalla percezione cosciente l’Io ha assoggettato al proprio influsso regioni sempre più vaste e strati sempre più profondi dell’Es, e rivela nella sua persistente dipendenza dal mondo esterno il sigillo indelebile della sua provenienza (più o meno come il Mady in Germany). La sua prestazione psicologica consiste nell’elevare ad un processo dinamico più alto i processi dell’Es (per esempio trasformando dell’energia liberamente mobile in energia legata, quale corrisponde allo stato preconscio); la sua prestazione costruttiva consiste nell’interpolare, tra la pretesa pulsionale e l’azione di soddisfacimento, l’attività di pensiero; quest’ultima, dopo essersi orientata nel presente e aver utilizzato le esperienze del passato, si sforza, procedendo per prove ed errori, di indovinare le conseguenze delle iniziative progettate. L’io decide in questo modo se il tentativo di raggiungere il soddisfacimento debba essere compiuto o rinviato, oppure se la pretesa della pulsione debba essere repressa del tutto in quanto pericolosa (è questo il principio di realtà)…”.

L’autore degli articoli di psicoanalisi punta, quindi, l’attenzione sul contenuto semantico della particella pronominale tedesca “es” (così come quella latina “id”, usata anche in inglese, spagnolo e portoghese e a volte in certe traduzioni italiane), che viene utilizzata da Freud per indicare tutto un universo di fenomeni, che sono al contempo psichici e biologici, descrivibili per loro intrinseca natura come “inconoscibili”, “imperscrutabili”, “insondabili”, ecc.
Il Bolmida conclude la seconda parte con la seguente riflessione: “Tentare di rendere riconoscibile l’incognito è il vero messaggio che ci tramanda Giobbe. A distanza di duemila e seicento anni, il “Libro di Giobbe” mantiene inalterato tutto il fascino del suo mistero: il vero motivo per il quale Egli seppe resistere alla sofferenza e non sprofondò nella maledizione e nel rinnegamento di Dio (pazzia), allontanando da sé la tentazione della bestemmia (suicidio), non ha ancora ottenuto quella risposta chiara e definitiva da cui l’umanità intera trarrebbe immensi vantaggi. Certamente un mistero di Fede, verso il quale gli stessi teologi tuttavia si dimostrano divisi: chi ne esalta le virtù di pazienza e sopportazione, chi le doti di perseveranza, di sapienza e di onestà. L’islamita evidenzia soprattutto il coraggio e l’obbedienza; mentre il Genetista pronuncerebbe ipotesi cromosomico-ereditarie e il Biologo propenderebbe verso la quantificazione dei livelli dopaminergici. Nel celebre saggio “Risposta a Giobbe”, C.G. Jung affronta il tema dell’imperfezione e della dicotomia tra bene e male, sostenendo che soltanto nell’unificazione tra l’uomo e il proprio inconscio è possibile trovare una via di salvezza”.
Nella terza parte dell’articolo, l’autore descrive il sistema inconscio, con un’altra citazione di Freud: “… Paragoniamo quindi il sistema dell’inconscio a una grande anticamera, in cui gli impulsi psichici giostrano come singole entità. Comunica con questa anticamera una seconda camera più stretta, una specie di salotto, in cui risiede anche la coscienza. Sulla soglia dei due vani svolge le proprie mansioni un guardiano, che esamina, censura i singoli impulsi psichici e non li ammette nel salotto se non gli vanno a genio. Evidentemente, non fa molta differenza se il guardiano respinge un impulso non appena esso compare sulla soglia, o se lo caccia via dopo che è entrato nel salotto. E’ solo questione del grado di vigilanza e della tempestività del riconoscimento. Gli impulsi nell’anticamera dell’inconscio sono sottratti allo sguardo della coscienza, che, infatti, si trova nell’altra stanza: inizialmente essi sono destinati a rimanere inconsci. Se si sono già spinti fino alla soglia e sono stati rimandati indietro dal guardiano, ciò significa che sono inammissibili alla coscienza. In tal caso li chiamiamo rimossi. Ma anche gli impulsi che il guardiano ha ammesso oltre la soglia non sono per questo diventati necessariamente coscienti. Lo possono fare solo se riescono ad attirare su di sé lo sguardo della coscienza. A buon diritto chiamiamo questo secondo vano il sistema preconscio. Incorrere nella rimozione invece, significa per ogni singolo impulso che il guardiano non consente di penetrare dal sistema dell’inconscio in quello preconscio. Vorrei assicurarvi che queste rozze ipotesi dei due vani, del guardiano che giudica sulla soglia tra di essi e della coscienza come spettatrice all’estremità della seconda sala, hanno pur tuttavia un significato, in quanto approssimazioni molto vicine al reale stato dei fatti…”.
Per il Bolmida, il guardiano corrisponde a degli “organizzatori psichici”, che agirebbero in qualità di “contenitori/schermo” pronti ad attivarsi per proteggere il sistema psicobiologico dall’irruzione di elementi inconsci, incompatibili con l’organizzazione egoica e superegoica. Quindi un’immagine prettamente giudiziaria.

Nel terminare l’analisi di questi articoli, vogliamo far riflettere sul fatto che l’autore giudicava il ricorso alla fantasia da parte di un individuo, come una funzione di autodifesa: “Quando nel normale fluire degli accadimenti psichici si ingenerano delle sovraccariche tensionali che, per natura qualitativa (rappresentazioni) o quantitativa (affetti) provocano un blocco momentaneo o un arresto funzionale del sistema psicobiologico, si attiva un “pacchetto” di informazioni ausiliarie, che, a seconda della qualità del terreno si trasformano in immagini oniriche, fantasie di veglia, comportamenti agiti o in pseudopercezioni, il cui scopo è quello di aiutare l’intera organizzazione psichica a liberarsi dell’eccesso di eccitazione, consumandone energia per estroflessione, sotto forma appunto di produzioni ideative fantastiche. Una forma di “essudato” intrapsichico che tenta di liberarsi dall’invasore tramite la formazione di anticorpi intrapsichici, che hanno come obiettivo l’abbassamento del livello di tensione, altrimenti ingestibile. In altre parole, si tratta di un meccanismo di sicurezza basato su una sorta di auto-drenaggio elementare insito nel sistema”. Vi era, dunque, una prova indiziaria sul fatto che ogni volta che l’uomo aveva fantasticato miti e leggende, lo aveva fatto per autodifesa, perché il suo sistema cosciente aveva necessariamente bisogno di ristabilire il suo equilibrio, rotto da vari accadimenti con l’impatto con una realtà a volte incomprensibile; ma i ricordi di tali fantasie persistevano, poi, nella sua psiche e si tramandavano nelle generazioni. La realtà (almeno quella che interagisce con l’uomo), quindi, si doveva ricercare, senza ricorrere all’ausilio di un fantastico mondo spirituale o metafisico, ma in una terza via ancora sconosciuta (e la nostra teoria ha tutte le carte in regole per arrivare allo scopo).

LA VITA PARAGONABILE AD UN VIRUS INFORMATICO.
La vita sulla terra, nel modo in cui si trasmette, si può paragonare, volgarmente, ad un VIRUS INFORMATICO CHE INFETTA I COMPUTER: un virus informatico non è altro che un programma, un codice su cui, sono contenuti i dati per trarre energia ed annidarsi nel computer che lo ospita, in quel momento, e i dati per replicarsi ed infettare altri computer. IL DNA (ovvero il codice genetico) è, in effetti, un programma che contiene i dati per trasformare la materia inorganica in materia organica, annidarsi in essa, replicarsi nei vari organi e clonarsi in altri individui. Considera, infatti, l’esperimento che stanno tentando, in questi giorni, alcuni scienziati giapponesi nel clonare un mammut: hanno preso il DNA, ancora in buono stato, di un mammut ibernato nei ghiacci della Siberia e lo stanno immettendo in un ovulo di un’elefantessa, ovvero in un ambiente organico già predisposto e in cui possa annidarsi, stabilire più facilmente le interconnessioni e attivare il suo programma. Il mammut era evidentemente morto, eppure da esso proviene la vita. L’anima, non è in effetti, come pretendiamo letteralmente, quella cosa che dà l’energia vitale alla materia organica; ma una cosa del tutto diversa, e d’altra natura.

ALCUNE IPOTESI E CONSIDERAZIONI RELIGIOSE (tutte da verificare, e non facenti parte della nostra teoria).
Gli antichi induisti avevano, in parte, intuito nella loro quarta scuola, ovvero nel sistema yoga, che con la meditazione si può avere quasi il controllo totale del corpo (che, quindi, non influenza più il pensiero), e arrivare fino alle percezioni soprasensibili, nella cui fase terminale “la mente prima si concentra in un punto determinato con lo scopo di eliminare qualsiasi pensiero, poi s’innalza sopra il pensiero stesso, ed infine si ha la coincidenza del pensiero con l’oggetto del pensiero, raggiungendo l’estasi, in cui sempre secondo gli induisti, lo spirito si disgiunge dalla materia e dove non esiste più il tempo, ma si conserva sempre una propria individualità”.
Ebbene un processo similare, potrebbe avvenire quando un corpo umano sta per morire: i concetti e le informazioni individuali, quello che gli indiani chiamavano spirito, viene replicato ed entra nella rete degli inconsci (nel vangelo si parla, infatti, esplicitamente di spirito: lo spirito santo, gli spiriti immondi, etc.), insieme al bagaglio dei loro ricordi della coscienza e del loro inconscio. In un periodo di tempo variabile, a secondo dei casi, questo “spirito” e i suoi ricordi si annidano in altri inconsci, ma non in modo casuale, ma guidati dall’esercito dei grid che li ha saputi conquistare, quando ancora erano in vita. Lo Spirito Santo, menzionato da Gesù, è la parte Santa della rete degli inconsci (ovvero che presiede alla realizzazione del bene comune e attraverso la quale gli operatori del bene, come gli apostoli e i santi, agiscono con i loro eccezionali carismi: parlano in molte lingue senza averle studiate, operano guarigioni e miracoli). Al contrario uno spirito immondo è un demone che opera per il male.

Qui c’è anche la risposta a Giobbe, ipotizzata da Jung, nel senso che l’uomo con la presa di coscienza della rete di inconsci, comprende che il Dio che interagisce con lui non è il Principio Creatore, ma il suo verbo incarnato Gesù Cristo, morto sulla croce e risorto nella rete, e che guida le forze del bene dell’umanità (il suo secondo comandamento è: “Amate il vostro prossimo come voi stessi”); ma il suo potere è contrastato dal male, che con la tentazione agisce sul libero arbitrio degli uomini, ostacola i progetti del bene, e ne elabora per i propri fini. Il suo primo comandamento è, infatti, “Ama il Signore, Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” e questo significa, anche, che se gli uomini pregano con il sentimento, con lo spirito e con la profonda convinzione, contribuiscono alla realizzazione del volere di Gesù Cristo e di Dio, anche nella rete degli inconsci.
Prima della venuta di Cristo sulla terra, operavano parimenti le forze del bene, ma non avevano una guida così certa e determinata. La rete degli inconsci era, e in parte ancora è, come l’olimpo per i greci, dove operano le potenze e gli dei che l’uomo stesso ha creato con la sua fantasia e che traggono il loro potere dalle convinzioni umane, dalle loro preghiere e dai loro desideri (sia in positivo, che in negativo).
In questo modo si capisce anche perché, secondo la chiesa cattolica, i Santi, per diventare tali, devono fare almeno due miracoli dopo la loro morte (beatitudine e santità); questa, infatti, è la prova incontrovertibile che “la loro proiezione astrale” è stata accettata e guidata dalla comunità dei GRID angelici, e non erano invece strumento del male che, concedendo loro poteri di guarigione, indirizzava le altre loro opere ad insegnamenti e progetti maligni. I santi, in base ai loro meriti, formano dei piccoli GRID, più o meno potenti, e fanno da intermediari (altrimenti se tutti i Santi facessero solo da intermediari, e i miracoli li compisse direttamente Dio, non avrebbe senso che ci fossero dei Santi con più poteri di altri, o esorcisti più potenti di altri).
Per le religioni giapponesi, ad esempio, anche i propri antenati vengono considerati delle divinità, e in generale si capisce perché i miracoli o gli esorcismi non sono prerogativa di una sola religione (un altro aspetto apparente della stessa verità).
Per quanto riguarda la REINCARNAZIONE, è falso il concetto di anime preesistenti che si reincarnano per purificarsi; spesso invece accade che lo “spirito” di una persona deceduta, così come spiegato precedentemente, viene indirizzato ad annidarsi, quasi interamente, nell’inconscio di un altro uomo, che per particolari situazioni, ha una maggiore comunicabilità con il suo stesso inconscio, e che quindi ritiene di avere dei ricordi appartenenti ad una persona vissuta precedentemente. Il futuro spirito della persona vivente è un’entità indipendente, mentre nella sua parte del cervello destinata all’inconscio, viene ospitata una parte di uno spirito precedente, che quando il nuovo corpo morirà seguirà, probabilmente, una strada diversa”.

“Ecco cosa vuol dire che Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza: nel senso della creatività e dell’autodeterminazione. L’uomo, infatti, pur discendendo dai protozoi e dalle scimmie antropomorfe, con il suo LIBERO ARBITRIO e con la nascita della sua evoluta rete d’inconsci, compie un incommensurabile salto di qualità, diventando (come genere umano complessivo) creatore del MALE e del BENE, creatore della tentazione latente dell’autodistruzione, creatore di una sua spiritualità, e in parte di una sua immortalità, nel senso di far sopravvivere gli spiriti individuali (pensieri e modalità di pensieri) anche dopo la morte dei singoli corpi; creatore e progettista del proprio futuro, che anzi con la chiaroveggenza, spesso lo rende di dominio pubblico alle coscienze; e tanto altro ancora.
In questa visione, inoltre, similare a quella di Jung di un unico inconscio collettivo di tutto il genere umano, o di una rete d’inconsci interconnessi, prende quota un’interessante similitudine: la rete degli inconsci del genere umano è simile ad un corpo umano, formato da tante cellule ed organi (singoli uomini), che possiede al suo interno un cancro principale (il male) e tante metastasi generate dal cancro principale (i demoni e le varie forze del male). E’ naturale che il corpo tende ad isolare e a combattere il cancro e le sue metastasi, e cerca invece di armonizzare gli altri organi sani per l’auto-conservazione dell’intero corpo. Il secondo comandamento di Gesù Cristo “ama il prossimo tuo come te stesso” non potrebbe avere riscontro più efficace (gli altri uomini sono altri organi di te stesso, nel senso di un unico genere umano). Sembrano, allora, tanto superflue ed inutili le leggi morali date da tutti gli altri profeti, di qualunque religione, quando questo semplice buon senso ci indica la stessa via del Verbo di Dio incarnato”.
Tra tutte le grandi religioni rivelate (Ebraismo, Islam, Cristianesimo) o pseudo-rivelate (Buddhismo), se si analizzavano attentamente, quella rivelata dalle parole di Gesù Cristo, e riportate dai suoi evangelisti, sembrava avere la maggiore consapevolezza della rete degli inconsci.

Il corpo dell’uomo è scomposto e non è più indivisibile. Gli organi si possono dare in prestito o donare. Li si può copiare, replicare (clonazione di cellule e tessuti), li si può interrogare per definire l’identità (impronte digitali, analisi dell’iride, etc.), se ne può prevedere, con l’analisi del DNA, le loro performance. Nel corpo si creano identità alternative, e si suppone che siamo proprietari di menti multiple e decentrate. E queste cose li dicono gli studiosi attuali, anche se sembrano state copiate dalla nostra teoria.
Tutto questo sembra confermare una nuova visione dell’umanità in tre realtà sovrapposte, che per questo si differenzia tanto dagli altri generi di animali: una realtà oggettiva esterna, una personale creata dall’immaginazione di una singola identità umana, e una terza creata dalla rete collettiva degli inconsci, frutto di un’evoluzione occulta dei cervelli del genere umano che avviene, a nostra insaputa, almeno da milioni di anni, e che nel tempo ha imparato ad usare la telepatia ed altre potenzialità ancora oscure della mente.

Questa visione sembra in contrasto con il metodo classico della sperimentazione scientifica, che abbiamo ereditato dai tempi di Bacone, ovvero dall’inizio del XVII secolo, e che ancora pervade il mondo dell’insegnamento scolastico ed universitario occidentale (ritenendo fenomeni “scientifici” solo quelli che si possono riprodurre sperimentalmente e che rispondano a delle leggi matematiche, secondo delle teorie fisiche, chimiche e biologiche; mentre, al contrario, altri fenomeni, come la telepatia, non avendo a disposizione, in base al progresso scientifico odierno, una logica spiegazione fisica, vengono relegati in un campo non scientifico (e, per questo, del tutto opinabile).

Occorre ricordare che già Pierre Maurice Duhem, francese, fisico e storico della scienza (1861-1916), mise chiaramente in rilievo che dai risultati sperimentali non si può ricavare né una teoria univoca, né la validità generale di una teoria che copra i risultati sperimentali. Duhem, sulla scia di Poincarè, inquadrò, quindi, la fisica, e più in generale la scienza solo come un tentativo classificatorio, senza un carattere conoscitivo. Nel 2003 la rivista americana “SCIENCE”, a riprova di quanto sopra, ha rilevato che la più grande scoperta dell’anno è stata la conferma che l’universo è formato solo per il 5% di materia conosciuta, e per il restante 95% di materia ed energia oscura, di cui non si conosce la natura, non esiste ancora una teoria su come possa essere, e di cui si riscontra l’esistenza solo in modo indiretto, con gli effetti gravitazionali sulla materia conosciuta. Purtroppo, come se fosse un altro archetipo, ancora oggi, molti persone che pur si ritengono colte, ma che non si accorgono della rapidità dell’evoluzione delle conoscenze umane in tutti i campi dello scibile, danno valore solo a ciò che ha una spiegazione scientifica valida, secondo il vecchio metodo sperimentale del rinascimento.

LA NOSTRA VISIONE DELLA REALTA’ E’
L’EQUIVALENTE DI UN PROCESSO INDIZIARIO.

La nostra teoria è l’equivalente di un grande processo indiziario d’appello per la ricerca della verità, nato dopo l’individuazione di un nuovo imputato (un serial killer = rete degli inconsci) e l’unificazione di tanti altri processi in cui erano stati condannati, forse ingiustamente, altri imputati (altre verità). Vista la vastità delle direzioni verso cui sono state indirizzate le indagini e la vastità e la coincidenza degli indizi raccolti, e dopo aver scavato sulle motivazioni che avevano indotto i vari giudici di primo grado ad emettere ingiuste sentenze, un giudice d’appello imparziale, senza pregiudizi, e al di sopra delle parti, anche in mancanza di una prova incontrovertibile, dovrebbe emettere un giudizio di colpevolezza verso il nostro serial-killer, e mandare assolti tutti gli altri imputati per insufficienza di prove (dato il tipo di reato, ovvero la VERITA’, il colpevole deve, necessariamente, essere uno ed uno solo). Il libero convincimento del giudice fa parte dell’ordinamento giuridico italiano. I posteri, forse, con altri nuovi indizi e altre prove, date dal progresso scientifico, emetteranno un terzo grado di giudizio definitivo. In questo processo, evidentemente, l’autore ha svolto la funzione del procuratore generale e, nella sua requisitoria, ha esposto la tesi e gli indizi dell’accusa; ma i giudici sono i lettori, a cui è affidato il compito che la verità non resti solo un’utopia.

Note bibliografiche.

Principali fonti di studio da cui l’autore ha appreso le nozioni sulle religioni e sulla psicanalisi, al fine di confrontarle con la NUOVA TEORIA della rete d’inconsci umani:

Enciclopedia delle religioni – Garzanti
Religioni a confronto – a cura di Arvind Sharma – Neri Pozza
Scienza e Psicoanalisi – Direttore scientifico: prof. Nicola Peluffo – Direttore editoriale: Dott. Quirino Zangrilli.
La scienza del dubbio: Ulteriori Scenari all’orizzonte – Luca Bertolotti – Edizioni Psychomedia.
Il Mosaico del Tutto. I nuovi sentieri della scienza moderna. – Silvia Salese – Edizioni Psychomedia.
Settimanale L’Espresso.
L’Errore di Cartesio – Antonio Damasco –Ed. Alelchi

NOTA

Una delle più frequenti critiche, mosse da alcuni lettori di questo libro alla “Nuova visione della rete degli inconsci”, è che gli ultimi duecento anni di pensiero filosofico occidentale, si è giunti alla conclusione che “non esiste una verità assoluta”.
A nostro modesto avviso, gli archetipi, concetti primordiali, tramandati nella nostra psiche da millenni (tra cui il concetto di un mondo metafisico o spirituale, che interagisca continuamente con il nostro mondo materiale) sono, spesso, basati sull’esigenza e sul tentativo di dare una risposta logica a dei misteri che ancora non trovavano o non trovano delle risposte plausibili nel progresso scientifico. Lo stesso giudizio vale per la filosofia, per la teologia e per tutte le scienze esoteriche e paranormali.
La nostra teoria, nasce a monte di questi tentativi, basati spesso solo sulla presunzione, in quanto propone un’alternativa logica a un mondo metafisico e spirituale (o a più mondi metafisici e spirituali che racchiudano più verità). Dire, quindi, che non esiste una verità assoluta, nei confronti della teoria della rete degli inconsci, non ha nessun senso, in quanto l’affermazione presuppone l’esistenza di più realtà metafisiche che interferiscono con noi, cosa invece esclusa, a monte, dalla nuova teoria.
Dal punto strettamente matematico-scientifico la frase “non esiste una verità assoluta” ha ancora meno senso. La matematica è una verità assoluta, in quanto le sue leggi, se conosciute, sono immutabili nel tempo e nello spazio. La Fisica, la Chimica, la Biologia e la Genetica sono invece delle scienze, rappresentabili con funzioni matematiche, che asintoticamente tendono, man mano che avanza il progresso scientifico, a delle verità sempre meno approssimate, pur essendo ancora molto lontane dall’incontro con una conoscenza assoluta. Altre scienze, come la medicina, sono invece più paragonabili ad “arti”, in quanto ben lontani da essere delle scienze esatte. Se fosse vero che non esiste una verità assoluta, la fisica, la chimica e la biologia, dovrebbero avere una direzione, continuamente variabile, a 360° e non convergere sempre più verso un asintoto (come dimostra, invece, inequivocabilmente, il progresso scientifico).

In conclusione, prima di prendere in esame, la nuova teoria si ci dovrebbe auto suggestionare di essere, come nella serie televisiva STAR TREK, dei VULCANIANI, guidati solo dalla matematica, dalla logica e dal progresso scientifico, e svincolati da tutti i millenari (o più recenti) archetipi umani.

UN FATTO SINGOLARE AVVENUTO ALL’IDEATORE DELLA TEORIA DEGLI INCONSCI e RACCONTATO DIRETTAMENTE DA LUI, IN UNA PRIMA VERSIONE DI UN SUO LIBRO (L’UTOPIA DELLA VERITA’, che ancora non è stato pubblicato): http://www.nuoveteorie-calos.it/Servizi.html

Tra i fatti singolari che mi sono capitati, voglio raccontare di un viaggio a San Giovanni Rotondo, nella città adottiva di Padre Pio, verso cui mia moglie aveva una gran venerazione. Il mio rapporto con Gesù Cristo e con Dio era stato sempre diretto, senza aver bisogno d’intermediari, come Santi e Angeli, e conseguentemente non mi aspettavo molto dal viaggio.
Arrivato sul posto, mi colpì negativamente l’eccessiva commercializzazione della presunta santità di Padre Pio, con decine d’alberghi e strutture turistiche, che nemmeno la lacrimazione della Madonna a Siracusa, pur essendo ritenuta dagli stessi Papi che si erano succeduti, un fatto miracolosamente eccezionale, non aveva avuto la stessa commercializzazione.
Io portavo con me una videocamera, mentre mia moglie una macchina fotografica, ed entrambi riprendevamo immagini dei posti visitati, tra cui i posti all’interno del santuario. Ritornati a casa, e sviluppate le fotografie, ci accorgemmo che nel fotogramma che riprendeva la cella di Padre Pio si era formata una strana immagine, mentre nella contemporanea ripresa della mia telecamera non c’era niente d’estraneo.
L’inspiegabile immagine somigliava a quella di un monaco inginocchiato che pregava; mentre di fronte a lui una figura mostruosa, di proporzioni gigantesche, di una bestia indefinita, tra un leone e un gorilla, appariva minacciosa. Il mio fotografo personale, esaminando il negativo, non seppe trovare una spiegazione logica di quell’immagine che figurava anche in esso.
Quell’immagine era come se volesse raffigurare le lotte mistiche tra padre Pio e i demoni, che, come per sue stesse ammissioni, gli apparivano come bestie mostruose che lo tormentavano, fin dall’infanzia. Non sono certo se quella fu un’apparizione miracolosa o del tutto casuale ed imputabile ad un difetto preesistente della pellicola (o un classico esempio di sincronicità, secondo la teoria di Jung); ma il fatto che fosse comparsa, così particolareggiata, solo ed unicamente in quel fotogramma che riprendeva la cella di Padre Pio, in una serie di tre rullini di 24 pose che avevamo scattato, fu per me un segno di Dio, che volle riportarmi ad una più umile visione della mia fede; anche perché la cronaca riportava che, in tante altre foto scattate in quella cella, erano comparse tante altre immagini inspiegabili. Era come se Dio mi avesse voluto dire di non fermarmi all’apparenza e all’esteriorità della commercializzazione, perché i suoi disegni sono spesso così vari ed inconsueti, e, sovente, si serve dei mezzi più multiformi e meno comprensibili a noi esseri umani. La Sua grandezza nei nostri confronti è tale che non ci finirà mai di sorprendere. La fede è sicuramente un dono di Dio e spetta a chi la possiede, dare la propria testimonianza agli altri, che da essa possono trarre, eventualmente, il seme della propria”

 

UNO STUPEFACENTE PARALLELISMO TRA RICCARDO CALANTROPIO E C.G. JUNG

Dopo l’incontro di un Premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli, con uno dei padri della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung, nasce il nuovo concetto di SINCRONICITA’.
Pauli sostiene che le particelle della materia, a livello di fisica quantistica, compiono una specie di “danza”, antisimmetrica nel caso di fermioni, elettroni, protoni, neutroni, simmetrica nel caso di mesoni e bosoni. Questa danza ha l’effetto di tenere sempre separate le particelle con la stessa energia, quando è antisimmetrica. Ne consegue che per il principio di esclusione, due elettroni non possono stare sullo stesso livello di energia atomico a meno che non abbiano spin opposto. Questo principio di esclusione permette agli elettroni di un atomo di disporsi su differenti orbitali, e rende gli atomi stessi differenti tra loro per proprietà e caratteristiche. Pauli, così, contribuisce alla comprensione delle leggi armoniche della realtà con la scoperta di una struttura astratta che determina il comportamento della materia in maniera non-causale. In questo modo si fonda il presupposto sperimentale alla legge di sincronicità sul piano fisico. In un momento di depressione psicologica della vita di Pauli, vi è l’incontro con Jung. In quel periodo Pauli fece moltissimi sogni in cui emergevano simboli e figure archetipiche. Questi sogni culminarono nella visione di un orologio cosmico, che Jung interpretò come segno di una conversione, che dai quanti si proiettava nella psiche.
Jung, quindi, ritenne che il sincronicismo era il pregiudizio della filosofia orientale, mentre la causalità era il moderno pregiudizio della cultura occidentale. Jung teorizzava l’esistenza di un inconscio collettivo, che condizionava e dirigeva in modo occulto, i movimenti dell’uomo e della sua mente. Nel periodo dello scontro finale con Freud, Jung fu testimone di tante situazioni sincroniche.
Dalla separazione con Freud, Jung visse il periodo più difficile della sua vita e la sua ricerca entrò nell’atmosfera psichica profonda in cui l’antico e lo spirituale si incontrano.
Fece prima un sogno in cui aveva simboleggiato la sua mente come una casa con una cantina nascosta, in cui una porta conduceva in una caverna ancora più remota e preistorica, Jung, così, iniziò la sua discesa simbolica nelle profondità della coscienza, come si diceva solevano fare gli dei sumeri che scendevano agli Inferi prima di raggiungere le vette risplendenti. Quindi ebbe tutta una serie di visioni terrifiche e angoscianti, in cui antichi spiriti come Filemone, Simon Magnus, Lao Tzu, Klingsor, entravano in contatto con lui, istruendolo e facendogli da guida. Gli episodi culminarono nel 1916, quando l’intera abitazione di Jung era “infestata” da inquietanti presenze.
Da qui intuizioni come la creazione della coscienza individuale e intuizioni sul terreno comune da cui sono evolute la mente e la materia. Nel 1930, Jung disse: “La scienza dell’ I Ching non è basata sul principio di causalità ma su un principio che io ho provato a chiamare principio sincronico”. Cinque anni dopo, in un’altra conferenza tenuta a Londra, Jung sostenne che “il Tao può essere ogni cosa, io uso un altro termine per designarlo… lo chiamo sincronicità”.

Nel 1952, Jung pubblicò un saggio sulla natura della sincronicità. In questo saggio Jung descrive la sincronicità come “la coincidenza nel tempo di due o più eventi causalmente non correlati anche se legati dallo stesso o simile significato” o come “parallelismo acausale. Su suggerimento di Pauli, Jung produsse il diagramma in cui la sincronicità bilanciava la causalità, così come il tempo bilancia lo spazio. Il fisico suggerì che si enfatizzassero le differenze e le similitudini di sincronicità e causalità e che si introducesse il concetto di “significato”; così facendo, Pauli suggeriva una via attraverso la quale l’approccio obiettivo della scienza e della fisica (basata sulla connessione attraverso effetti) potesse essere integrato con valori più soggettivi (connessione attraverso equivalenza o significato). L’intera nozione di “significato” è, di fatto, il cuore stesso della sincronicità: l’essenza di un evento sincronico è proprio il significato che esso ha per colui che lo sperimenta. La sincronicità agisce come specchio dei processi interiori, creando forti paralleli tra eventi esteriori e interiori, una similitudine delle informazioni e delle coscienze. Pauli credeva che la sincronicità potesse rendere possibile il dialogo tra fisica e psicologia, facendo entrare il soggettivo nella fisica e l’oggettivo nella psicologia. Fisica e psicologia qui valgono come materia e coscienza, come scienza e sacralità. Secondo Pauli era necessaria questa visione globale per poter comprendere gli aspetti soggettivi e oggettivi come manifestazioni implicite di uno stesso fenomeno.

Le similitudini di Jung con Riccardo Calantropio iniziano con il sogno fatto dall’ingegnere nel 1977, in cui qualcuno o qualcosa gli spiega il funzionamento della rete telepatica di tutti gli inconsci dei viventi, che sostituisce l’inconscio collettivo intuito da Jung (da puntualizzare che l’ingegnere non aveva mai sentito nominare Jung e non conosceva assolutamente le sue teorie, e né l’esistenza di una rete internet). La differenza sta nel fatto che il Calantropio è un ingegnere e quindi non ricerca una spiegazione metafisica, ma possibilmente fisica, e la meccanica quantistica con la NON LOCALITA’ può dare fondamento scientifico alla telepatia.
Inoltre, anche la vita dell’ingegnere è costellata da incontri con persone che si occupavano di esoterirismo e di tanti fatti, apparentemente sincronici.
Tutto questo può farci ipotizzare che la rete stessa degli inconsci, a volte sceglie delle persone come i sette illuminati dei Veda induisti, Lau Tzu, Zarathustra, Buddha, Jung, etc. e li fa interagire con altre persone non casuali (Pauli, ad esempio, nel caso di Jung) e rivela loro (tramite sogni o visioni) un aspetto della sua realtà, realtà che essa stessa meglio comprende, man mano che il progresso scientifico avanza (tutto questo nel presupposto che la rete degli inconsci non sia metafisica, ma una creazione inconscia umana, che quindi si evolve anche nella conoscenza e nel sapere scientifico). La particolarità del Calantropio sta probabilmente nel fatto che provenendo da una formazione nettamente scientifica, non ha associato alle rivelazioni nessuna mitologia (a parte Cristo e lo Spirito Santo: che sono solo opzionali, ma non parte integrante della teoria generale) e questo lo pone al di sopra di influenze archetipe presenti negli altri illuminati, che rielaborano nella loro coscienza, in base alla loro cultura, ciò che hanno percepito a livello inconscio. Anche la sua concezione del male e del bene di natura genetica è determinante nella sua indipendenza mitologica archetipa.

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L’ETICA del nuovo sistema filosofico. Il Bene e il male.

“Il concetto di bene e di male sono innati nella mente dell’uomo? Marc D. Hauser professore di Psicologia, Biologia Evolutiva e Antropologia Biologica alla Harvard University, è convinto che sia così; e nella sua conferenza di domenica 28 ottobre 2007, in occasione del Festival della Scienza (http://genova.mentelocale.it/19135-fesitval-della-scienza-mark-hauser/), ha iniziato con una premessa: «la mia indagine è concentrata sulla facoltà morale, ovvero sulla formulazione di un giudizio su un comportamento e non sull’azione che ne consegue. Gli approcci alla questione prevedono un dominio delle emozioni in questo campo, come sosteneva Hume, un approccio totalmente razionale, previsto da Kant, oppure una sintesi dei due. In ogni caso la formulazione del giudizio seguirebbe al ragionamento o all’emozione». L’ipotesi di Hauser è diversa, e decisamente rivoluzionaria: «vorrei dimostrare che le regole morali hanno una radice profonda e inconscia, una sorta di “grammatica morale universale” comune a tutti gli uomini. In pratica emozioni e ragionamenti sono successivi alla formulazione del giudizio morale». Per provare questa teoria Hauser ha fatto ricorso a dilemmi artificiali presentati in un “Moral Sense Test”, nel quale si chiede al soggetto intervistato di esprimere un giudizio su una situazione. Il test, concluso da oltre 250.000 individui provenienti da 120 nazioni, è accessibile su Internet (moral.wjh.harvard.edu) ed è analizzato in dettaglio sul più recente libro dello psicologo, “Menti morali” (Il Saggiatore, 2007). «Dai risultati si intuisce che il male come fine è ovviamente percepito peggiore di un male collaterale, e che il danno causato da un’azione o da contatto diretto è peggiore di quello causato da omissione e contatto indiretto. E’ tuttavia sorprendente notare che molte di queste scelte non hanno una spiegazione razionale: effetti e i benefici risultano identici ma la stragrande maggioranza del campione risponde nello stesso modo, indipendentemente da nazionalità e religione».
Hauser si è chiesto a questo punto se i membri di una cultura primitiva avrebbero risposto allo stesso modo ai suoi test, adeguatamente modificati per risultare comprensibili. «Abbiamo condotto il nostro esperimento sugli indiani Kuna a Panama. Il risultato è sorprendentemente simile a quello ottenuto dai test su Internet. Anche per i Kuna la differenza tra azione diretta ed effetto collaterale è evidente, anche se in misura minore rispetto a noi. A questo punto abbiamo proposto il test a pazienti con lesioni al lobo frontale del cervello, che presiede alle emozioni. Anche questi rispondono in modo molto simile a quelli sani». Hauser arriva alle conclusioni: «la capacità del cervello di formulare giudizi su bene e male è quindi inconscia e indipendente dalle emozioni. Ne risulta che queste ultime e la ragione influiscono certamente sul comportamento, ma non sulla formulazione del giudizio morale. Molte azioni di carattere politico e legale, che fanno parte del background culturale di un paese, non hanno quindi effetto sul nostro concetto di bene e di male, che è lo stesso per tutti».”

Una spiegazione teorico-scientifica di quanto espresso da Hauser, era già stata pubblicata da Riccardo Calantropio.
La natura biologica, nella sua evoluzione, mette in atto delle sperimentazioni, in primo luogo per meglio perpetuare la specie, adattandosi all’ambente, e in secondo luogo per meglio autoconservare il singolo organismo.
Per Riccardo Calantropio, se applichiamo questi concetti elementari all’umanità, possiamo dedurre cos’è il MALE e cos’è il BENE per l’intera umanità, indipendentemente dalle problematiche morali e religiose. E detta così, la cosa sembrerebbe molto semplice; ma allora perché quasi nessuno ci era arrivato prima? Probabilmente perché non erano sufficientemente chiari i veri meccanismi biologici. Nei POST iniziali di questo BLOG, abbiamo visto che le EMOZIONI e i SENTIMENTI (paura, amicizia, amore, etc.) sono degli strumenti sperimentati e selezionati dall’evoluzione per meglio rispondere all’ambiente, alle interazioni tra gruppi familiari, alle interazioni tra individui dello stessa comunità ed alle interazioni tra eventuali nemici della comunità. Tutte le emozioni e i sentimenti hanno, quindi, il FINE ULTIMO di perpetuare meglio la specie e di provvedere al miglior equilibrio psicofisico dell’individuo.

“Richard Dawkins (http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins), nella sua opera più nota, Il gene egoista, pur mantenendo un impianto complessivo evoluzionista, identifica nel gene, anziché nella specie, il soggetto principale della selezione naturale che conduce il processo evolutivo. Dawkins, infatti, afferma che: “L’unità fondamentale della selezione, e quindi dell’egoismo, non è né la specie né il gruppo e neppure, in senso stretto l’individuo, ma il gene, l’unità dell’ereditarietà.”, aggiungendo, inoltre, che studiosi e scienziati a lui precedenti hanno sbagliato tutto perché sono partiti dal presupposto che la cosa più importante dell’evoluzione fosse il bene della specie(o del gruppo) invece che il bene dell’individuo (o del gene). A questa legge generale sembra opporsi l’evoluzione degli Insetti sociali (Termiti, vespe, api e formiche). Qui sembra che ci sia una “sfida” al concetto di selezione naturale, determinato dall’ambiente, per cui individui con caratteristiche diverse hanno un diverso successo riproduttivo. Gli insetti sociali mostrano una caratteristica che, a prima vista, sembra incompatibile con la visione di Dawkins. Infatti, le femmine delle api sono predisposte a “rinunciare” alla riproduzione se si sviluppano in celle normali e sono esposte al feromone della regina. Tale caratteristica ereditaria porta, nella stragrande maggioranza dei casi, ad un successo riproduttivo nullo. Sappiamo inoltre che gli insetti sociali discendono da specie solitarie, in cui ogni individuo sviluppa la capacità riproduttiva. Lo sviluppo di tali comportamenti sociali rispecchia un caso particolarmente eclatante di altruismo, ossia di comportamenti che riducono il successo riproduttivo di chi li mette in atto, a vantaggio di consanguinei. Molti naturalisti cercano di spiegare questa apparente contraddizione, facendo dei ragionamenti per cui la rinuncia a prolificare, per permettere ad uno stretto consanguineo di avere molti discendenti, è una “strategia” premiata dalla selezione naturale se la quantità di propri geni che un individuo trasmette “indirettamente” è maggiore di quella che trasmetterebbe riproducendosi da sé. Nel caso delle api, la regina che si riproduce è madre o sorella delle operaie che la aiutano, e produce molti più discendenti di quanti potrebbe produrne un’ape solitaria. Sotto un certo aspetto, dobbiamo anche considerare che gli insetti sociali si comportano come tante cellule, facenti parte di un unico organo (la collettività) e il bene comune della comunità viene anteposto a quello dell’individuo. E a tal proposito, negli ultimi anni è venuto alla luce un meccanismo che potrebbe spiegare in un modo del tutto imprevisto l’origine delle diverse aggregazioni sociali di individui sperimentate dall’evoluzione biologica. Secondo Jean Claude Ameisen (http://lasculptureduvivant.free.fr/ilsole24ore.html) si tratta dalla possibilità di scatenare la morte prima del tempo nelle entità biologiche che si organizzano in società, che si tratti di colonie batteriche, o di insetti sociali o animali multicellulari. La tesi di Ameisen è che l’apoptosi o morte cellulare programmata, vale a dire la morte “prima del tempo”, sia la chiave per spiegare l’evoluzione e la storia individuale delle strutture multicellulari differenziate e complesse, come sono i corpi animali, nonché di alcune forme di organizzazione sociale di particolare successo, come le popolazioni di microrganismi o le società degli insetti. Mentre le cellule che muoiono per necrosi nel corso delle reazioni infiammatorie esplodono, nell’apoptosi la membrana cellulare non si rompe e si osserva una sorta di collasso e frammentazione direttamente all’interno della cellula. Da diversi decenni si sapeva che la morte delle cellule nel corso dello sviluppo serve a scolpire la forma del corpo, per esempio quando si devono separare le dita della mano. Nella seconda metà degli anni Ottanta si è quindi dimostrato che la morte cellulare viene utilizzata per selezionare le popolazioni di linfociti che sovrintendono al controllo del sé immunologico e per strutturare le reti nervose che incorporano il sé psichico. La scoperta che questa morte è programmata e controllata da geni e proteine particolari attraverso un meccanismo che sopprime l’azione di specifici esecutori del suicidio, normalmente presenti nelle cellule, ha portato alla conclusione che le cellule hanno bisogno di segnali dal contesto sociale in cui si trovano per non suicidarsi. Si è poi visto che l’acquisizione dell’incapacità di suicidarsi da parte delle cellule è uno dei passaggi cruciali nella progressione delle cellule tumorali verso la malignità fatale, ma anche dell’insorgenza delle malattie autoimmuno. Per contro, il suicidio cellulare attivato in modo sbagliato può causare il Parkinson o l’Alzheimer. L’egoismo genetico sembra così avere la massima esaltazione nel TUMORE (o neoplasia), neoformazione di tessuto costituito da cellule atipiche modificate rispetto alle normali. La malattia tumorale si sviluppa per clonalità, per mancanza di differenziazione cellulare e svincolata dai meccanismi di regolazione che operano nell’organismo normale.

Dawkins, quindi, non aveva tenuto conto del fatto che la natura aveva prima creato organismi unicellulari, per poi sperimentare organismi pluricellulari che meglio rispondevano alle caratteristiche di sopravvivenza. Un organismo pluricellulare è in effetti una comunità di singole cellule che concorrono al loro bene comune. Così, all’EGOISMO del gene si affianca l’ALTRUISMO tra cellule appartenenti allo stesso organismo.
Il passo successivo della NATURA, abbastanza sottovalutato, è stato quello di SPERIMENTARE gli insetti sociali (api, formiche e termiti), che hanno avuto un grandissimo successo, tanto che le formiche, che esistono da centinaia di milioni di anni, rappresentano oggi il 10% delle biomasse animali e il 50% delle biomasse degli insetti (http://it.wikipedia.org/wiki/Formicidae).

Del resto una conferma indiretta l’abbiamo anche dall’antropologo Robert Sussman (della Washington University) che ha presentato, nel 2006, la teoria sviluppata nel suo libro “Man the Hunted: Primates, Predators, and Human Evolution” (http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/scienza_news/news/scienza_news_1113.htm). Secondo Sussman, contrariamente alla tesi corrente che considera la capacità di combattere e di aggredire con violenza come un carattere originario degli ominidi, i nostri antenati hanno vissuto un lungo periodo come prede, sviluppando solo in seguito la capacità di associarsi per difendersi dai predatori, e successivamente le attuali capacità aggressive. In particolare l’Australopithecus afarensis, un ominide alto 1.2 metri, non disponeva di armi, non conosceva il fuoco e non aveva una dentatura adatta a nutrirsi di carne; per milioni di anni fu cacciato da numerosi predatori, tra cui un canide della taglia di un orso, tigri dai denti a sciabola, iene e coccodrilli. Circa il 5% dei suoi fossili presentano segni che mostrano come fosse stato ucciso da predatori; attualmente, si osserva che i grandi predatori uccidono all’incirca la stessa percentuale di individui delle specie predate, come scimpanzè e gorilla. Anche gli umani, d’altronde, sono tuttora preda di specie come coccodrilli, tigri, orsi e coguari. Sussman conclude che il nostro antenato fu costretto ad associarsi in gruppi per potersi difendere, come fanno ancora oggi tutti i primati attivi durante il giorno e soggetti ai predatori. Da qui sarebbe nata l’attuale capacità di vivere in società e cooperare pacificamente.

In molte religioni, tra cui il cristianesimo si predica la socialità, ovvero la carità verso il prossimo, che si traduce in aiuto verso chi ne ha bisogno, secondo le possibilità di ciascuno.
Tutto quanto sopra esposto ci porta a pensare che nel genere umano vi sia uno scontro genetico di due diversi tipi di evoluzione, una egoistico-individuale e l’altra sociale (come già realizzata negli insetti sociali) e questo scontro equivale alla lotta genetica del MALE e del BENE, ognuno dei quali influenza i nostri inconsci, provocando uno scontro dagli esiti aleatori (e che è stato ben rappresentato nell’apocalisse di San Giovanni). Il male è quindi l’egoismo della riproduzione dei propri geni individuali (che nel tumore o cancro, raggiunge la sua pienezza, contaminando le altre cellule e distruggendo l’organo di cui fanno parte); mentre il BENE è il bene della comunità umana, di cui il volontariato e le autentiche e disinteressate missioni religiose sono un esempio di altruismo (San Francesco, Madre Teresa di Calcutta, etc.). Altrimenti come spiegare geneticamente queste forme di indubbio altruismo?

E così, tornando a Marc Hauser, constatiamo che ormai, a livello genetico-inconscio, nell’uomo è innato il senso del male e del bene. “E’ bene tutto quello che rispetta gli altri esseri umani (tanto che si è elaborata ed è abbastanza condivisa la dichiarazione dei diritti universali delle Nazioni Unite) e in secondo luogo tutto quello, che rispettando gli altri, contribuisce al benessere psicofisico dell’individuo, tenendo conto anche della salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi della natura in cui viviamo.” Viceversa il MALE è l’egoismo individuale e di gruppo quando va contro i diritti e il benessere degli altri uomini.
E’ interessante constatare che tutto questo coincide al 100% con l’autentico messaggio evangelico Cristiano, in cui il comandamento più grande è “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO, O MEGLIO AGISCI CON CARITA’ VERSO CHI NE HA BISOGNO”. Si deve quindi essere altruisti, e nel contempo amare se stessi (ovvero salvaguardare il proprio equilibrio psicofisico). Ogni mortificazione di se stessi, che non porti bene agli altri, è quindi contro NATURA e contro il messaggio evangelico (E mi riferisco alla notizia dell’autofustigazione di Papa Giovanni Paolo II)..

In natura e in un organismo, il MALE ASSOLUTO è il TUMORE, ovvero delle cellule che impazziscono e distruggono le altre cellule dello stesso organismo, che porterà irrimediabilmente alla morte di tutto l’organismo e delle cellule tumorali stesse. Nell’umanità il male assoluto è quello che porta alla distruzione dell’altruismo sociale universale, e il NAZISMO lo può ben rappresentare. Dal punto di vista filosofico-psicologico il NAZISMO si basò sulla falsa convinzione che la razza ariana fosse decisamente diversa dalle altre razze per cui doveva essere preservata e aveva il diritto di sottomettere ed annientare le altre razze, come in effetti fanno le colonie di formiche verso le altre colonie di formiche.
In un essere umano coesistono spinte egoistiche e spinte altruistiche, che poi il libero arbitrio fa prevalere a volte alcune ed a volte altre, secondo la risultanza di molti fattori fisici e psicologici. Se ammettiamo l’esistenza di una rete degli inconsci, come teorizzata dalla mia scuola di pensiero, singole spinte inconsce dello stesso tipo (egoistico o altruistico) nella rete possono aggregarsi ed influenzare gli inconsci e le coscienze di singoli, di gruppi o di grandi collettività di uomini (come se esistessero, nella realtà, i metafisici angeli e demoni, che, secondo alcune religioni, influenzerebbero l’umanità). Il Nazismo potrebbe essere, sotto questa visione, un esempio di una popolazione sotto l’influenza inconscia del male egoistico.
Sta a noi e alla nostra consapevolezza indirizzare l’evoluzione umana in senso sociale o strettamente egoistico (di cui il Nazismo è forse un esempio eclatante). Il comandamento di Cristo, già presente nel Levitico, in cui aveva il significato di “AGIRE CON CARITA’ VERSO IL PROSSIMO”, con l’educazione all’altruismo e all’evoluzione in senso sociale può tendere veramente a “far amare i propri simili”, senza nessuna implicazione metafisica, ma prettamente genetica, ma, e qui sta la vera INNOVAZIONE (o il vero messaggio evangelico), tutti gli uomini, in quanto facenti parte dell’unica specie umana (senza altre distinzioni di razza o di comunità, e che non esiste un “popolo eletto”).

A conferma di quanto sopra esposto, riporto anche un articolo pubblicato il 17 Dicembre 2007 su Repubblica, su una ricerca del Dipartimento di Psicologia della Hebrew University di Gerusalemme (http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/generosita/generosita/generosita.html e http://www.israele.net/sezione,,1930.htm), secondo cui, la generosità avrebbe una matrice genetica. Il gene si chiama “AVPR1a”: in alcuni sarebbe più sviluppato rispetto ad altri, rendendo quindi i primi più altruisti dei secondi. Ariel Knafo, a capo dell’equipe di ricerca, ha spiegato sulla rivista specializzata Genes, Brain and Behavior come le persone portatrici di una precisa variante del gene “della generosità” abbiano una maggiore predisposizione a donare i propri soldi agli altri. Il gene in questione è già noto come regolatore della produzione dell’ormone “arginina vasopressina” che agisce sulle cellule cerebrali e regola il meccanismo dei legami sociali. Dalle analisi condotte nei laboratori israeliani è emerso che in certi individui una parte specifica del gene, detta “promotore”, risultava più lunga: più lungo è il promotore, più attivo è il gene in questione. Una scoperta sensazionale, a detta degli studiosi, perché si è sempre creduto che la generosità dipendesse dal contesto in cui si vive, dal benessere di cui si gode e da fattori culturali. “Questa è la prima prova di una relazione tra altruismo e Dna – ha detto Knafo al quotidiano britannico Daily Telegraph – ma ancora non sappiamo perché certe persone hanno il gene e altre no, né quante persone ce l’abbiano effettivamente”. Secondo la ricerca, i ragazzi con il gene della generosità più sviluppato sarebbero anche quelli con solidi valori, pronti a battersi per la pace nel mondo, la giustizia sociale e la salvaguardia dell’ambiente. Ancor più recentemente è stato verificato che un ormone (OSSITICINA) rende le persone più altruiste e disposte ad amare.

Una prova che, dal punto di vista dell’altruismo sociale, l’umanità è in una fase evolutiva.

E concludo con la sintesi di un libro “Solitudine. L’essere umano e il bisogno dell’altro” di Cacioppo John T., Patrick William (http://www.hoepli.it/libro/solitudine—l-essere-umano-e-il-bisogno-dell-altro/9788842815464.asp)

“Essere soli è diverso dallo stare da soli o dal sentirsi soli. Il dolore cronico della solitudine è una ferita lacerante che può alterare il nostro equilibrio fisiologico. È un giogo che trasforma il bisogno insoddisfatto dell’altro in sensazioni, pensieri e comportamenti ostili. La solitudine non è una sensazione ineffabile, è qualcosa di ben radicato nella nostra biologia, che coinvolge il corpo in maniera totale, dalla circolazione del sangue alla trasmissione degli impulsi nervosi. Le immagini del cervello ottenute con le nuove tecniche di neurovisualizzazione mostrano che le sensazioni di emarginazione sociale e il dolore fisico condividono lo stesso meccanismo fisiologico. Ma per comprendere perché la solitudine ci fa soffrire bisogna scoprire il passaggio evolutivo dal gene egoista all’essere sociale. Perché Homo sapiens si è evoluto come specie superiore? John T. Cacioppo trova la soluzione nel “terzo adattamento”: i fattori decisivi del successo riproduttivo dell’uomo si fondano sull’empatia, sulla cooperazione e sui legami sociali. Privarsi dello scambio con gli altri provoca uno strappo nel tessuto genetico che si espande nel nostro essere fino a pervadere le emozioni. In Solitudine, neuroscienze, genetica e psicologia evoluzionistica convergono, proponendo al lettore le acquisizioni più avanzate della ricerca per la diagnosi e la cura di una delle più diffuse malattie del nostro tempo. Dopo aver letto questo libro nessuno vorrà essere solo. E non lo sarà.”

AGGIORNAMENTO DEL 14 Dicembre 2010

da un articolo su LE SCIENZE:
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1345916

Biologia e politica
Uno sguardo separa liberal e conservatori

I risultati di una ricerca suggerirebbero che anche fattori biologici possano influenzare l’inclinazione politica di fondo delle persone La tendenza a dirigere o meno l’attenzione in una direzione coerente con i movimenti degli occhi di un’altra persona, anche se ciò è irrilevante rispetto all’impegno del momento, fornisce indicazioni sull’inclinazione politica di fondo della persona. A sostenerlo è una ricerca condotta d psicologi dell’Università del Nebraska a Lincoln, che ne parlano in un articolo in corso di pubblicazione sulla rivista Attention, Perception & Psychophysics.

In particolare, i liberal rispondono fortemente allo stimolo, spostando la propria attenzione nella direzione suggerita dal viso di chi hanno di fronte, cosa che invece i conservatori non fanno. (Si tenga presente che i concetti di progressista, o liberal, e conservatore presenti nella cultura statunitense si discostano alquanto da quelli correnti in Italia e in Europa: in generale, è considerato liberal che assume come idea guida prevalente nelle proprie scelte politiche il “principio di uguaglianza”, e conservatore chi ha come stella polare il “principio di libertà”.)

Secondo i ricercatori la ragione potrebbe essere cercata nel fatto che i valori dei conservatori esaltano l’idea di autonomia personale, una circostanza che può renderli meno propensi a essere influenzati dagli altri, e quindi a rispondere in misura minore a quello stimolo visivo. I liberal risponderebbero invece maggiormente allo stimolo perché tenderebbero a essere più reattivi agli altri.

“Pensiamo che l’inclinazione politica possa moderare l’entità dell’effetto stimolo-risposta, anche se non ci si può aspettare che i conservatori ne siano del tutto immuni”, ha osservato Michael Dodd, primo firmatario dell’articolo.

“Lo studio fornisce sostanzialmente un dato in più sul modo in cui liberal e conservatori percepiscono il mondo e sul fatto che elaborino le informazioni in modo differente”, ha detto Kevin Smith, coautore dello studio.

I politologi sono soliti dar conto delle differenze politiche in termini esclusivamente di forze ambientali ma, secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che anche fattori biologici possano influenzare l’inclinazione politica di fondo delle persone.

“L’attività politica dipende tipicamente dal trovare una base comune a punti di vista in competizione. La nostra ricerca suggerisce che la cosa potrebbe essere più ardua di quanto non sembri, dato che una stessa parte di quella base può apparire molti differente a seconda dello sfondo ideologico da cui la si guarda”, ha commentato Smith. (gg)

ANCHE QUESTA DIFFERENZA POTREBBE AVERE UNA MOTIVAZIONE BIOLOGICA al pari del gene AVPR1A

RIFLESSIONI FILOSOFICHE TEOLOGICHE

E’ molto probabile che questa evoluzione umana, in senso etico, non sia casuale, ma implicita nell’evoluzione dell’universo. In altre parole, ogni volta che si sviluppa in un pianeta dell’universo una forma di vita intelligente, dotata di ragione, astrazione e libero arbitrio, si riproduce un meccanismo simile (vedi anche la parte finale del POST: http://apiuvoci.wordpress.com/2010/10/19/2/). Da qui, questo concetto di BENE e di MALE è come se fosse un concetto implicito nella creazione, e quindi praticamente divino.

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Un fondamentale articolo di micropsicoanalisi.

 

Viene qui riportato un estratto di articolo di micropsicoanalisi del 07 Giugno 2001 del prof. Nicola Peluffo, con evidenziati in grassetto le parti che interessano la teoria della rete degli inconsci.

http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/editoriale/articoli/edi4.html

………. (omissis):
E’ inutile che richiami l’informazione che dove c’è trauma esiste coazione a ripetere. Il tentativo è quello di rendere reversibile l’accadimento.
In tal modo la forma della ripetizione si propaga dal passato filo-ontogenetico al presente, servendosi della retroazione (feed-back). L’energia del trauma dà origine a forme psicomateriali che tendono a conservarsi in situazioni anche cronologicamente lontane. Tali forme diventano palesi quando un numero sufficiente di elementi forniscono la materia per la quale esse diventano percepibili nella loro elaborazione secondaria, anche a livello della coscienza.
Rispetto a questo fenomeno, una delle verifiche più importanti che ha luogo in micropsicoanalisi, si ottiene utilizzando i supporti tecnici (studio delle fotografie, studio delle piantine delle case, approfondimento del dato storico e genealogico) e specialmente lavorando sul materiale tratto dall’applicazione di quella modalità tecnica che viene indicata con il nome di «visita dei luoghi». 

Sovente, l’analizzato, durante le sedute successive a tale studio e alla visita dei luoghi dove ha passato la sua infanzia, l’adolescenza e anche la vita adulta, oppure durante la visita dei luoghi della sua filogenesi (gli insediamenti dove abitavano i suoi antenati) riporta in seduta fatti che se si usassero categorie usuali di spiegazione, potrebbero essere interpretati solo facendo ricorso ad un concetto ben opinabile: la telepatia.

Le associazioni di seduta, nel periodo che segue la visita, vertono sullo stupore che qualche parente completamente all’oscuro di tali procedure (la madre per esempio) abbia spontaneamente iniziato a parlare di fatti avvenuti in quella o quelle case, che i giorni precedenti, erano state l’oggetto della visita. La cosa ancora più interessante è che in quei giorni o in quella, o quelle settimane, si facciano sentire o vedere, in modo diretto o indiretto, (visite, telefono o altri mezzi di comunicazione) persone che in epoche diverse della vita del soggetto, erano state depositarie di traslazioni (transfert) che ripetevano rapporti con elementi (persone, fatti, etc.) accaduti durante il periodo in cui il soggetto viveva in quella determinante casa visitata.
Anche se sembra assolutamente irreale, il fenomeno ci porta a pensare che la raccolta dei dati rappresentazionali-affettivi che avviene durante la visita metta in moto processi energetici che tendono a far entrare nella forma ripetitiva, anche altri oggetti in quanto rapporti transferali esistenziali, che sono costretti (le motivazioni sociali sono spesso inconsistenti) ad interagire inconsciamente con la situazione creatasi durante la visita dei luoghi. 1

Per dirla in modo più chiaro, esiste una situazione omeostatica del sistema inconscio-preconscio-conscio che regola i rapporti tra gli elementi della forma, servendosi della continuità del vuoto. La visita dei luoghi che fa da resto diurno alle attività dell’inconscio, mette in moto processi che si specificano nel secondario e, per esempio, il signor o la signora tal dei tali, che in epoche successive sono entrati nella storia transferale del soggetto, come in una «piece» teatrale sono inconsciamente «scritturati» per partecipare alla vicenda esistenziale del soggetto stesso. E’ un fenomeno molto simile a quello per il quale un personaggio conosciuto o sconosciuto entra a fare parte della nostra vita onirica.

Certamente tutto questo discorso diventa follia

II

E qui si apre un grandissimo problema formulabile in due quesiti:
1) vogliamo continuare a servirci dei concetti fantiani che costituiscono l’essenza della micropsicoanalisi oppure conserviamo solamente quelli esprimibili in modo freudiano o comunque psicoanalitico?
2) Della psicoanalisi consideriamo solo l’aspetto freudiano, oppure includiamo nel nostro ragionamento, qualora ci siano necessari, anche concetti tratti da altre scuole psicoanalitiche o psicologiche e antropologiche ?

Io sarei tentato, dopo aver assimilato (per quanto possibile) S. Freud (particolarmente i suoi scritti su Mosè e la religione monoteistica), di rispondere positivamente ai due quesiti: usiamo i concetti più avanzati della micropsicoanalisi e, sempre nel rispetto della tradizione freudiana, includiamo quando sia necessario per una formulazione corretta nel contesto del discorso, concetti tratti da altre scuole o discipline.

III

S. Freud non si accontenta dell’ereditarietà delle predisposizioni genetiche o delle disposizioni linguistiche (L’uomo Mosè e la religione monoteistica, Freud, Opere, ed Boringhieri, Torino, pag. 418 – 419), ma scrivendo sul rapporto tra il bambino nevrotico e la castrazione enuncia una forma di ereditarietà comprensibile solo se posta in relazione con le esperienze di generazioni precedenti.E’ chiaro che si apre il problema dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti che ci riporta a Lamarck e alle critiche di ascientificità che gli vengono mosse.
Freud sostiene in modo inequivocabile la presenza nell’individuo di tracce mnestiche filogenetiche . Egli scrive : “Se ammettiamo la permanenza di queste tracce mnestiche nell’eredità arcaica, abbiamo gettato un ponte sull’abisso che separa la psicologia individuale da quella collettiva e possiamo trattare i popoli come i singoli nevrotici” (op. cit., pag. 420). E poi con uno di quei colpi d’ala da poeta (o da midrashim) critica la sua posizione e scrive: “Pur concedendo che per le tracce mnestiche nell’eredità arcaica non abbiamo attualmente alcuna prova più valida di quei fenomeni residui del lavoro analitico che esigono essere derivati dalla filogenesi ciò non pertanto questa prova ci sembra abbastanza valida per postulare uno stato di cose siffatto. Se non è così non procediamo di un passo sulla via che abbiamo battuto né nell’analisi né nella psicologia collettiva. É una temerarietà inevitabile” (op. cit. pag. 420). Che frase magnifica “ E’ una temerarietà inevitabile”. La spiegazione verrà più tardi. Così come aveva anticipato nel Progetto, il concetto di sinapsi qui sembra anticipare la scoperta di un DNA psichico. Un DNA psichico in gran parte comune a tutti gli esseri umani che ci permette di postulare l’esistenza di un’unica provenienza dell’essere umano, di una espressività artistica e religiosa comune e di un linguaggio di base pure comune, ma non esclude la possibilità della costituzione di prerogative rappresentazionali-affettive specifiche presenti in gruppi umani piuttosto che in altri.
Messi in termini micropsicoanalitici possiamo parlare di elaborazione di nuclei di fissazione specifici presenti nell’individuo e nei popoli. 2
Secondo Fanti, cito,”l’eredità psichica (veicolata dall’Immagine) e l’eredità somatica (cromosomica e citoplasmatica), appaiono come diversificazioni rispettivamente rappresentazionali-affettive e molecolari-enzimatiche dell’eredità ideica modulata dall’es” (S.Fanti, P. Codoni, D. Lysek, Dizionario di psicoanalisi e micropsicoanalisi, Borla, Roma, 1984, pag. 81). In questa sede non mi è possibile approfondire i concetti appena esposti e quindi passo decisamente all’argomento che mi interessa , che è poi: 1) il tentare di spiegare meglio ciò che ho esposto all’inizio di questo lavoro. Cioè il ritorno nell’attuale di certi oggetti di situazioni passate riattivate nell’attuale (rievocativo e transferale ) della seduta ; 2) Indicare che tale fenomeno può accadere, in una certa misura e in determinate forme, anche per situazioni arcaiche non solo ontogenetiche.
Per facilitare la lettura dico subito che gli strumenti coinvolti, oltre alla tecnica micropsicoanalitica, sono: gli induttori associativi con le conseguenti associazioni e il sogno. Un’altra indicazione indispensabile è la verifica continua che i processi associativi non sono solo verbali bensì comportamentali. Per non lasciare ombra di dubio: i nostri comportamenti esistenziali seguono le strade del pensiero associativo ai vari livelli inconscio, preconscio, conscio. Gli induttori associativi stimolano le risposte e le catene associative si formano sovente in conflitto tra di loro (ecco spiegato il perché di certe esitazioni a fare ciò che si desidera ardentemente fare). 3
IV

E’ chiaro che in tale prospettiva non è difficile capire la ricostituzione nell’attuale delle forme associative che compongono la struttura della situazione. Si ricompongono per associazione: devono però esistere gli attrattori. Secondo me sono i sogni. Quando esistano intensi legami affettivi tra i vari personaggi della situazione la rievocazione onirica, conseguente alla fase di vita rievocata in seduta, fa da induttore associativo a tale o tal altro oggetto ed aumenta la tendenza al re-incontro esistenziale (cioè nella vita quotidiana). Per quanto riguarda il re-incontro filogenetico vero e proprio, la situazione probabilmente si ricostituisce oniricamente e da luogo a quelle correnti di pensiero che preludono p.e. alle scoperte archeologiche più o meno “misteriose” e agli incontri fondamentali della vita.Un concetto che può essere estremamente utile a questo nostro tentativo di comprendere l’incomprensibile è quello formulato da P. Codoni con la definizione di: oggetto inconscio.
Codoni in “l’Aggressività delle vere pulsioni ontogenetiche di origine filogenetica“ (Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, n° 22, 1997, Torino, Tirrenia Stampatori, pag. 9-32) scrive: ” Un oggetto inconscio è da intendersi come un complesso di rappresentazioni affetti che si strutturano per proiezione-identificazione-rimozione attorno ad un nucleo di origine filogenetica riattivato nel corso dell’ontogenesi. Gli oggetti inconsci sono dunque specifici di un momento o di uno stadio dello sviluppo aggressivo-sessuale, e veicolano, nelle loro rappresentazioni ed affetti costitutivi, le informazioni di un vissuto aggressivo-sessuale che è stato interiorizzato. Si può dunque considerare, e la pratica lo conferma, che esistono degli oggetti inconsci aggressivi e sessuali specifici di tale o talaltro vissuto utero-infantile.“
In “Psicofisiologia del sogno” (Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, n° 27-28, 1999-2000, pag. 27.) P. Codoni scrive: “L’inconscio è un crocevia energetico, vale a dire un va e vieni di informazioni che si concentrano in rappresentazioni e in affetti i quali si organizzano in oggetti inconsci“. Gli oggetti inconsci veicolano la memoria filo-ontogenetica dell’inconscio e sono specifici di esperienze interiorizzate nell’intero arco della vita utero infantile, in particolare di vissuti aggressivi e sessuali puntuali, ma ripetitivi nel corso degli stadi libidici.”

……(omissis)

NOTE:

1 Ho verificato con una certa regolarità che tale fenomeno, quando la micropsicoanalisi sia abbastanza progredita, accade anche in assenza della visita dei luoghi. A volte l’approfondimento dell’analisi con la conseguente riattivazione e rivissuto degli sviluppi, a varie età,delle formazioni che raccolgono il materiale dei nuclei di fissazione richiama molecole esistenziali( persone, situazioni, etc.) che si manifestano nel teatro onirico e poi , a volte, anche nella vita quotidiana.

MOLTO PROBABILMENTE, SE FREUD O JUNG FOSSERO STATI A CONOSCENZA DELLA RETE INTERNET E DEL “NON LOCALISMO”, sarebbero arrivati alle nostre stesse conclusioni. Va riconosciuto a FREUD la sua TEMERIARITA’ INEVITABILE DELL’ESISTENZA DI CERTI FENOMENI e che le spiegazioni sarebbero venute dopo.

se non si tiene conto della teorizzazione micropsicoanalitica, specialmente per ciò che concerne l’esprimibilità del binomio es-inconscio nella continuità del vuoto. In tal senso tra la vita di veglia e quella onirica, dal punto di vista delle modalità costitutive della «fabula» esistenziale, vi è la stessa differenza (tanto per fare una metafora) di quella che esiste tra il vapore acqueo, l’acqua e il ghiaccio. Così come certe stimolazioni esterne contribuiscono necessariamente a produrre una forma specifica di sogno (espressioni tipiche il sogno d’angoscia e l’incubo) che si serve di rappresentazioni di volta in volta molto simili, allo stesso modo la stimolazione situazionale dà luogo alla costruzione di forme esistenziali in cui i personaggi reali della vita quotidiana entrano come insiemi di affetti-rappresentazioni in carne ed ossa. In questa prospettiva la vita è un sogno in cui i personaggi entrano a caso in rapporti che si costituiscono in forme le quali, quando l’evento traumatico sia oggettivamente o soggettivamente catastrofico, tendono a riprodursi. Cellule psicomateriali alle quali poi ho dato il nome di immagini. Ecco quindi che accanto a corpi supporto, anzi dentro a corpi supporto, si costituiscono corpi psichici-immagine il corpo fisico dei quali diventa il mezzo di manifestazione materiale. Come dice una collega: «meno male che c’è il corpo», intendendo con questo il fatto che se non ci fosse il corpo l’essere umano non avrebbe la possibilità di verificare sensorialmente e percettivamente l’accumulo di energia che rende possibile la costituzione di forme che si riproducono. In altre parole non avremmo (forse) la possibilità di accedere alla sperimentazione dell’affetto nelle sue componenti attive. Non esisterebbe la possibilità di un’azione percepibile e verificabile in senso materiale, e non si potrebbe sapere di che cosa l’accadimento materiale quotidiano possa essere la stimolazione, cosiddetta diurna. L’Immagine ha bisogno di un corpo per manifestarsi e nello stesso tempo è l’agire delle immagini che produce il destino del soggetto psicobiologico.

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